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mercoledì 2 gennaio 2013

Mamma, guarda: sono un occultatore!


C'è chi vince il Premio Nobel. C'è chi vince il Premio Oscar. C'è chi vince il Premio Pulitzer. C'è chi vince il Premio Strega. C'è chi vince il Premio Teomondo Scrofalo. C'è chi vince un copriwater peloso color malva alla riffa di Natale della parrocchia. Io ho vinto un posto nel Pantheon della Rete degli Occultatori. Ovvero: «Coloro che agiscono nell'ombra a danno della verità».

E scusate se è poco. 

Ps: ecco la pietra dello scandalo. Un mio vecchio articolo su Linkiesta che ha scatenato l'ira funesta dei complottardi che infiniti addusse lutti al buonsenso. Enjoy!

venerdì 23 novembre 2012

Galeotto fu il bonobo dall'ano fischierino



Una vita intera a difendere l'ambiente. Ad arrampicarti sulle sequoie. A incatenarti ai cancelli delle discariche. A liberare nutrie. A sdraiarti sui binari dove corre fischiando il treno dei veleni. Rinunci alla ceretta per solidarizzare con l'Amazzonia. Ti iscrivi a kickboxing per somigliare al panda. Ti nutri di rugiada e delle incrostazioni di salnitro che fioriscono sui muri della cantina per non interferire con l'ecosistema sofferente.

Sei un'eroina verde fiera e implacabile che neanche Poison Ivy in quei giorni lì. 

Poi un giorno arriva lui.

Al sit-in di Piccadilly per la salvaguardia del bonobo dall'ano fischierino che hai organizzato con le tue amiche del circolo "We love bush" (ma scritto minuscolo, capisciammé) incroci lo sguardo di quel semidio coi dreadlocks che sembra avere occhi solo per te.

Bello come il sole e libero come l'aria, ma lercio e stazzonato al punto giusto da rendere credibile l'incredibile avventura che ti racconta di aver appena vissuto nell'esotica Birmania, da dove ha appena fatto ritorno dopo aver dato alle fiamme i campi coltivati dai quei crudeli contadini che rubano la foresta alle bertucce dislessiche per coltivare del riso di merda e sfamare i loro mocciosi del cazzo. 'Sti negri.

È subito amore. Travolta da un'insolito destino nel grigio asfalto di Birmingham ti concedi a lui come le foglie del ficus ad un temporale estivo. Capisci che è l'uomo della tua vita quando ti aiuta a riscoprire il significato ancestrale del bird watching e ti introduce alla coltivazione ecosostenibile del tronchetto della felicità. Condividi con lui i tuoi sogni, le tue speranze, il tuo passato e le tue battaglie, il tuo desiderio di un mondo più verde dove la foresta pluviale possa prosperare indisturbata senza tutti quei sottosviluppati dell'Africa subsahariana in mezzo ai coglioni sempre lì a chiedere pane e medicine a noialtri che ci battiamo per cose serie. Tipo i millepiedi costretti a ballare la rumba nei circhi delle pulci.

Lui è l'uomo della tua vita. E non come quel tipo ai tempi del liceo che credevi ti amasse davvero perché avevate visto insieme il sorgere del sole e il fondo di una bottiglia di rum sottomarca, e poi il giorno dopo quando se n'era andato perché c'era l'Arsenal in tv avevi deciso che con gli uomini basta per sempre. Lui è diverso da tutti gli altri.

Decidi anche di presentarlo ai tuoi. Quei due cari vecchietti talmente detonati dall'LSD che si sono allegramente scofanati ai tempi del '68 che quando li vai a trovare ti servono il tè nello stesso bicchiere in cui tengono a mollo la dentiera la notte. E a volte la dentiera la trovi ancora lì, proprio sotto il filtro dell'Earl Grey. «Mamma, papà, questo è XXXXX, e noi ci amiamo» fai tu, entusiasta. «Neoprene bitartrato God save the Queen and her fascist regime uàcciu-uariuà» rispondono loro, ancora un po' confusi. Quindi ti chiedono se gradisci del tè. Gentilmente declini, gli occhi traboccanti d'amore. Comunque va tutto a meraviglia. Lui adora loro e loro stravedono per lui. Tutto va a meraviglia, sembra un sogno che diventa realtà.

Il tuo essere donna libera, emancipata e razionalista, però, fa sì che tu non sia certo una di quelle che credono a qualunque fanfaluca. Tantomeno alle favole stile Uoldìsnei. Tipo quelle secondo cui le scie chimiche sarebbero SOLO scie di condensa lasciate dagli aerei in alta quota, o quell'altra secondo cui il cancro al pancreas NON sarebbe curabile con l'ayurveda. Tzè. Tu hai bisogno di prove inconfutabili. Anche nel campo dell'ammore.

Per cui decidi di mettere alla prova il tuo lui. Il suo attaccamento alla causa DEVE essere più forte di quello verso di te, altrimenti sai che non potrai mai trascorrere al suo fianco il resto dei tuoi giorni senza sentirti tradita come donna, come femminista e come figlia della Madre Terra. E allora gli chiedi la prova d'amore definitiva: se davvero ti ama, il giorno del vostro primo anniversario insieme dovrà rinunciare al romantico tête-à-tête in quel ristorantino macrobiotico che vi piace tanto per venire invece con te e le tue amiche del circolo "We love bush" (sempre scritto minuscolo) a liberare i cagnolini patapuffolosi tenuti prigionieri dal laboratorio farmaceutico. Non potete permettere che dai che ti dai alla fine trovino DAVVERO una cura per la distrofia muscolare, eccheccazzo!

Lui accetta senza nemmeno pensarci due volte, con un entusiasmo e una sicumera tali da far impallidire persino il tuo curriculum decennale di ambientalismo militante. Nottetempo, partite, di nero incappucciati, armati di tronchesi e piedi di porco. Liberté, fraternité, egalité pour les cagnoléns, ou la mort! 

