lunedì 4 gennaio 2010

Get a life, open your Windows



Il mondo del copyleft mi fa raccare pesantemente. È un fenomeno che, tanto per dare un'idea, mi provoca un voltastomaco pari, se non addirittura superiore, di quello suscitatomi da ciò che fanno le sorridenti fanciulle di questo sito qui. (Avviso ai naviganti: occhio che è roba solo per stomaci forti. Anzi, fortissimi. E pure molto masochisti. Se ne sconsiglia dunque la visione a chicchessia, specie in prossimità dei pasti e in qualunque altro momento della giornata).

Ma torniamo a noi. Poco fa, prima che non ascoltaste i miei saggi consigli e vi bruciaste il dito, mparlando di copyleft, mi riferivo in particolare al sottomondo "open source", quello di Linux, e altra popò similare. (Ommioddìo, ho detto popò. Addio fioretto…).

Facciamo un passo indietro. Il principio del copyleft nasce dalle menti strafatte di marijuana di alcuni programmatori americani post sessantottini che, stufi del dilagante imperialismo che si celava subdolamente anche nelle loro fette mattutine di pankake irrorato di sciroppo d'acero, decisero di promnuovere un sistema di diffusione delle idee e della conoscenza che fosse in netta contrapposizione con quello tutelato dai diritti d'autore. Per essere più precisi, ilconcetto compiva un passo ulteriore: piùl'idea era geniale, più l'innovazione straordinaria, più doveva essere accessibile al mondo intero e anche a quello parzialmente scremato, senz alcun tipo di tutela o riconoscimento per l'ideatore e per il mazzo che s'era fatto in anni e anni di studio e applicazione.

Detto in parole povere: se dipingi la Monna Lisa devi poi condividerla "aggratis" con il mondo, perché è talmente bella da essere patrimonio dell'Umanità intera, e pure dei marziani, ammesso che esistano, quindi scordati qualsivoglia compenso per la tua opera perché tutti quanti debbono poter goderne ad libitum. E soprattutto, è bene ripeterlo, gratis. Quindi a morte i bigliettai del Louvre.

"Sed atque ista magna mentula!"* risponderebbe a questo punto Catone il censore, se la buonanima delll'illustre filosofo fosse ancora vivo. Certo lo esclamerebbe, ovviamente, solo dopo aver esclamato: "Sus meretrix, aere provectus vere sum...". Ma questa è un'altra questione. La cosa importante da sottolineare, a mio modestissimoavviso, è che se io sono Leonardo Da Vinci, e voi una mandria di bovi nutrita a yogurt dietetici e soap opera, dovete cacar quattrini come se piovesse se volete godere anche solo di una briciola del mio immenso genio. E questa è cosa buona e giusta. Altimenti sintonizzatevi di corsa su Canale 5, ché forse fate ancora in tempo a beccarvi Maria De Filippi.

Perché da che mondo è mondo libri, film, fumetti di Madrake, biglietti del teatro, del cinema e del museo, dischi di Little Tony, giornali di donne nude, opuscoli di taglio e cucito e consulti dall'urologo SI PAGANO. Tanto, poco, il meno possibile, a seconda di quel che si riceve, come sarebbe l'ideale avvenisse sempre. Ma si pagano, per dare un "cum quibus" a chi dall'altra parte si è rimboccato le maniche o si è spremuto le meningi per prestarci il dato servigio.

Orbene, i fautori della bizzarra filosofia "arci-liberal" di cui sopra, si sono fatti ormai da tempo alfieri di una campagna, nello specifico anti-Microsoft, (ma potrebbe essere tranquillamente anche anti-MacIntosh, se solo avesse una quota di mercato un filino più estesa), che punta il dito contro il gigante cattivo del computer che priva il mondo dell'accesso libero e bello al sapere informatico, costringendo, così dicono, l'utente medio del computer ad utilizzare macchine obsolete, dotate di programmi vetusti e claudicanti, solo per poter guadagrane più quattrini.

E questo potrebbe anche essere vero. Ma è inutile lamentarsi di un monopolio, o di un oligopolio, se poi dall'esterno nessuno è in grado di presentare un prodotto abbastanza buono e utile da poter scalzare il soggetto dominante dal suo trono dorato, o anche soltanto da poterne scalfire le zampone leonine.

Sono un po' stufo, ordunque, di sentirmi dire che Linux, che ti scarichi tu e ti paciocchi quando e come vuoi, è millanta volte più figo, più veloce, più versatile, più meglio, non prende virus (sfido, è un pinguino, ergo è abituato ai rigori dell'inverno più rigido del globo) del Uindozz Icspì che Memedesimo si è trovato invece già installato sul suo computer quando l'ha acquistato dal ricettatore maghrebino a Porta Pila.

"Piacere - rispondo io - sono Grazia Alcazzo".

