domenica 30 settembre 2007

Piemontesi "bogianen"


Oggi l'ho sentita di nuovo questa cazzata. Detta ovviamente da un soggetto che per le sue origini altrove ubicate non sapeva un'emerita cippa né del significato di questa parola né del perché o del quando sia nata. Per carità, non ho nulla contro chi non ha visto la luce alle sorgenti del Po, tranne quando si mette a parlare di cose che, palesemente, non conosce."Piemontesi bogianen, gente che non si muove, pelandroni, sfaticati e ottusi", ha detto il personaggio in questione. Bum. Bravo, complimenti, hai vinto il mongolino d'oro. Ora però siediti e ascolta un po' di vera storia. Intanto, lo spiego per i non-autoctoni, bogianen si legge "bugianén" (con la n finale sorda, che resta in gola, come la n di "gong"), e letteralmente significa proprio "non muoverti".Ma il significato dato dal fringuello di cui sopra è uno stereotipo valido solo per tutti coloro i quali ignorano, per l'appunto, le vere origini del soprannome. Siamo sul campo di battaglia dell’Assietta, il 17 luglio del lontano 1747, e si sta per combattere una delle più sanguinose battaglie della guerra di successione austriaca. Il terribile conflitto, destinato a squassare l'Europa per 8 anni, era scoppiato a causa di asperrimi dissidi politici sui diritti di successione al trono del Sacro Romano Impero. Nel 1713, infatti, quando l'Imperatore Carlo VI, privo di eredi maschi, aveva disposto la successione per la figlia primogenita Maria Teresa, attraverso la celeberrima "Pragmatica sanctio", diciamo che non tutti i sovrani d'Europa avevano gradito la cosa, e avevano anzi duramente contestato la validità di quell'editto. Si erano così costituiti due grandi schieramenti contrapposti tra i quali, appunto, alla morte dell'imperatore, era poi scoppiata la guerra.Da un lato dello schieramento c'erano la Francia, la Spagna, la Prussia, la Svezia e i Grandi Elettori di Baviera e di Sassonia; dall'altro, invece, l'Austria, l'Inghilterra, i Paesi Bassi, la Russia e il piccolo ma agguerritissimo Regno Sardo-Piemontese.In questo scacchiere, dunque, il Regno di Sardegna è per l'appunto schierato a fianco dell'Austria, la stessa che gli aveva prestato soccorso 41 anni prima concedendo al principe Eugenio di Savoia, il Salvatore di Vienna, cugino del Re, di guidare un corpo di spedizione in soccorso alla Torino capitale assediata. All'Assietta, una ridotta alpina trincerata alla bell'e meglio soltanto pochi giorni prima dello scontro, per ordine del re Carlo Emanuele III, si trincerarono 7.000 soldati sabaudi. Si trattava di 13 battaglioni in tutto, totalmente privi di artiglieria: 9 appartenevano all'Armata Sarda, di cui 4 di mercenari svizzeri e i restanti per lo più granatieri e ex Dragoni Gialli, ora diventati Nizza Cavalleria, e 4 ricevuti in rinforzo dagli alleati Austriaci. Vi erano inoltre gruppi di miliziani Valdesi e volontari di Pragelato, posti in rinforzo al battaglione del Reggimento Monforte.Di fronte a loro si trovava il grosso dell'esercito di invasione disposto dall'alleanza franco-ispanica, forte di ben 40.000 soldati. Nonostante il numero soverchiante del nemico, meglio armato ed equipaggiato, in quella sorta di El Alamein a 2.500 metri di quota i piemontesi vinsero, perchè non vollero ritirarsi venendo meno agli ordini del sovrano che aveva detto al loro comandante di tenere la posizione ad ogni costo. L'eco della vittoria risuonò nei più importanti ambienti militari europei, tanto che il re di Prussia, nemico in quel frangente del Regno Sardo, commentò così il valore dei soldati sardo-piemontesi: "Se Noi disponessimo di un esercito di tale valore, conquisteremmo l'Europa". Indi per cui il "bogianen" è colui che resta fedele alla consegna, sempre e comunque, e non rinuncia mai alla parola data nemmeno nelle occasioni più critiche.Da dove dunque è nato lo stereotipo? Occorre qui fare un grosso slato in avanti, di oltre un secolo, per la precisione. Siamo nel bel mezzo delle Guerre di Indipendenza: è dal Regno di Sardegna che partono la gran parte degli eserciti che vanno ad affrontare l'Austria per liberare il loombardo-veneto e mettere in moto il processo di unificazione italiana. A Torino accorrono volontari da ogni angolo d'Italia e anche d'Europa: la storia ce li ha consegnati come eroi romantici, senza machia e senza paura, mossi da alti ideali di libertà a autodeterminazione. E per un certo verso ciò fu anche vero. Ma occorre dire per amor di verità che nelle fila dell'esercito sabaudo, specie tra la truppa, trovò posto la più varia umanità. Un po' come nella legione straniera: avventurieri, disperati, galeotti evasi, marmaglia, ladruncolame vario che tentava di rifarsi una faccia trascorrendo qualche anno a sparacchiare agli "'striaci" (che bene o male ora stavano sul culo a tutti, mentre invece i francesi erano diventati i buoni) indossando l'uniforme del re di Sardegna. La ferrea disciplina militare con cui venivano addestrati i battagliani sabaudi (la storia che la tramanda come seconda solo a quella prussiana) non andava certo molto a genio a questa accozzaglia di lazzaroni che, schierati in piazza d'armi per le manovre, si sentivano continuamente urlare dai sergenti: "Sull'attenti, cristo! Bogia nen, maraja!" (si legge "maràia" e nel contesto suona "state fermi, marmaglia!"). Ed ecco che bogianen diventa dunque qualcosa di negativo, associato a qualcuno che se ne sta lì impalato e non si muove.