È allora che succede l'impensabile. Dietro le sbarre del lager canino non trovate torme di uggiolanti beagles in cerca di coccole e libertà, ma un plotone di bobbies in assetto antisommossa che prima mettono le manette a te (non senza prima averti allegramente manganellato gli stinchi per un buon quarto d'ora con quel tipico sense of humour così british che li rende così irresistibilmente adorabili), e poi si rivolgono al tuo lui chiamandolo «Sir» e facendogli il saluto.

E la tua storia d'amore e militanza finisce tragicamente con un post su TgCom




mercoledì 3 novembre 2010

L'eterno dilemma tra etero, gay e decaffeinato in tazza grande


Voglio fare un esperimento sociologico/culturale d'accatto, e spero sarete così gentili da farmi da cavie. Voglio che chiamiate a cimentarsi in questa tenzone anche tutti i genitori, amici, parenti, fidanzati e Testimoni di Geova/rappresentanti porta a porta di enciclopedie o aspirapolvere che dovessero trovarsi nel raggio di azione delle vostre possenti braccia prensili mentre leggete queste righe. Voglio che siate in tanti, perché più siamo meglio stiamo. Voglio rianimare con del sano flame questo luogo ormai ricoperto di polvere. Voglio una motocicletta nuova, ma dubito possiate aiutarmi se non con una sottoscrizione sul mio conto corrente di cui, nel caso siate interessati, portò lasciarvi le coordinate in altra sede. Ad ogni modo. Voglio proprio vedere cosa succede a chiudere in un barattolo luoghi comuni, intolleranza, politicamente corretto, buonismo, ignoranza, progressismo, cultura, apertura mentale, noce moscata e un po' di altri ingredienti che di solito messi l'uno vicino all'altro finiscono con il fare a pugni. Voglio agitare bene bene bene e aspettare che esploda. Qui, proprio qui, su questa pagina. Lontano dal tappeto, ché poi sporca.

Ma soprattutto, nella sconsiderata generosità e filantropia che fin dal lontano dopodomani mi contraddistingue, voglio regalarvi un'occasione unica e irripetibile. Talmente unica e irripetibile che nemmeno nel gran calderone internettiano, in cui persino se cercaste le foto della Binetti in costume sado-nazi e ciabatte da mare trovereste comunque almeno un book di contraffazioni Made in Photoshop di qualità accettabile, s'è mai vista prima: un blogger, nella fattispecie il sottoscritto, seriamente intenzionato a sentire come la pensano i lettori. E che addirittura CHIEDE ai lettori di dire la loro. E poi la legge, addirittura. Cioè, perde del tempo prezioso, tempo che potrebbe tranquillamente impiegare in qualcosa di estremamente più costruttivo, ad esempio scaccolarsi con voluttà riflettendo su San Pacomio e la sua determinante azione ecumenica nel passaggio epocale tra il monachesimo anacoreta e quello cenobita, per dare retta alle vostre cazzate. Ma vi rendete conto?!? Ebbene sì. Sic est. Boja faos, che soagn, neh?

Allora, ci state? Bene. L'esperimento è semplice semplice. Almeno lo è in apparenza, come tutti gli esperimenti di questo tipo. Comunque, già che siete arrivati a leggere fin qui, tanto vale proseguire ancora un po'. Tanto ci siamo quasi. Eccoci. Commentate con tutte le parole, perifrasi, tesi, antitesi e argomentazioni possibili la frase di Melania Rizzoli, deputata Pdl: «Basta ipocrisie: tutti preferiremmo figli etero», riportata come titolo della lettera aperta inviata dalla suddetta a Il Giornale, sull'onda delle polemiche per la frase con la quale il presidente del consiglio ha messo sul piatto della bilancia l'omosessualità e la passione per le gonnelle propendendo di gran lunga per la seconda ipotesi.

Un'unica specifica tecnica, come in qualunque esperimento che si rispetti, perché se no non vale. Altrimenti sarebbe come chiedervi di progettare un razzo vettore ignorando le leggi di Newton. Ma tanto è solo una, che volete che sia? Poi giuro che vi lascio liberi liberi, come nella canzone di Vasco. La frase da commentare è ESATTAMENTE quella riportata tra le virgolette. Non una parola di più, non una parola di meno, non una parola diversa da quelle che sono scritte.

Ve la sentite? Su, potete farcela. E poi, scusate, quando vi ricapita un'occasione così?

A vous...

sabato 18 settembre 2010

Uno stronzo nel piatto: il pangasio


Il pangasio. A sentirlo nominare per la prima volta sembrerebbe di assistere ad una delle meglio riuscite “supercazzole” del conte Nello Mascetti, impareggiabile protagonista con il volto e la voce del grande Ugo Tognazzi della trilogia di “Amici Miei”. Pangasio. Eh sì parrebbe proprio uno scherzo. Invece no, è un pesce. O meglio, è quello che vorrebbe farci credere. Una sorta di grosso pesce gatto, per la precisione, che abita i fiumi dell’estremo oriente, in particolare il delta del Mekong, in Vietnam. Prolifico, con una grande capacità di adattamento e una voracità degna degli esemplari della sua famiglia, ha fatto di molti fiumi dell’Asia sudorientale il suo regno. Pescato, anzi, pescatissimo dalle popolazioni locali, che si trovano a portata di lenza una consistente riserva di cibo di facile accesso e a basso costo, ha già conquistato anche gli interessi delle multinazionali occidentali delle cibarie, che lo hanno importato con successo in molti menù aziendali d’Oltreoceano.

Da qualche tempo a questa parte, però, i filetti di pangasio sono entrati prepotentemente anche nel menu offerto da ristoranti, tavole calde, ma soprattutto mense aziendali, comunali e scolastiche di casa nostra. Perché il pangasio si pesca in gran quantità, dunque costa pochissimo, e la sua carne non emana il caratteristico odore di pesce, per molti fastidioso. Anzi, non emana proprio nessun odore. Tantomeno nessun sapore. Ma le sue bizzarrie organolettiche, e lo vedremo meglio con l’aiuto del nostro esperto di fiducia, non finiscono qui.

