Trama (recensione nei commenti)
Il simpatico idiota protagonista di "The Truman Show" (Jim Carrey) ha un lavoro appagante, opulentemente retribuito e socialmente considerato. Difatti fa l'accalappiacani. Egli, inoltre, è felicemente sposato con la nipote avvenente di Anna Mazzamauro (Virginia Madsen), la quale di mestiere fa l'eutanasista per diabetici. I due hanno anche un figlio (Logan Lerman), che ha 13 anni ma ne dimostra sedici, il che è spiegabile solo dal fatto che possa essere stato bocciato per tre anni di fila all'Ufficio anagrafe. Il simpatico ragazzetto, almeno giudicare dall'acconciatura e dall'abbigliamento molto gggiovane, di lì a poco diverrà il bassista dei Finley.
Tutto fa quindi supporre che quella di Truman debba essere un'esistenza meravigliosa, dal momento che, per giunta, la famigliola è appena andata ad abitare nella casetta di Psycho, che sta amorevolmente ristrutturando con lo stesso gusto estetico che avrebbe impiegato Donatella Rettore nello scegliere una minigonna. Ma ad instillare nel pover'uomo un'inarrestabile paranoia per il numero 23 (legata forse al fatto che da ragazzino, andando a scuola, tutte le mattine perdeva l'autobus con questo numero) ci si mettono Nebbia, il cane di Heidi, e un misterioso libretto dalla copertina rossa. Forse, le istruzioni di un non meglio precisato elettrodomestico, approssimativamente identificabile in una lavatrice con carica dall'alto di fabbricazione coreana. Il fatto di non riuscire a capire come mai si debbano sborsare 23 dollari per sostituire un filtro che, porca puttana, è ancora in piena garanzia, manda su tutte le furie il povero Truman che, per consolarsi, fantastica di essere un misto tra l'ispettore Gadget e Daredevil. Fa inoltre sogni ricorrenti, comuni ad un po' tutto il genere maschile, come quello di uccidere la propria amante per colpa del suo gusto nello scegliere la carta da parati.
A dipanare l'intricata matassa ci pensa il passato che, come si sa, torna sempre a galla. Specie se è preparato con tanto tanto aglio.