giovedì 5 febbraio 2009
lunedì 26 gennaio 2009
Non mi tornano i Conti

Italiani: popolo di santi, navigatori, poeti e commissari tecnici della Nazionale di calcio. Di recente, però, un'altra categoria si è aggiunta al novero. Quella dei nobili. In forza di una bizzarra quanto audace tesi che non vi so spiegare, infatti, c'è chi va dicendo in giro che tutti, bene o male, possiamo vantare origini d'alto lignaggio. Basta iscriversi a qualche servizio on-line specializzato, versare un certo qual obolo, e attendere che le rigorosissime ricerche storico-anagrafico-archivistiche, condotte da un pool di studiosi diplomati all'istituto tecnico "Giosuè Pascoli" e laureati per corrispondenza dopo aver inviato in busta chiusa quarantaquattro bollini dei cereali all'indirizzo indicato sulla confezione, diano il titolato responso. E' un sistema facile, veloce e affidabile. Come quei cartomanti televisivi che promettono divinazioni sconcertanti agitando per aria uno scovolino da stufa.
Certo che se però di cognome si fa Scornavacche, Cazzapuoti, Diotallevi o Carradore, un minimo dubbio sul fatto di poter effettivamente vantare antenati di sangue reale dovrebbe sorgere. E invece no, tanto che la brama di scoprire tra i propri avi un Principe di Quarto Oggiaro, un visconte di Busto Arsizio o un granduca di Nocera Inferiore miete vittime tra il popolo bove quanto non potrebbe farne nemmeno una peste bubbonica particolarmente virulenta in un poverissimo villaggio del Rajastan.
Così persino sul mitico Feisbuc cominciano a comparire gruppi e fanclub dedicati all'araldica d'accatto: scrivi il tuo nome e cognome, dicci di dov'era tua zia, suggeriscici la località di vacanza preferita del tuo vecchio postino, e in quattro e quattr'otto eccoti il tuo blasone inquartato con vanga d'oro in campo cremisi, giglio di Francia, cuore di panna, trionfo di sedani e cotolette in carpione. Da servire freddo e in terrina antiaderente.
Una volta, quando ancora la tecnologia spinta e la multimedialità non avevano invaso del tutto le nostre misere ed inconcludenti esistenze, c'erano dei tizi che giravano di fiera in fiera con un banchetto imbaldacchinato ed un meraviglioso computer dal quale, digitando il cognome in linguaggio turbopascal, si poteva aver sciorinati in men che non si dica l'albero genealogico, il titolo nobiliare, lo stemma, e persino le chiavi del garage del castello e una fedelissima riproduzione in scala della targa della carrozza posseduta dall'aristocratico trisavolo. Ovviamente, alla fine della fiera, tutti risultavano essere in qualche modo conti, baroni, principi, marchesi aut similia.
Persino io, che per celia avevo chiesto al serioso operatore di effettuare una ricerca pur sapendo di poter vantare esclusivamente ruralissimi natali "zappantibus et sarchiantibus", ero comunque risultato essere feudatario di qualche cosa. Penso del parcheggio pluripiano di un centro commerciale, se non vado errato, con diritto di conio sui gettoni del carrello. Ma sono passati diversi anni, la memoria mi tradisce e non ci metterei la mano sul fuoco.
E, sempre secondo il computer, c'avevo pure un bello stemma tutto sbuffi di porpora e fronde di quercia con dentro i puffi, la fototessera di Maradona alle elementari, la croce di Savoia, il tanga di Anna Falchi e un cavaliere medievale in sella ad un paracarro che brandiva a mo' di mazza ferrata uno scopettone del cesso. Peccato non averne approfittato: oggi un crest del genere farebbe un figurone sul mio mobile porta-tv dell'Ikea, a fianco alla gondola e alla boccia con dentro la Basilica di Superga che se la giri nevica.
giovedì 22 gennaio 2009
Bella, prof! Pimpami la storia...

Apprendo con smisurato gaudio e inarrestabile letizia che la Repubblica Popolare Cinese ha deciso di dichiarare il 28 marzo del 2009 festa nazionale. «Embè - si chiederanno ora i miei 25 lettori - che accidenti sarà mai successo il 28 marzo?». E' successo che esattamente cinquant'anni fa, suppergiù proprio attorno a quella data, l'allora Dalai Lama dovette abbandonare il Tibet per sfuggire alle persecuzioni cui erano sottoposti lui e i suoi seguaci da parte del simpaticissimo e giovialissimo governo di Pechino. Una data da festeggiare, insomma. Specie per il PCC.
Ma la cosa più straordinaria sapete qual'è? E' la motivazione addotta dal governo cinese per eleggere la data a festa nazionale. Ovvero la «liberazione» del Tibet dal «giogo di un'oppressione di stampo feudale». Sì sì sì, proprio così. Testuali parole, semplicemente tradotte dagli enfatici ideogrammi in mandarino. Insomma, secondo i Mao's Friends la placida ed inoffensiva teocrazia dei bonzi sarebbe stata il diabolico oppressore che non veste Prada ma tuniche color arancio. Roba che neanche il fratello cattivo di Luigi XVII. Mentre invece i carri armati con la stella rossa sarebbero stati i portatori della fiaccola della libertà. Wow. Non fa una grinza, no? E se basta così poco a frullare la storia e rivoltarla come un calzino, chissà che belle news ci porterà il futuro.
Ecco, suppergiù, cosa credo ci aspetterà nel programma dei festeggiamenti dei prossimi anni:
- l'associazione internazionale neonazista "Gli amici di Adolf" indirà per il 14 giugno del 2010, a sessant'anni esatti dall'apertura dei cancelli di Auschwitz, una giornata di festeggiamenti per celebrare il primo "parco giochi a tema" della storia.
- il 24 agosto dello stesso anno un gigantesco motoraduno di barbuti appassionati delle dueruote e armati di catene, provenendo dall'Est Europa convergerà sulla capitale italiana per celebrare la ricorrenza del 1600esimo anniversario della gioiosa scampagnata organizzata da Alarico, al grido di: "Tutti a Roma, pranzo al sacco"
- Il 13 maggio di quest'anno, invece, si festeggerà la "Giornata Mondiale contro la noia derivata dal troppo studio", celebrata per la prima volta da Pol Pot nel 1976. Ognuno potrà scendere in strada con una roncola, un badile o un piccone e calarlo con violenza sulla testa del primo intellettuale noioso di passaggio. «Riconoscere un noioso intellettuale - ci spiega Pol Pot - è facilissimo: basta che porti un paio d'occhiali»
E via di questo passo. Pensate un po' che bello: quante feste, quante celebrazioni. Forse addirittura l'Ordine nazionale degli architetti si mobiliterà per un seminario dedicato a Nerone, il più grande e rivoluzionario urbanista dell'antichità.
Guardare al passato non è mai stato così divertente.
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