Ma che cosa sarà mai questo pangasio? Il pangasio, nome scentifico “Pangasius hypophthalmus”, è un pesce d'acqua dolce, appartenente alla famiglia dei “Pangasidi”. Nativo, come si è detto del Mekong, ma anche del Chao Phraya e dei loro affluenti, è molto diffuso in Asia: abita le acque dolci del Vietnam, della Thailandia e della Cambogia, in particolare quelle dei fiumi più grandi, ma non disdegna viaggiare. Stagionalmente, infatti, nel periodo dei monsoni, compie lunghe migrazioni per riprodursi. La riproduzione avviene tra marzo e agosto, durante la stagione dei monsoni, per l’appunto: gli adulti risalgono la corrente durante il periodo dei monsoni e, una volta deposte le uova, affrontano un nuovo spostamento a ritroso, verso valle, nel periodo in cui le consistenti precipitazioni cessano e il livello delle acque torna alla normalità. Il pangasio, così come tanti altri pesci, non si rivela un genitore molto premuroso: ogni nuovo nato deve fare da se’, se vuole sopravvivere, perché tutte le uova deposte vengono lasciate disperdere dalle acque, senza alcuna cura parentale.

Una volta raggiunta l’età adulta, il pangasio sfoggia un corpo tozzo, una testa piatta con larga bocca e piccoli barbigli, che lo fanno somigliare proprio a quel pesce gatto sotto le cui spoglie, talune volte, viene propinato. La pinna dorsale, le pettorali e le pinne ventrali, invece, pur essendo molto allungate rispetto alle forme compatte del corpo, appaiono comunque di dimensioni contenute. La livrea dell’adulto è bruno-grigiastra sul dorso, mentre sul ventre la colorazione tende più fortemente al chiaro. Decisamente più “carini” a vedersi, invece, gli esemplari più giovani: meno tozzi, più slanciati, sfoggiano una colorazione tra il blu e l’argento.
Sono le dimensioni, però, la caratteristica che più di ogni mero aspetto estetico hanno decretato la fortuna commerciale del pangasio sui mercati ittici di mezzo mondo: uno di questo “pescioni” infatti, può facilmente raggiungere i 130 centimetri di lunghezza, per un peso complessivo che tocca mediamente i 15 o anche i 20 chilogrammi. Non mancano però di abboccare alle esche dei pescatori esemplari record, alcuni dei quali capaci di toccare anche i 40 chilogrammi. Roba che, tradotto in filetti, significa tanti pasti aziendali a costo (quasi) zero.
Perché il pangasio “spopola” nei fiumi dell’Asia e sulle tavole dell’Occidente? Perché mangia di tutto, e in gran quantità. Questo pesce, infatti, è onnivoro, e si nutre tanto di vegetali così come di invertebrati, crostacei e altri pesci, che infatti lo temono per le sue doti di formidabile, ma soprattutto voracissimo, predatore. Come sì ha già avuto modo di accennare, il pangasio rappresenta un’importantissima fonte di cibo per le popolazioni che vivono attorno ai bacini idrici da lui abitati. E’ allevato con poco sforzo e moltissimo rendimento in diverse zone dell’Estremo Oriente: in special modo la Thailandia e il Vietnam, paese, quest’ultimo, da cui proviene la maggior quantità di pangasio che si può trovare in commercio dalle nostre parti.

Sebbene la mania di farlo finire in pentola da noi sia scoppiata soltanto di recente, già da molto tempo il pangasio viene importato per un altro fine: quello di far bella mostra di se’ negli acquari. A questo scopo vengono pescati giovanissimi nel Mekong e venduti in Occidente per essere messi in ammollo nella vasca di casa, vicino al finto palombaro che fa le bolle e al relitto del galeone spagnolo. Un pangasio che si trasforma in filetto, però soffre di meno: grossi pesci della sua stazza, abituati per di più a vivere in grandi spazi e a compiere lunghe migrazioni, risentono pesantemente, anche a livello fisico, della vita in cattività. Per questo motivo gli esperti consigliano di allevarli esclusivamente in acquari larghi più di un metro e mezzo, ed in gruppi di almeno 5 esemplari. Inutile però farsi illusioni: rinchiusi nella “boccia” di casa i pangasi non supereranno mai i 30 centimetri di lunghezza.

Oggi, però, il pangasio fa notizia non tanto perché qualcuno lo tiene in casa, ma parché molti, anzi, moltissimi lo mangiano. Anche se i valori nutrizionali delle sue carni ne fanno un vero e proprio “casus” gastronomico. Il pangasio, infatti, contiene un'alta percentuale di acidi grassi saturi, pari a circa 45% del totale, mentre la quantità di Omega-3, gli acidi grassi “buoni”, essenziali al buono stato dell’organismo, sono appena il 5%. Il contenuto di grassi in genere è comunque minimo, soltanto 2 grammi ogni 100. In Italia, paese dove ha cominciato a “spopolare” solo di recente, dopo aver conquistato invece da un po’ più di tempo le tavole statunitensi e quelle di altri paesi più “di bocca buona” nel Vecchio Continente, ha dovuto superare esami di laboratorio rigorosissimi prima di poter ottenere l’autorizzazione alla vendita. Il delta del Mekong, luogo da cui proviene la maggior parte del pangasio pescato, è infatti uno dei bacini di acqua dolce più inquinati al mondo. Una vera e propria bomba ecologica, che raccoglie non solo tutti gli scarichi domestici senza alcun tipo di filtro o depurazione, ma anche tonnellate e tonnellate di residui di lavorazione “liberate” senza troppo problemi dalle industrie che sorgono sulle rive del fiume. Tutto sommato, però, le analisi hanno appurato che la carne di pangasio, per lo meno quella che fa il suo ingresso nei nostri menù, è relativamente sana: la concentrazione di mercurio e di pesticidi organoclorurati, nonché dei famigerati PcB rilevata nei campioni esaminati è bassissima, e rende per tanto questo pesce mangiabile più di due volte a settimana, ovvero la dose normalmente consigliata per un corretto consumo dei prodotti ittici. Anche la consistenza delle carni, unita alla totale assenza di lische, fanno del pangasio un pesce “amico” anche dei palati più schizzinosi.
Non è tanto una questione di salubrità in senso stretto, dunque, né di gusto. Anzi, chi sceglie, purché possa farlo con adeguata consapevolezza, di consumare pangasio, in molti casi lo fa proprio perché, inodore e insapore com’è, non storce il naso così come di fronte ad altri tipi di pesce.