sabato 29 settembre 2007

Decalogo del perfetto opinionista


Ecco un utilissimo vademecum in dieci piccole regolette per diventare un provetto parolaio e non fare brutta figura quando avrete Giampiero Mughini, Klaus Davi, Marco Travaglio o Beppe Grillo a casa vostra per il tè o, meglio ancora, quando verranno a complimentarsi per quanto è bello e profondo il vostro blog. Dall'attenta letture delle norme sotto riportate e dalla loro corretta applicazione dipenderà il vosto successo di Eterei Vati e indiscussi maitre-a-penser. Quindi occhio.


1) Scegliete con cura l'argomento della vostra disquisizione. Meglio se si tratta di un tema di cui non vi siete mai interessati, o, pur interessandovici, non avete mai capito un'acca. Ve ne suggerisco alcuni, che potrete comodamente utilizzare come titolo dei vostri post o dei libri che scriverete, pubblicherete e comprerete e leggerete totalmente a vostre spese: "La politica imperialista degli Stati Uniti brutti e cattivi, altro che baluardo della democrazia..."; "No al nucleare e al petrolio, sì alle centrali energetiche col dinamone e la gente dentro che pedala sorridendo"; "La crisi israelo-palestinese è tutta colpa degli israeliani che si sostinano ad esistere"; "Il surriscaldamento del globo lo combatto accendendo l'aria condizionata"; "Marx e la questione sociale delle doppie punte"; "La Guerra è brutta e la Pace è bella. Guerra e Pace non lo leggo per principio"; "Le Torri Gemelle sono state abbattute da due mucche senza testa del Mc Donald's in combutta con gli interessi petroliferi della famiglia Bush"; "Beppe Grillo c'ha un sacco ragione e mi ha tolto le parole di bocca"; "I parlamentari sono tutti mafiosi e ladri"; "L'Aids non esiste perchè io non l'ho mai contratta"; "Io una volta ho ricevuto la comunione da un prete pedofilo"; "In Italia non c'è libertà di stampa però, minchia, vuoi mettere gli spaghetti con la pummarola 'ncoppa rispetto ai brustler con la senape che fanno i tedeschi? Bleah!";


