giovedì 4 ottobre 2007

The Muppetship of the Ring

martedì 2 ottobre 2007

E' morto un blogger


Oddìo, è successo. Tabagista1986 ha disabilitato i commenti ai suoi post. Questo significa una sola cosa: la sua vita di blogger è terminata, perchè ha scelto l'ascesi e la luminosa spiritualità della blogstar rininciando alla opaca materialità terrena del confronto costante con il pianeta terra. Poverino.

Già me lo vedo, d'ora in avanti. Il prossimo passo sarà quello di postare solo articoli belli ma lunghissimi, e solo una volta ogni morte di papa. Poi si iscriverà a lettere e farà passare come una cosa fighissima e da geniacci il fatto di laurearsi a 47 anni quando si hanno solo 19 esami da passare, come ha fatto Chinaski. Oppure non posterà mai più, come Arkangel, che non si sa se sia morta o cosa, ma così facendo intriga ancora di più i visitatori che si chiedono "Ma ha smesso di postare perhè era troppo gnocca? Chissà se linkandola al mio blog dimmerda un giorno me la darà, o per lo meno me la farà annusare...". Oppure ci manderà tutti affanculo dalla piazza centrale di Coccomaro sul Prepuzio, partendo da lì per insidiare il trono mediatico di Beppe Grillo. Chissà.

Chissà che cosa lo ha spinto al trapasso. sarà che ha cominciato a scrivere per l'Umidità, e ora è troppo "in alto" per noantri, o sarà che tutti lo amano e lo venerano ormai come profeta. Esr, sì, un po'.

Sembra però sia il destino inevitabile di tutti i blogger che cominciano ad avere un pochino di frequentazioni e contatti, e si stufano quindi di dover perdere tempo a leggere i commenti degli altri. Perchè tanto ormai c'è anche Dio in persona che lascia i suoi commenti, però lui telefona...

Dai, raccogliamoci tutti in un minuto di silenzio per questa grande anima che non c'è più e ci ha lasciato per salire al cielo. E niente salve di peti.

Farmacista tu, farmacia di turno...


Giorni addietro stavo amabilmente chiacchierando con un tal Marco da Pescara, di professione amministratore delegato di una catena di farmacie. Alla notizia di quale fosse il suo mestiere, ho strabuzzato tanto d'occhi, perché non credevo esistesse una simile figura professionale. E dire che col lavoro che faccio io, ovvero la mignotta per iscritto, come in molti la definiscono, ne so davvero qualcosa di questo genere di faccende.
Tant'è. Al mio stupore sono seguite le ovvie domande di chiarimento. Al che lui mi ha spiegato che con la progressiva, e magari anche un po' garibaldina, liberalizzazione del settore farmaceutico (thank you, Cpt Bersani!), le grandi multinazionali del farmaco, ma non solo loro hanno avuto la grande idea di allargare il business su un nuovo settore: non si limitano cioè soltanto più a fabbricare le supposte e i cachet da venderti con o senza prescrizione medica, ché tanto è uguale, ma diventano esse stesse proprietarie delle farmacie. Ta-daaa... Dal produttore al consumatore, come all'agriturismo. "Cascina Lasonil". Suona anche bene.
Ad ogni buon conto... E' una mossa che in Italia stanno già facendo. Anche se ancora in via sperimentale, ha già un discreto successo: per ora si sono mossi nomi come la Bayer, quelle delle aspirine, e la Allianz, gruppo bancario e assicurativo, che già stanno mettendo su qualche catenuccia a Milano (così almeno mi ha detto lui, io chiedo conferma). Presto dovrebbero arrivare anche a Torino, se già non hanno cominciato.
Allora che cosa ha pensato di fare il giovane e intraprendente Marco, che ha il babbo farmacista proprietario della farmacia più antica e rinomata in quel di Pescara? Ha messo su una sorta di holding tra varie farmacie, una società, per meglio dire, che raggruppa le 5-6 più grandi della provincia abruzzese e dintorni. "In questo modo - mi ha spiegato - quando una delle multinazionali arriverà anche qui e tenterà di scalzarci dal mercato, avremo due possibilità: 1) vendere tutte le farmacie alla multinazionale ad un prezzo decisamente alto, tale da sistemaci tutti quanti, e poi chi ha ancora voglia di fare il farmacista lavora lì dentro da dipendente e con lauto sipendio. 2) se la multinazionale non accetta subito, fare "cartello" per costringerla, se vuol reggere la concorrenza, a vendere sottocosto per un certo periodo quel tanto che basta a farle gettare la spugna e accettare le nostre condizioni di resa (ovvero quelle di cui al punto 1, NdP)".
E fin qui, tanto di cappello, perchè ho capito finalmente che lavoro fa ma soprattutto per la strategia commerciale che è riuscito ad escogitare. Ma se poi penso che quei negozi lì non vendono computer, auto, case o vestiti, ma medicine, e che quindi tutte queste strategie girano quanto più ci imbottiamo di schifezze, beh... mi vengono i brividi al pertugio del posteriore. E non tanto per adesso, quando in farmacia ci troviamo ancora il nostro sorridente farmacista amico da una vita, a cui raccontiamo proprio tutto e che sa tutto di noi e della nostra anamnesi, e di quella della nostra famiglia da almeno tre generazioni, ma per dopo, quando entrare in farmacia sembrerà di andare al Blockbuster o al Carrefour