I problemi veri, semmai, si presentano quando il pangasio viene presentato e venduto come “altro”. Come pesce gatto, ad esempio, come sogliola, o come platessa. Le carni bianchissime, pulite e prive di lische, e magari anche una confezione modificata “ad hoc”, potrebbero trarre in inganno sulle prime anche la massaia più smaliziata. Inutile dire che, in tal caso, si tratta di una vera e propria truffa, perseguibile penalmente a termini di legge. Una “contraffazione ittica” però molto lucrosa per il commercio, dato che il costo del pangasio rispetto a quelli dei pesci che dovrebbe “imitare”, è irrisorio. E proprio contro questa forma di truffa si sta scatenando in questo periodo una vera e propria caccia da parte della Guardia di Finanza e del sistema di controllo sanitario nazionale.

Altro problema, il confezionamento: il pangasio arriva in Italia congelato, in confezioni sigillate e recanti tutte le indicazioni necessarie alla corretta identificazione del contenuto. Ma non sempre le cose vanno come dovrebbero, e spesso il prodotto mal confezionato o non conservato alla temperatura consona si presenta in condizioni pesantemente alterate, inadatte alla vendita ed al consumo. Anche in questo caso, occhio a quello che si acquista.

Molto probabilmente, però, il fenomeno-pangasio in Italia è destinato a spegnersi con la stessa rapidità con cui è esploso. Perché i vantaggi del suo consumo, che stanno tutti solo ed esclusivamente nella sua straordinaria economicità, non sono certo quelli in grado di suscitare appeal sul consumatore medio italiano, che magari è disposto anche ad allargare un po’ di più i cordoni della borsa, per quanto vuota questa possa essere, pur di non rinunciare alla buona cucina. E’ un po’ lo stesso principio secondo cui nemmeno con la crisi e il costo galoppante dei cereali nessun italiano ripiegherà mai sull’economicissimo hamburger del fast food rinunciando alla “cara”, ahinoi, un po’ in tutti i sensi, pastasciutta fatta in casa.

lunedì 29 marzo 2010

Mecenatismo prêt-à-porter



Uno dei precetti che più mi sono rimasti impressi della mia formazione cattolica ricevuta in gran parte in famiglia e, in seguito, attraverso qualcosa come 12 anni di scuole religiose (evviva i Fratelli delle Scuole Cristiane, una sorta di parà della pedagogia, che mi hanno convinto a lanciarmi tra le braccia della Conoscenza con lo stesso entusiasmo con cui a Pisa un sergente istruttore convince la recluta a saltare fuori dal portellone di un C-130) è il concetto di solidarietà. Parola usata ed abusata, troppo spesso glassata di un buonismo peloso e interessato, altre volte, invece, guardata con superstizione come feticcio in grado di sistemare le coscienze sporche. Eppure, se ben ricordo, la solidarietà dovrebbe essere altro. Qualcosa che non è semplicemente prendersi cura o aiutare il prossimo liberandosi del superfluo, ma deve per forza comportare un minimo di sacrificio, una rinuncia, insomma, una privazione da parte del soggetto donante, per quanto infinitesimale, a fronte di un beneficio, per quanto anch'esso infinitesimale, per il soggetto destinatario del dono.

Sono iscritto ad una sorta di raccolta punti-fedeltà promossa da un noto gestore di telefonia cellulare. Per ovvie ragioni non posso nominare il marchio, indi per cui vi dirò solo che è omonimo del noto regista Burton. Ad ogni modo: oggi, alle soglie della scadenza della raccolta punti, sono stato chiamato a scegliere tra un ventaglio di gratificanti soluzioni che ricompensassero la mia teutonica fedeltà alla causa, nonché le decine e decine di euro di investimenti mensili da me erogati per il funzionamento del mio personalissmo parla-parla wireless. Potevo scegliere tra: 1) tre mesi di convenientissima tariffa voce + sms + mms + cgil, cisl, uil 2) un periodo similare di agevolazioni alla navigazione internet 3) due biglietti omaggio per andare a vedere giocare la mia squadra del cuore 4) tramutare i miei punti in un simbolico contributo di 30 euri mensili per 12 mesi in grado di pagare gli studi a due infanti di non ricordo bene quale martoriato paese dell'Africa. Ora, considerando che 1) per uno degli infiniti corollari della legge di Murphy, anche il più accanito chiacchierone e vergatore di messaggini quando riceve un bonus per parlare e scrivere aggratis vede calare drasticamente, e non si capisce mai per quale ignota ragione, la propria pulsione a comunicare per tutta la durata della validità del bonus 2) c'ho il blackberry, ergo, l'Internette figo ce l'ho già 3) costringere me stesso, ed un'ignota vittima scelta a caso tra le mie conoscenze, a sorbirsi 90 minuti consecutivi della Juventus di quest'anno è stato annoverato dal Tribunale dell'Aja tra i Crimini contro l'Umanità, va da se' che abbia scelto la quarta opzione.