2) Siate Disinistra. E' un requisito fondamentale per essere ascoltati. Ma attenzione: essere Disinistra non è tanto una connotazione politica, anzi c'entra pochissimo, quanto un modus vivendi. Per essere davvero Disinistra occorre: a) Portare gli occhiali, purchè con le lenti spesse e con una montatura o talmente vetusta e trascurata da rimanere insieme solo grazie a tanti giri di nastro adesivo, o ricercatamente vezzosa e originale. Se avete gli occhiali significa che leggete e siete isrtuiti. Se gli occhiali hanno lenti spesse, poi, è indice di cultura particolarmente mostruosa. Se avete occhiali vecchi o brutti significa che non seguite la moda, che è figlia del capitalismo e della reazione, e siete liberi pensatori. Ovviamente Disinistra. b) Non farsi la barba e non indossare mai, e sottolineo mai, la camicia. Se proprio è necessario metterla, non bisogna mai accostarla ad una cravatta. Meglio lasciare aperto il primo bottone, e coprirla con una giacca di fustagno con le toppe sui gomiti. Quelli smodatamente Disinistra, però, mettono sempre e solo maglie sformate, pantaloni della tuta e le scarpe da ginnastica. Sappiatelo. c) Parlare in favore dei proletari e della classe operaia facendovi riprendere nel vostro studio traboccante di dipinti d'autore, sculture postmoderne del valore pari al Pil del Benin e libri in edizioni costosissime riposti su scaffalature Luigi XVI ridondanti di ninnoli preziosi. d) Non ammettere mai e poi mai di essere Uno Disinistra. Nemmeno sotto tortura. Non si sa perchè, ma tutti quelli che sono Disinistra dicono, spergiurano, ribadiscono e sottolineano che loro non sono, non sono stati né saranno mai Disinistra. Quindi anche quando scrivete cose che vi farebbero dare del sovversivo dal segretario del partito comunista cinese in persona, voi dite che non siete Disinistra.


3) Chi non la pensa come voi è un povero mentecatto. Quindi criticatelo aspramente ma guardatevi bene dall'argomentare la vostra tesi e, soprattutto, dall'illuminarlo sul perchè la vostra alternativa sia più valida della sua. Avete ragione voi, e basta.


4) Adorate Paolo Crepet come profeta.


5) Andate a caccia di complotti e svelateli al mondo. E' pieno di complotti, in giro. Da quello dei satanisti che con le videocassette della Disney fanno il lavaggio del cervello ai bambini, a mano e in lavatrice, anche a bassa temperatura, a quello della Cia che fa gli esperimenti segreti su di noi con le scie chimiche e la pasta scotta. Basta fare attenzione, e il complotto lo trovate subito. Anzi, se guardate bene, ce n'è uno proprio adesso che vi sta facendo marameo da dietro la vostra sedia. Visto? No? Eh, perché dovete essere più veloci. Sennò lui se ne accorge e si nasconde in tempo. Comunque adesso è di nuovo lì.


6) Non fate sesso, mai. Anzi, per essere sicuri, evitate di sviluppare qualsivoglia relazione sociale che vada al di là dello sputare sulla propria immagine riflessa sullo specchio del bagno quando vi alzate la mattina per la prima minzione quotidiana. Tutto ciò che travalicasse questo limite, infatti, risulterebbe perniciosissimo alla vostra attività di opinionista.


7) Scusate, devo andare ad esprimere un'opinione sul perchè la caccia alla balena con la dinamite non sia un passatempo elegante. Torno subito.


8) Rieccomi. Non mangiate carne. Quelli intelligenti, infatti, sono vegani, e non mangiano gli animali. E voi siete opinionisti, quindi siete intelligentissimi. Il tonno va bene perchè non è una bestia ma una scatoletta, lo yoghurt con dentro i fermenti lattici vivi invece è genocidio.


9) Cercate visbilità. Siate presenti ovunque e comunque come il prezzemolo, i brufoli e Loredana Lecciso. E parlate. Ricordate che ogni occasione è quella propizia per dire qualcosa, e il buon opinionista sa che deve esprimere il proprio parere soprattutto nei casi in cui esso non è richiesto, perchè fuori luogo, ma specialmente quando è inutile e assolutamente privo di costrutto. Per cui, parlare del tempo pazzo e delle mezze stagioni quando siete in ascensore o della crisi dei mutui americani mentre attendete il vostro turno per acquistare la mortazza nella gastronomia all'angolo, è cosa buona e giusta.