Perché anche una normalissima Toyota comprata dal concessionario, se viene poi messa nelle mani di un meccanico con i controfiocchi, riesce a dare pastine ad una McLaren da Formula 1 in una gara di spunto sul quarto di miglio. Ma sta di fatto, nerdissimi amici miei, che se non siete dei maghi della tastiera e del mouse, e soprattutto se avete tanto di meglio da fare per spendere i vostri vent'anni, non riuscirete a cavare nemmeno un decente programma di videoscrittura da queste beneamate piattaforme del piffero.

Quindi non raccontatemi che Linux, o chi per esso, mi rivoluzionerebbe radicalmente la vita, se solo Bill Gates mostrasse la cortesia e il buon gusto di farsi investire dal tram una mattina mentre va a comprare il giornale nell'edicola sotto casa.

Prendete uno come il sottoscritto, Medioman d'assalto come ce ne sono tanti al mondo. Uso il computer per due cose sole: aggiornare il blog, e visitare uno o due siti internet. Ma sono un incapace sesquipedale e un tremendo inetto giàsoltanto se mi si apre a tradimento la pagina di Excel. Per espletare al meglio le mie uniche due funzioni multimediali, quindi, ho bisogno di piattaforme che facciano tutto da sole, compreso accendersi e spegnersi. Compreso il caffè, magari. E che dunque mi chiedano, al massimo, di digitare da solo un indirizzo con un www davanti.

Perché quando al termine di una seduta di autostimolazione dei paesi bassi di fronte alle immagini in streaming della porcella di turno mi capita di non sentirmi completamente soddisfatto preferisco limitarmi a cambiare mano, o al massimo a cambiare porcella, e non mi va di riprogrammarmi il portatile, il citofono, la lavatrice, l'orologio a cucù e il videoregistratore con un software più liberale del mio...

Ps: l’autore di questo post non ha ricevuto da Mr. Microsoft e da Mrs. Apple nemmeno un bigliettino di auguri in occasione dell’ultimo Natale. Tanto per darvi un’idea del livello di riconoscenza di certe persone

Pps: vi avevo detto di non cliccare quel link là sopra, perché era una roba davvero brutta. Vi avevo avvisato, sconsigliato, messo in guardia. Ma voi l'avete fatto lo stesso, perché vi credete i più furbi e coraggiosi del mondo. Non lamentatevi con me, quindi, se ora vi tocca ripulire il parquet del tinello dal vostro vomito. Anzi, andate a dire alla vostra mamma di mettere al mondo un pargolo più sveglio, la prossima volta che si cimenta nella prova

Note (traductio ad sensum):

* "Ma nemmeno per sogno"

** "Acciderbolina, sono davvero longevo..."

martedì 17 novembre 2009

Laicità



Laicità,

un elemento imprescindibile

per un'educazione stabile

che punti alla parità


Laicità,

staccare i Cristi dagli intonaci

e poi sbraitare contro i monaci

perché son peggio che a Teheran


Tacciare il conservatore

per ore, per ore, per ore

di avere un pensiero feudale

cultura tardo-medievale

cospargere il clero col cloro

zittirli se dicon la loro

in fondo, per male che vada,

la scusa è "Ci fu Torquemada!"


Laicità,

i Sacri Testi? Tutti apocrifi!

Stupefacenti come oppiacei

di scarsa scientificità


Laicità,

ma che vuol mai 'sto Vaticano?

Incatenare il buon villano

al pio timor di Santità!

sabato 26 settembre 2009

Te la dò io la tele



Voglio solo comprare un televisore.


Non uno stramodernissimo LCD, HD, UDC, PD, PdL, Pepperepè zum zum, ciccì coccò, fante cavallo e re. No, niente di tutto questo. Solo uno di quelli normali, senza troppe pretese, e soprattutto senza un cartellino del prezzo sul quale, per riportare fedelmente tutti gli zeri, occorra andare a capo tre volte. Questo per due ragioni fondamentali. La prima, dipendente dal fatto che tra la mia dichiarazione dei redditi e quella degli eredi di Aristotele Onassis si possono notare almeno venti piccole differenze, come nelle vignette della Settimana Enigmistica. La seconda traente origine dalla volotà di fare dono del televisore a mia nonna, 82enne arzilla e vispa quanto si vuole, ma che con un Sony Turbominchiapower in salotto ricorderebbe fin troppo il celeberrimo Papuasiano di coloniale memoria, quello che andava a caccia con la zagaglia in pugno e una sveglia al collo.


Pertanto mi reco bel bello nel punto vendita di una grande catena di cui, per ragioni legate alla mia allergia congenita alle querele per diffamazione, sviluppata sin dalla tenera età, non potrò qui riportare il nome. Vi posso dire soltanto che comincia per Uni ed ha per desinenza una sconcertante paronimia con una moneta avente tutt'ora corso legale nel Vecchio Continente. E non è la Corona svedese.