E qui però sorgono amletici interrogativi. Cioè, dico io. Ho aiutato due bambini a pagarsi la scuola elementare per un anno. Ok, facile e indolore, è bastato un clik e una falsa rinuncia a qualcosa di cui, sinceramente, non avrei saputo che farmi. Due bambini idealmente rappresentati da un'idilliaca foto di bambini neri sorridenti e a piedi scalzi. Due bambini che esistono nella mia testa come quella che l'Abbagnano avrebbe definito "Idea platonica del bambino povero dell'Africa". Due bambini che, fossero nati a Milano, avrebbero pututo anche diventare interisti. Due bambini che, se l'anno prossimo mi mettono tra i premi in catalogo la spada laser di Obi Wan Kenobi, dovranno dire addio alle loro fottutissime sovvenzioni scolastiche. Due bambini che, ammesso e non concesso che riescano a finire la scuola elementare e, siamo generosi, persino la media, non avranno più uno straccio di nessuno che gli paghi il liceo o l'istituto tecnico perché nel frattempo saranno passati dall'essere simpatici bimbi negretti sorridenti a meno simpatici adulti negroni molto meno sorridenti, dei quali, è risaputo, se non finiscono a giocare nel Chelsea, a noi occidentali sostanzialmente non ce ne frega più una mazza.

Wow, sono meglio di Madre Teresa di Calcutta.

giovedì 22 gennaio 2009

Bella, prof! Pimpami la storia...


Apprendo con smisurato gaudio e inarrestabile letizia che la Repubblica Popolare Cinese ha deciso di dichiarare il 28 marzo del 2009 festa nazionale. «Embè - si chiederanno ora i miei 25 lettori - che accidenti sarà mai successo il 28 marzo?». E' successo che esattamente cinquant'anni fa, suppergiù proprio attorno a quella data, l'allora Dalai Lama dovette abbandonare il Tibet per sfuggire alle persecuzioni cui erano sottoposti lui e i suoi seguaci da parte del simpaticissimo e giovialissimo governo di Pechino. Una data da festeggiare, insomma. Specie per il PCC.

Ma la cosa più straordinaria sapete qual'è? E' la motivazione addotta dal governo cinese per eleggere la data a festa nazionale. Ovvero la «liberazione» del Tibet dal «giogo di un'oppressione di stampo feudale». Sì sì sì, proprio così. Testuali parole, semplicemente tradotte dagli enfatici ideogrammi in mandarino. Insomma, secondo i Mao's Friends la placida ed inoffensiva teocrazia dei bonzi sarebbe stata il diabolico oppressore che non veste Prada ma tuniche color arancio. Roba che neanche il fratello cattivo di Luigi XVII. Mentre invece i carri armati con la stella rossa sarebbero stati i portatori della fiaccola della libertà. Wow. Non fa una grinza, no? E se basta così poco a frullare la storia e rivoltarla come un calzino, chissà che belle news ci porterà il futuro.

Ecco, suppergiù, cosa credo ci aspetterà nel programma dei festeggiamenti dei prossimi anni:

- l'associazione internazionale neonazista "Gli amici di Adolf" indirà per il 14 giugno del 2010, a sessant'anni esatti dall'apertura dei cancelli di Auschwitz, una giornata di festeggiamenti per celebrare il primo "parco giochi a tema" della storia.

- il 24 agosto dello stesso anno un gigantesco motoraduno di barbuti appassionati delle dueruote e armati di catene, provenendo dall'Est Europa convergerà sulla capitale italiana per celebrare la ricorrenza del 1600esimo anniversario della gioiosa scampagnata organizzata da Alarico, al grido di: "Tutti a Roma, pranzo al sacco"

- Il 13 maggio di quest'anno, invece, si festeggerà la "Giornata Mondiale contro la noia derivata dal troppo studio", celebrata per la prima volta da Pol Pot nel 1976. Ognuno potrà scendere in strada con una roncola, un badile o un piccone e calarlo con violenza sulla testa del primo intellettuale noioso di passaggio. «Riconoscere un noioso intellettuale - ci spiega Pol Pot - è facilissimo: basta che porti un paio d'occhiali»


E via di questo passo. Pensate un po' che bello: quante feste, quante celebrazioni. Forse addirittura l'Ordine nazionale degli architetti si mobiliterà per un seminario dedicato a Nerone, il più grande e rivoluzionario urbanista dell'antichità.

Guardare al passato non è mai stato così divertente.

mercoledì 21 gennaio 2009

La rivincita dello zavorrino


Il nuovo “girl power” smanetta sull’Harley. Sella più bassa, leva del cambio più morbida, pedaliere a misura di donna e, ovviamente, linee di abbigliamento che oltre a soddisfare le esigenze di una vera rider strizzano sempre di più l’occhio al lato glamour dell’andare in moto: sono queste le ultime “avances” lanciate dalla celeberrima casa motociclistica di Milwaukee per conquistarsi una fetta sempre più consistente di preferenze al femminile. Le harleyste, per ora, sono appena il 6% della clientela. Una percentuale che, suppergiù, si attesta allo stesso livello di quello generale delle donne che vanno in moto. Ma la casa americana è sempre più convinta che questi numeri per ora ancora piuttosto esigui siano destinati a subire un nettissimo incremento nel prossimo futuro. Non fatevi strane idee, però: scordatevi ad esempio che a segnare il cambiamento siano solo le virago con lo sguardo truce, i tatuaggi, e il bicipite pronunciato quasi quanto quello dei loro boyfriends. Oggi, infatti, in sella ad un’Harley Davidson saltano su tutte. E dalla parte da cui si controlla il manubrio. Così, anche una delle intramontabili icone del machismo a stelle e strisce ora è pronta a lasciare a piedi gli ormai obsoleti T-Bones per caricare a bordo sempre più Pink Girls. Lo vuole il mercato, il dio a cui nessuno può comandare nulla. Solo obbedire.