10) Vaffanculo

venerdì 28 settembre 2007

Attention: whores!


Cosa non si fa per apparire sul web.... Per far sì che in tanti leggano il proprio blog, che il contatore delle presenze schizzi alle stelle e che i commenti sotto ogni post, anche il più beota, siano tanti quanti i sudditi del Celeste Impero.
Lasciamo perdere il neonato fenomeno dei grillini, destinato a passare di moda come le Reebok Pump, quello ahimè preesistente ad Internet e assai duro a morire dei sedicenti intellettuali, e quello teneramente abominevole delle adolescenti scompensate sul piano ormonale che riversano nella rete tutto lo sciropposo peggio dei loro melensi 15 anni. Questa è già preda della bacchetta censoria di Louis, e guai a cercare di levare a Savonarola i suoi eretici.
Parliamo invece di quel mastodontico contenitore di ogni sorta di umano pensiero che è Asphalto, ad esempio. O meglio, www.asphalto.org. Roba grossa, anzi, grossissima, roba che in ogni istante di ogni dì che l'Altissimo manda in terra ha per lo meno una cinquantina di visite in corso. Una corazzata a doppio ponte che affonda con tremende bordate ogni vascello nemico incroci la sua rotta sui tempestosi mari del Web, insomma. Un inaffondabile natante al cui confronto questo blog somiglia tantissimo al pedalò con lo scivolo scrostato e il timone che si incanta che il bagnino Renzo ci tiene da parte tutte le estati perchè gli lasciamo sempre una bella mancia a fine stagione. Per dare un'idea che strizzi l'occhio a Spielberg: se i blog fossero Ufo, Asphalto sarebbe l'astronave madre dove tutte le navicelle vanno a ricaricare i faser, a riparare i cannoni a raggi gamma, e a consegnare i check-up delle varie "abductions" eseguite su peones messicani e ubriachissimi bifolchi dell'Arkansas.
Lo frequento con assiduità da circa un mesetto, con la curiosità tipica del bambino in visita allo zoo comunale e l'ammirato stupore del guerriero zulù che mentre correva dietro alla sua zebra preferita è sbarcato, chissà come, sulla 5th Avenue di Manhattan. Ciononostante, detto in tutta sincerità, non saprei ancora come giudicarlo. Nel senso che, talvolta, mi sembra un ammirevole convivio di cerebri brillanti, dall'eloquio forbito e dall'umorismo sorprendentemente vivace, che la grazia divina ha voluto raccogliere tutti nello stesso Eden telematico. E quindi chapeau. Talaltra, invece, mi appare come una grottesca accozzaglia molto mal assortita di mentecatti falliti nella loro esistenza che per contrappasso si erge a club elitario sul web, cassando a destra e a manca tutto ciò che è "altro" rispetto a questo circoletto webmassonico per tentare di riparare dietro questa parvenza di oligarchia di pensiero, fatta di una superiorità morale e intellettuale spesso solo millantata, una pochezza dai connotati allarmanti.
Insomma, un giorno mi loggo e penso: "Dio, quanto vorrei pensare e scrivere come pensano e scrivono costoro", e il giorno dopo l'unica cosa che riesco a pensare è "Benvenuti allo spettacolo dei freaks di Madame Tetralini".
Trovo detestabile poi il comportamento di alcuni soggetti che, a casa loro, sui loro blog, sui loro diari web, sulle loro pagine fatte di pixel, si lasciano andare a blirglia sciolta giù per i dolci pendii delle loro gradevolissime riflessioni, senza altro obiettivo se non quello di raccontare qualcosa, perchè qualcosa da raccontare ce l'hanno davvero, e sul sito, invece, si omologano al pensiero comune, e sembrano presi dalla smania assoluta di dover piacere a tutti i costi a chi leggerà quel post, e soprattutto ai suddetti membri del fantastico circoletto di cui sopra. E qui il pateticume non ha confini.
Ecco, ci sono: Asphalto è un lupanare di mignotte d'alto bordo che si vendono in cambio di attenzione. Ma se arriva sul web una nuova legge Merlin io firmo per il referendum di abrogazione.