Grosso errore. Già soltanto per trovare il reparto tv debbo seguire un corso accelerato di orienteering con i cani da tartufo. Cani che, per inciso, sono disponibili in un pratico dispenser ubicato accanto a quello delle buste di plastica. Per giungere a destinazione, infatti, sono costretto a valicare, uno dopo l'altro, ciaspole ai piedi e barilotto di cordiale a tracolla, espositori stracolmi di asciugacapelli USB, copriwater GPS (utilissimi per sapere, ogni giorno che il buon Dio manda in terra, dove diavolo state cacando in quel preciso momento), spremiagrumi al plasma e lettori digitali di calli e duroni.


Raggiungo alfine la meta, illudendomi di essermi ormai lasciato alle spalle ogni difficoltà. Povero illuso. La mia odissea personale in confezione monouso ha solo incontrato un nuovo inizio. Prima, infatti, devo trovare un modello al tempo stesso pratico (ricordate la nonna?) e non eccessivamente dispendioso (ricordate le venti piccole differenze tra il mio Modello Unico e quello degli eredi Onassis?). Da solo non ci riesco. Ma per fortuna c'è il commesso: "Scusi, buon uomo - faccio io - Di grazia: qui, oltre agli schermi per cinema multisala, vendete anche televisori?". "Certo - replica lui - sono là in fondo". Aggiungendo poi, in cuor suo, "fot...issimo morto di fame". In quella, comprendo che "là in fondo" è la curiosa fraseologia con cui in quella contrada si indica l'angolo acuto del salone compreso tra l'uscita di sicurezza, il magazzino e la porta del cesso riservato allo staff. Molto bene.


Scorro a scalare tutti i cartellini dei prezzi, sino a giungere a quello che mi pare essere più a portata di tasca. Poi torno indietro di un paio, essendomi accorto di aver superato gli espositori delle tv ed ssere passato allo scaffale dei supporti da parete. Ecco perché mi sembravano così convenienti! Adocchio uno schermo 15 pollici, vari cavi per la connessione alla rete elettrica e alla fonte dell'etere, un telecomando ed un bel tasto anvisca/smorta (on/off, per la nonna). Prezzo ragionevole, come solo può essere un pugno sferrato a tradimento alla bocca dello stomaco. "Buongiorno" chioso rivolgendomi al collega del primo commesso. "Vorrei quello lì, per favore". "Un attimo solo - replica egli - Finisco di servire i signori e sono da lei".


"Un attimo", se definisce un'ora e un quarto d'orologio, è un eufemismo. Anche "signori" è un eufemismo, se utilizzato in quella circostanza. Mi superano infatti uno dopo l'altro ondate di tamarri con il jeans a vita bassa e, nonostante trenta e passa anni suonati, la mutanda indossata quasi a voler prevenire un mal di gola, bramosi di collocare nell'andito del proprio bilocale in affitto nella periferia di Vergate sul Membro - per il canone del quale versano già in ritardo di due quote - un maxischermo al plasma da 1098.77 pollici (06, per chi chiama da fuori Roma) che finiranno di pagare a rate solo nel giorno del Giudizio. Il tutto per non perdersi l'impagabile spettacolo di osservare come sotto i vetrini del microscopio i peli del naso di Ibrahimovic dopo che si è smorfellato dal dischetto del Bernabeu per celebrare un sinistro andato a segno contro gli odiati Merengues. Gli stessi che tra sei mesi non potranno comperare ai figli l'apparecchio ortodontico, gli occhiali o i plantari correttivi, e si giustificheranno con la prole più o meno così: "Mi dispiace, Gionatan, c'è la crisi. Comunque tranquillo, con la cintura Cavalli non si nota la zeppola".


Ma io sono arrivato prima, e volevo soltanto un televisore normale. Quello da cento euri cacati, col telecomando al quale manca persino il numero nove, ma che tanto fa lo stesso perché si può cambiare canale con il più e il meno. E avrei anche pagato in contanti, con biglietti freschi freschi di bancomat. Invece niente. Senza la rateizzazione a 36 eoni, 2 ere e 12 evi qui dentro non sei nessuno. Non hai diritto di cittadinanza. Sei un invisibile, eterea presenza cui verrà prestata un'attenzione pari a quella di un peto mollato allo stadio Olimpico.


Alla terza famigliola di MinchiaSabbri che mi passa davanti decido di andarmene. Stanco, deluso e stizzito. Ma non prima di essermi tolto la soddisfazione di improvvisare una supercazzola alla cassiera. Così, per una sorta di rappresaglia morale.






Ps: Caro commesso dell'Unieccetera, che trascorrerai la tua esistenza di lavoratore sottopagato tra un contratto interinale e l'altro, incontrando la tua massima realizzazione economica con le commissioni sulla vendita porta a porta dell'Enciclopedia Universale dei Cavaturaccioli, ascoltammi. Non dare la colpa di ciò che ti attende alla recessione, alla crisi, al Governoladro, o ad un'imprenditoria arraffona e sorda alle esigenze occupazionali delle nuove generazioni. La responsabilità del tuo grigio e anonimo futuro è solo mia. E del simpatico pamphlet: "La macumba per tutti, in particolare per tua sorella", che ho letto con sommo piacere quest'estate sotto l'ombrellone.