Che la moto non fosse più un feudo tutto al maschile, lo si era capito ormai da diversi anni. Ma che il cavallo di ferro che da cinquant’anni scarrozza cattivissimi emuli di Marlon Brando su e giù per le Route 66 di mezzo mondo ora faccia la corte a quelle che fino a ieri potevano al massimo aspirare a fare da passeggere, è un chiaro indice di come le cose stiano cambiando. Avanti di questo passo, molto presto noi maschietti, “sesso forte” ormai solo nelle definizioni comuni, saremo relegati sul fondo della sella, al posto dello “zavorrino”. Perché, come dice una battuta di spirito, oggi a portare per davvero i calzoni ci sono solo più i camerieri delle pizzerie.

Al di là delle facili battute un po’ misogine e sicuramente ammuffite, c’è però la consapevolezza che le cose stanno davvero cambiando. L’interesse della Harley Davidson all’espansione esponenziale del mercato femminile è una cartina al tornasole di una realtà tutt’altro che da sottovalutare. Perché non si tratta più solo di un mutamento culturale che, vivaddìo, si sta finalmente consolidando, smantellando uno dopo l’altro tutti gli stereotipi che fino ad oggi ostacolavano la parità tra i sessi. Ora, infatti, assieme ai sociologi e agli studiosi di costume, scendono in campo anche gli economisti.

Già, perché l’economia è sempre più donna, e non solo per il genere femminile del sostantivo. Gli analisti esperti del settore stimano infatti che ormai l’80% degli acquisti sia determinato da una scelta al femminile: mamme, mogli, fidanzate, compagne, ma anche amiche, condizionano fortemente la scelta delle compere da fare in famiglia e fuori. Dal carrello della spesa al supermercato alla scelta del guardaroba, passando per le vacanze, le uscite serali, gli acquisti hi-tech e così via. Persino nella scelta dell’automobile, uno di quelli che fino a ieri era considerato il classico acquisto appannaggio dell’uomo, oggi l’autorevolissima opinione della donna pesa per oltre il 60% delle scelte finali. I primi a rendersene conto pare siano stati proprio i maggiori produttori al mondo di quattro ruote: i giapponesi. Ieri la Subaru, che per lanciare sul me3rcato italiano ed europeo il restyling delle sue “cattivissime” 4x4 dalla vocazione sportiva si affidava alla voce di testimonial al femminile, che nello spot pubblicitario scherzavano sull’incapacità dei loro uomini di scegliere automobili decenti. Oggi, invece, la Nissan, che ha scelto di assumere sempre più donne in qualità di responsabili alle vendite nelle sue 2.500 concessionarie del Sol Levante.

La spesa, di qualunque forma ed entità essa sia, si fa dunque sempre più rosa. Un dettaglio che poteva un tempo interessare solo barzellette e brocardi, ma che negli odierni tempi di crisi fa drizzare le antenne agli affamatissimi operatori commerciali di tutti i settori. Tanto che, dai settori del marketing più propriamente al femminile, come il benessere, la moda e la cosmesi, fino a quelli che, almeno sulla carta, femminili lo sarebbero molto meno, come appunto i motori, l’autorevolezza del parere in rosa è quella cui viene ormai dato universalmente sempre più peso. Così sempre più aziende si affidano a consulenti femminili, puntano a fidelizzare una clientela prevalentemente femminile e prima di lanciare sul mercato nuovi prodotti si sincerano che questi attraggano gli interessi di un pubblico, indovinate un po’?, femminile.

Chiunque in questi tempi difficili si stia arrovellando sul modo di risanare i propri magri bilanci e superare la crisi, è avvisato: per avere un parere attendibile, bisogna chiedere a lei.

lunedì 8 dicembre 2008

Goodbye bukkake


Fellatrici di tutto il mondo, unitevi. Perché il problema si sta facendo grosso e duro, ma non come vorreste voi. Di cosa sto parlando? Di questo, mie care. Leggo e riporto dal sito internet di un'importante testata nazionale:

"L'inquinamento da sostanze chimiche colpisce soprattutto i maschi delle specie animali, riducendo la loro fertilità, rimpicciolendo i loro organi sessuali e aumentando i casi di ermafroditismo. Lo denuncia una ricerca della ong britannica Chemtrust (www.chemtrust.org.uk), che ha esaminato più di 250 studi scientifici da tutto il mondo".
Ma questo è solo l'inizio. Perché studiando caso per caso, si scomprono accadimenti sconcertanti: "(...) i pesci dei fiumi britannici sviluppano uova nei loro testicoli, pare per la presenza di ormoni femminili delle pillole anticoncezionali scaricati nelle fogne" e poi ancora "(...)gli storni del sudovest dell'Inghilterra che mangiano vermi contaminati da ormoni femminili delle fogne cantano con una voce più acuta e maggior virtuosismo". Si sono dimentiati di dire che poi vincono le edizioni italiane di X-Factor, spopolando nelle programmazioni estive di tutte le radio, e provocando orchiti fulminanti agli ascoltatori. Che, ovviamente, diventano a loro volta sterili. Visto com'è subdolo il meccanismo?

Ma non è finita qui perhé il peggio sta arrivando proprio adesso. Reggetevi forte alla vostra seggiola, perché questa è roba da far tremare le vene dei polsi: "Il professor Lou Gillette (a proposito di vene dei polsi...) dell'Università della Florida commenta che "se vediamo problemi nella vita in natura, possiamo preoccuparci che qualcosa di simile stia avvenendo ad una percentuale dei maschi umani". Ok potete grattarvi, e nel frattempo controllare che sia davvero tutto a posto. Ma vi dò un minuto perché poi diventa una cosa zozza. Ora andiamo avanti: "The Independent cita a proposito altre ricerche, che rivelano che i figli di madri esposte agli ftalati hanno peni più piccoli e testicoli non discesi, che le comunità più inquinate da sostanze mutagene (fra le quali l'Italia) generano più femmine che maschi (per la gioia dei onessionari Vuitton) e che perfino la produzione di sperma in venti paesi è crollata in 50 anni da 150 milioni di millilitri a 60". A parte il fatto che voglio assolutamente conoscere l'equipe di medici e scienziati che si occupa di tenere il conto dello sperma prodotto ogni anno da milioni e milioni di paia di palle (un lavoraccio, signori miei, roba che manco Cicciolina...).

Ma poi questo cosa significa? Che siccome anche qui sopra pesa la crisi dobbiamo risparmiare, centellinare ciò che abbiamo oppure, possibilmente, tenere tutto da parte per i momenti di carestia? No, cioè, per favore, spiegatemelo.

martedì 8 luglio 2008

mercoledì 2 luglio 2008

martedì 3 giugno 2008

Cacca al diavolo e fiori a Gesù


Cacca al diavolo e fiori a Gesù (2v)

Gesù, ti dico buon Gesù
E invece a te, belzebù, ti dico vaffan…

Cacca al diavolo e fiori a Gesù (2v)

Gesù, ti dico buon Gesù
E invece a te, satanone, ti dico sei un c…

Cacca al diavolo e fiori a Gesù (2v)

Gesù, ti dico buon Gesù
E invece a te, satanasso, ti dico testa di…

Cacca al diavolo e fiori a Gesù (2v)

Gesù, ti dico buon Gesù
E invece a te, satanasso, ti dico figlio di un di…

Cacca al diavolo e fiori a Gesù (2v)

lunedì 19 maggio 2008

mercoledì 14 maggio 2008

La notizia del secolo


Ehi, tu, uomo dalla faccia triste. Donna dal volto mesto. Oppure sessualmente indeciso dal viso mogio. Ascolta, e smetti di ammosciarti inutilmente l'esistenza.

Ti senti depresso, abbattuto, sull'orlo della disperazione e del fallimento? Credi che la vita non ti abbia dato mai nulla di buono, ma che soprattutto abbia ancora meno da darti in futuro? Hai la nettissima impressione che Dio non esista o che, in caso contrario, ti abbia preso in particolare antipatia tipo quel tuo compagno di banco cui rubavi la Girella Motta da piccolo a scuola, e che ora è diventato intendente di Finanza e ti fa le verifiche fiscali a tradimento ogni sei mesi? Ti svegli la mattina e gioisci perché questa volta, almeno, hai solo tre ruote bucate, e non anche quella di scorta?

Rilassati. E fa' un bel respiro. Ecco, bravo, così.

Perché comunque la guardi, qualunque sia il tuo piccolo grande cruccio, chiunque ti tormenti (sia esso Torquemada o solo Gigi D'Alessio), ovunque tu sia, c'è SEMPRE qualcuno che sta sempre peggio di te. Molto peggio. Peggissimo, addirittura, ammesso che esista in italiano questo bizzarro superlativo.

Non ci credi? Uomo (o donna, o indeciso) di poca fede! Leggi un po' qui.


Brrrr...


Ps: è ovvio, ma è sempre bene sottolinearlo ugualmente, che quando dicevo "c'è sempre qualcuno che sta peggio di voi..." non mi riferivo certamente alla vittima. No, dico, solo per mettere due-tre puntini sulle i

Ps1: questo giornalista è un fottutissimo genio. Pulitzer subito, e direttore del Tg1 domani mattina.

martedì 13 maggio 2008

Quote rosa? Ma nemmeno il foglio rosa...


Questo video vi è stato gentilmente offerto dall'ACMMI, l'Associazione Carrozzieri e Meccanici Misogini Italiani.

martedì 29 aprile 2008

The ultimate nerds' revenge!

Simply the best way to be a gorgeous nerd. Enjoy it, and have a good view.









mercoledì 9 aprile 2008

Un divino consolatore


Vi ricordate la scena madre del film "L'Esorcista", dove la bimba posseduta dal satanasso di turno si trastulla la filippa con veemenza grazie all'ausilio improprio di un crocefisso? No? Ok, dai, una rinfrescatina di memoria non fa mai male (minuto 00.55-01.00).

Molto "brrr" e "bleah", eh? No?

Beh, allora rallegratevi, perché da oggi potrete farlo anche voi. E senza possessione, parolacce, vomito copioso di Zuppa del Casale o camminata cappottata. Bensì comodamente seduti sulla poltrona di casa, svaccati sul letto, o a mollo fino al collo nella tinozza in un sabato pomeriggio particolarmente noioso.

Tutto grazie a "Divine Interventions" (e che razza di interventions, poi...), la ditta che ha rivoluzionato il modo di pensare il "piciu 'd guma".

I pedemontafoni avranno già capito di cosa sto parlando. Agli altri basterà guardare meglio l'immagine di apertura. Dai, su, osservatela meglio. Ecco, così, bravi. Fatto?

Sì, quella roba lì è proprio quello che pensate voi, nonostante la forma insolita, e serve proprio a quello che pensate voi. Brutti sporcaccioni impenitenti. Tralasciando il fatto che siete tutti dei maniaci sessuali pervertiti, dal momento che se aveste avuto anche solo un briciolo di innocenza in voi:

a) non frequentereste il mio blog
b) pensereste si tratti di candele natalizie realizzate da bimbi portatori di handicap, e, inteneriti al solo pensiero, non comprendereste il perché di tanto scandalo
c) sareste Madre Teresa di Calcutta, o per lo meno una sua prozia,

c'è da osservare comunque con una certa qual curiosità come vasta sia la gamma di oggettini mirati a soddisfare gli insani appetiti di coloro che, utilizzando un neologismo di molto in voga in qesto periodo, potremmo definire "Teofuck". C'è Gesù, Gesù più piccolo, Gesù che fa quell'esercizio sul quadro svedese che lo ha reso famoso in tutto il mondo, la Madonna, il diavolo (per non scontentare la concorrenza, credo), e Buddha. Manca solo quell'altro che porta la barba lunga, c'ha sempre un asciugamano legato alla testa, e mangia il kebab. Credo sia perché gli inventori di questi "giocattoli" sono sì malati di mente, ma hanno ancora un certo qual recondito istinto di conservazione. Sfido, io: JC porge l'altra guancia, mentre l'Illuminato sta sempre seduto sorridente e pacioso qualunque cosa gli succeda intorno. Con due così a disposizione, mica si va a sfottere quelli che tirano cazzotti appena li si nomina, tzè.

Ora smettetela per un secondo di toccarvi e concentratevi. Perchè qui la cosa si fa drammatica. Per la legge della domanda e dell'offerta, infatti, se esiste un prodotto è perché c'è un potenziale compratore. E se il prodotto viene pubblicizzato su Internet, ovvero il veicolo più rapido ed efficace per raggiungere tutti dappertutto, significa che la rosa di potenziali clienti è piuttosto consistente. Questo può significare solo una cosa: se non sono io a comprarli, siete voi. Vi dico solo che ho avuto solo ragazze molto cattoliche, una addirittura di Cl, e che, al massimo, limono altri uomini solo se questo mi consente di vincere un qualche tipo di premio (eh, sì, c'ho la competizione nel sangue). Quindi avanti, parliamone...


Ps se vi state chiedendo come accidenti abbia fatto a trovare questo sito, sarò sincero con voi e non mi maschererò dietro ipocrite frasi di circostanza come "ci sono capitato per caso" oppure "me l'ha mandata un mio amico". Lo ammetterò, e basta. In fondo che c'è di male? Ebbene sì...

quando sono seduto sul cesso sfoglio il catalogo del Postal Market

sabato 22 marzo 2008

Le tette, i capezzoli, le puppe a pera e la scienza


Ci sono cose che non passano mai di moda. Come le tette, ad esempio.

Così, navigheggiando sulla blogosfera, si può scoprire con gaudio, e non senza una punta di sorpresa, che è tornata in auge la sternomanzia. Trattasi scienza (esatta? no, rigorosamente empirica) apparsa in Spagna nel XVIII, che attraverso l'analisi delle varie forme et dimensioni del seno punta a comprendere il carattere delle donne (e va beh...).

Ecco, io l'avevo detto a quella mia collega che in realtà stavo solo cercando di approfondire la sua conoscenza, e che quindi non era affatto il caso di denunciarmi per molestie sul lavoro. Ma lei, evidentemente, non era una fervente sostenitrice della scuola sternomantica. E nemmeno il giudice. Cazzarola.

Non divaghiamo, e andiamo al sodo (Ah, ridete, ho appena fatto una battuta spassosissima e originalissima).



TETTE A PUNTA:
Un seno a punta curvato all'insù, ad esempio, indicherebbe una donna dal temperamento nordico e un cervello acuto. Sono disciplinate e possono essere dei buoni manager, ma è raro che raggiungano le alte sfere (ah, le sfere...) nel mondo dell'imprenditoria. Sono piuttosto pigre a prendere iniziative e si adattano facilmente a vivere con ogni uomo (leggasi "bottane"). Sono mogli fedeli (C.V.D.) e allo stesso tempo insaziabili sotto il punto di vista sessuale (slurp).


TETTE A MELA:
Tantissime donne che hanno un seno a forma di mela sono frigide. Gli uomini devono compiere un enorme sforzo per eccitarle, ma sono pronte a provare qualsiasi posizione per rendere felici il loro partner. E, soprattutto, sono sacrifici che per la scienza si possono fare senza storcere tanto il naso. Tali donne sono fedeli al loro uomo e si sposano molto presto diventando bravissime casalinge. Spesso risultano essere più intelligenti dei loro mariti. Non fanno fellazioni col gargarismo finale, e questo purtroppo fa perdere loro molti punti.




PUPPE A PERA:
Le donne con il seno a pera sono indipendenti e ostinate. E hanno delle bumbe da paura, giusto per inciso. Queste caratteristiche (le bumbe da paura, mica l'indipendenza e l'ostinazione...tzè) le aiutano a tenere in pugno gli uomini e assicurano un matrimonio caratterizzato da un'intensa attività sessuale. Evvai.

TETTE TRIANGOLARI:
I seni a forma triangolare (ma chi cacchio li ha mai visti?) individuano donne sensuali ed emancipate. Per loro niente è proibito nel sesso e possono avere più partner in un giorno solo. Le donne di questo tipo diventano solitamente grandi attrici e preferiscono un lavoro che le porti ad essere sempre al centro dell'attenzione. Sono piene d'amore e amano la vita le donne il cui seno assomiglia ad una melanzana. La loro compagnia è molto piacevole in qualsiasi situazione, ma qualsiasi uomo vicino ad una tal donna viene inevitabilmente sottomesso.




TETTE SILICONATE (leggasi "FREGATURE"):
Non tutti i seni pero' sono naturali e quindi esiste una categoria che comprende quelli al silicone. Con questo tipo di ragazze si posso trascorrere momenti bellissimi durante viaggi romantici di un paio di giorni, ma non sono adatte ad avere una famiglia. La maggior parte di esse soffre di problemi psicologici seri, tra cui diffidenza e narcisismo. Il sesso con queste ragazze è convenzionale e non molto sensuale, pero' sono dotate di un quoziente d'intelligenza piuttosto alto.




CAPEZZOLINI PICCINI PICCIO':
Un discorso a parte merita di esser fatto anche per i capezzoli. Quelli dritti sono tipici delle donne generose e dominanti. Amano il sesso orale e la classica posizione del missionario. Rivelano invece una mente calcolatrice che nasconde le sue reali intenzioni, i capezzoli piccoli. Bah, insomma, se fossero veramente calcolatrici non disprezzerebbero poi così tanto il sesso orale... Infine l'areola, la pelle intorno al capezzolo: se è di un delicato rosa rivela una personalità calorosa e gentile. Mentre un colore bruno indica una donna appassionata ed avventurosa. E, soprattutto, si vede benissimo sotto un vestitino rosa attillato indossato a Palazzo Madama in occasione della festa torinese per il 40ennale del Rotaract.


Ed ora, un esempio di TETTE MULTI-USO: