lunedì 8 dicembre 2008

Goodbye bukkake


Fellatrici di tutto il mondo, unitevi. Perché il problema si sta facendo grosso e duro, ma non come vorreste voi. Di cosa sto parlando? Di questo, mie care. Leggo e riporto dal sito internet di un'importante testata nazionale:

"L'inquinamento da sostanze chimiche colpisce soprattutto i maschi delle specie animali, riducendo la loro fertilità, rimpicciolendo i loro organi sessuali e aumentando i casi di ermafroditismo. Lo denuncia una ricerca della ong britannica Chemtrust (www.chemtrust.org.uk), che ha esaminato più di 250 studi scientifici da tutto il mondo".
Ma questo è solo l'inizio. Perché studiando caso per caso, si scomprono accadimenti sconcertanti: "(...) i pesci dei fiumi britannici sviluppano uova nei loro testicoli, pare per la presenza di ormoni femminili delle pillole anticoncezionali scaricati nelle fogne" e poi ancora "(...)gli storni del sudovest dell'Inghilterra che mangiano vermi contaminati da ormoni femminili delle fogne cantano con una voce più acuta e maggior virtuosismo". Si sono dimentiati di dire che poi vincono le edizioni italiane di X-Factor, spopolando nelle programmazioni estive di tutte le radio, e provocando orchiti fulminanti agli ascoltatori. Che, ovviamente, diventano a loro volta sterili. Visto com'è subdolo il meccanismo?

Ma non è finita qui perhé il peggio sta arrivando proprio adesso. Reggetevi forte alla vostra seggiola, perché questa è roba da far tremare le vene dei polsi: "Il professor Lou Gillette (a proposito di vene dei polsi...) dell'Università della Florida commenta che "se vediamo problemi nella vita in natura, possiamo preoccuparci che qualcosa di simile stia avvenendo ad una percentuale dei maschi umani". Ok potete grattarvi, e nel frattempo controllare che sia davvero tutto a posto. Ma vi dò un minuto perché poi diventa una cosa zozza. Ora andiamo avanti: "The Independent cita a proposito altre ricerche, che rivelano che i figli di madri esposte agli ftalati hanno peni più piccoli e testicoli non discesi, che le comunità più inquinate da sostanze mutagene (fra le quali l'Italia) generano più femmine che maschi (per la gioia dei onessionari Vuitton) e che perfino la produzione di sperma in venti paesi è crollata in 50 anni da 150 milioni di millilitri a 60". A parte il fatto che voglio assolutamente conoscere l'equipe di medici e scienziati che si occupa di tenere il conto dello sperma prodotto ogni anno da milioni e milioni di paia di palle (un lavoraccio, signori miei, roba che manco Cicciolina...).

Ma poi questo cosa significa? Che siccome anche qui sopra pesa la crisi dobbiamo risparmiare, centellinare ciò che abbiamo oppure, possibilmente, tenere tutto da parte per i momenti di carestia? No, cioè, per favore, spiegatemelo.

sabato 22 novembre 2008

Faccio pena, e la gente si dispiace per me


Evviva i maestri di vita d'accatto. Quelli che trovi a così buon prezzo che, se tanto mi da tanto, il prossimo salta fuori da una scatola di cereali. O con l'inserto di Famiglia Cristiana.

Erano una delle cose che mi mancava di più, durante tutti questi mesi di assenza più o meno forzata dalla blogosfera. Del resto rappresentano una fauna così affascinante e composita che, ogni volta che ci si imbatte in un esemplare, non si può fare a meno di cadere nell'estasi che è propria dell'etologo in erba dinanzi al primo pangolino, lemure od oloturia. E sì che il sottoscritto ha avuto la singolarissima fortuna di incontrarne a decine, durante la sua breve ma intesa esistenza. Purtuttavia, sempre il sottoscritto, deve cantare inni al Signore per ringraziarlo dell'incredibile incremento di incontri ravvicinati di questo tipo da quando ha aperto un blog. "It's raining idiots, halleluja!"

Sono tanti, sono varii, ma accomunati da una sola e condivisa radice: sono quelli che stanno sempre dalla parte giusta, che hanno sempre la Ragione e la Verità nelle tasche del panciotto (una nella destra, l'altra nella sinistra. Con il Sapere Supremo che fa cucù dal taschino dell'orologio) e che, last but not least, sono travolti dal sacro fuoco della redenzione dal male di tutto ciò che è "altro" rispetto a loro. Non passa loro nemmeno per l'anticamera del cervello che la crisoelefantina Torre Morale dall'alto della quale sputano sentenze abbia fondamenta così fragili che basterebbe uno starnuto del lupo delle favole a farla venire giù. E, ovviamente, quando trovano la loro Maddalena da convertire, vanno in sollucchero. Guai a contraddirli, però: se ne escono con frasi schifate sulla tua presunta pochezza, ignoranza, grettezza e ottusità. Come può una qualsivoglia creatura del mondo terracqueo essere così cieco di fronte a cotanta salvifica luce sprigionata da ogni orifizio, ed ardire addirittura una replica? Eh, no, non si può. Chi lo fa induce pena, tristezza e compassione, e provoca il broncio del cagnolino di cui sopra.

Perché loro sono in missione per conto di Dio, baby. Proprio come John Belushi in quel film con gli occhiali scuri e l'abito da beccamorto. Ma non fanno ridere nemmeno un po'.

mercoledì 19 novembre 2008

Io sono mio e mi gestisco io



Sono un uomo libero. E non è mica un'affermazione da poco.
Specie in un'era in cui ci vengono posti vincoli, lacci e lacciuoli da ogni parte. Non si può fare un passo senza prima impegnarsi ventennalmente in qualche cosa sottoscrivendo in triplice copia un contratto zeppo di postille. Non si può fare, dire, pensare qualcosa, andare o tornare da qualche parte senza aver prima chiesto il permesso a qualcuno. O, per lo meno, avvertito qualcuno. E dove non c'è la carta c'è il web.

Ma questo non mi riguarda più, perché io sono un uomo libero. Tiè, alla faccia di voialtri schiavi in catene.
Sono un uomo libero, miei cari Kunta Kinte, perché avevo un blog animato e seguitissimo, questo, e quando mi sono stufato di aggiornarlo l'ho semplicemente mandato affanculo. Per mesi, mesi e mesi. Così, senza dover dare spiegazioni a nessuno, compresi quelli che mi chiedevano di tornare a scrivere. Ora l'ho fatto, è vero, ma è stata una scelta mia sponte, operata nel momento in cui ormai più nessuno pensava avrei scritto ancora una riga qui sopra.

Sono un uomo libero perché avevo un account su Facebook e l'ho chiuso. Sì, l'ho chiuso. Quando ha cominciato a darmi noia il fatto di dover vivere per forza in vetrina sotto gli occhi del mondo, ho detto "ciao ciao" all'annuario degli psicopatici esibizionisti guardoni e me ne sono andato. Se è vero che sono pochi, e comunque sempre di meno, quelli che non hanno un account perché non lo vogliono, perché non sanno usarlo, o perché semplicemente sono disinteressati alla cosa, è ancor più vero che coloro i quali hanno un account, per di più con seicento e passa contatti, centinaia di foto, dozzine di applicazioni e decine di gruppi, e poi mandano tutto a farsi benedire, si contano sulle dita di una mano. La mano di un operaio cinese addetto alle presse, però. Per questo sono un uomo libero.

Sono un uomo libero perché mi rendo perfettamente conto di stare scrivendo un post che fondamentalmente non ha né capo né coda, ma me ne importa comunque un fico.

Gente, il Pautasio è tornato. Per fare tanta bua al mondo.

venerdì 29 agosto 2008

Che la forza sia con me


L'ho trovata su internet, nel gran calderone di ebay, per la precisione, e non ho resistito. L'ho comprata, e dopo appena due giorni mi è arrivata a casa in un enorme imballo di cartone color marrone. Per gentile concessione delle Poste Italiane, che ritardano la consegna solo quando, per i loro gusti, non cacci abbastanza soldi nella spedizione.

Quando sono tornato a casa e l'ho vista, appoggiata di sghimbescio sul bordo della scrivania, ho avuto la sensazione del Natale vissuto da infante. Mi sono letteralmente gettato su quell'imballo di cartone così accuratamente confezionato, e in quattro e quattr'otto l'ho disfatto. Estraendo il suo contenuto.
Una riproduzione fedele all'originale della spada laser di Mace Windu. Lo jedi nero. Quello arrivato sul gommone intergalattico dai confini della Repubblica, e che è incazzatissimo col mondo intero perché mentre gli altri padawan si allenavano a dosare la Forza, lui puliva i vetri dell'Ala X di Yoda. Anche se fa sempre il posato, lo si capisce da come si scaccola sempre con un certo nervosismo, nelle inquadrature dei film.

Non so perché l'abbia fatto, in realtà. Sto parlando di me che compro la spada, eh, non di Mace Windu che si scaccola. Ho scelto quella perché ha la lama viola, che è più originale di quella blu classica, di quella verde di Yoda, o di quella rossa da Sith che tutti i nerd comprano per sentirsi più fighi e potenti. Però, dico io, in fondo non sono mai stato un fan sfegatato della saga di Guerre Stellari. Oddìo, ho visto i canonici sei filmoni, conosco abbastanza bene la trama e qualche brandello di albero genealogico dei personaggi, e so per certo che la principessa Leyla è la sorella di Luke Skywalker e non di Chew Becca. O come cazzo si scrivono Leyla e Chew Becca. Però non sono di certo un appassionato.

«La differenza tra un adulto e un bambino sta tutta nel nel prezzo dei loro giocattoli», diceva Malcom S. Forbes, editore americano che spendeva un sacco di soldi in altrettante vaccate intergalattiche. Sorvolando sul fatto che Malcom S. Forbes avrebbe potuto tranquillamente continuare a giocare con i suoi costosissimi modellini di navi senza rompere i cocomeri al mondo con i suoi aforismi inutili, visto che c'era già stato Oscar Wilde, si può dire che avesse ragione. Io però non ci ho speso su una fortuna, anche se non me l'hanno nemmeno regalata. Quindi non so se qualificarmi nel novero degli infanti o nel mondo dei grandi.

E, in fondo, quella roba che ho preso io è davvero un oggetto inutile. Però, boh, l'ho presa, amen, perché mi sono lasciato trascinare da un gruppo di compari ad iscrivermi al cosro di spada laser (sic) che dovrebbe aprirsi di qui a poco a Torino. Sciamannato tra gli sciamannati, mi divertirò come un pazzo. O mi annoierò dopo due lezioni e manderò tutti affanculo. Boh, mah, chi lo sa.

lunedì 30 giugno 2008

Parole a caso. Capitolo I


"Dottore, ho una seggiola nel naso" disse la segretaria sgranocchiando un sottobicchiere al sesamo. Erano circa le Milano meno un quarto, e fuori dalla finestra Capitan Findus soffiava forte dentro una carrucola. Un rimescolìo di chiavi inglesi scosse il giovane Henry dal suo sogno postprandiale: "Ho di nuovo lasciato aperta la porta del gas" pensò, rammaricandosi di non avere con se' un pigmeo. In quel mentre, un branco di commercialisti irruppe al grido di "Le chiavi del locale ascensore sono in possesso della famiglia Rossi", e pretendendo seduta stante la revisione del trattato di Versailles. Cosa che, come era prevedibile, fece andare su tutte le furie lo scaldabagno dei vicini.

Tuttavia Henry non si scompose, e ordinò per telefono un sandalo al tegamino, che gli venne consegnato a stretto giro di posta dal Presidente della Repubblica. "Dovresti smetterla di collezionare bastoni per le tende: hai già l'ulcera e la macchina in garage" lo redarguì sua madre, Hilda, donna di sani princìpi morali ma assolutamente priva di cingoli. "Lo sai mamma che la Polonia mi piace ben cotta"rispose lui con aria assente, distratto dal volo di gabbiani nella vasca del pesce rosso.

"Dottore, presto, c'è una macchia di ebano sulla camicia del ciambellano". L'urlo della segretaria lo scosse nuovamente dal torpore, proprio mentre un camion rimorchio scaricava casse di malva sul suo lettore portatile di analgesici. "Arrivo, arrivo" rispose il giovane Henry ad un richiamo così perentorio, tanto simile al turbinìo di un quaderno a quadretti lasciato a fermentare in una nursery da ricordargli un terribile episodio della sua infanzia, quando proprio per colpa di un ippopotamo aveva corso il serio rischio di far impazzire la maionese.

Il giovane dottore scese dunque i gradini della merenda quattro a quattro, superando a grandi falcate i cespugli di rododendro che gli si paravano dinanzi ad ogni incrocio.

Quando, proprio in quel momento...


(continua)

mercoledì 18 giugno 2008

Non guardate la figura (1)


Ho un'emorroide emotiva che mi attanaglia quel metaforico buco del culo che è il mio animo poeta. Non so perché, ma sento un fastidio pulsante in corrispondenza dello sfintere metafisico. Appena scoprirò cos'è, ve lo farò sapere. Intanto, andate pure a vomitare il pranzo.



(1) Troppo tardi, vero? beh, io comunque la coscienza a posto ce l'ho, perché vi ho avvertiti

mercoledì 11 giugno 2008

Caro diario: se lo faccio anche io, uccidetemi


No, non è possibile. Sono già due. Due menti geniali divenute inspiegabilmente de-menti geniali da qualche tempo a questa parte. Così, senza preavviso. Da quando, cioè, hanno abbandonato il Bushido del blogger cinico&salace, la Via della Absolute Web Justice, per slavinare inesorabilmente nel patapuffoloso (ecco, l'ho usato di nuovo) mondo delle sedicenni che utilizzano le pagine di internet che il buon Dio mette loro a disposizione come fossero quelle del diario rosa del Mio Minypony.

Non vi dirò chi sono, né quali sono i loro blog, perché, prima di tutto, è una cosa che non si fa. E poi perché altrimenti potrei seriamente rischiare di dare luogo a disastri diplomatici di proporzioni pantagrueliche, ma soprattutto perché è anche giusto che, cari e affezionatissimi lettori, impariate un po' a farvi gli affari vostri. Almeno una volta ogni tanto.

Vi dirò soltanto che entrambi ora posseggono un alter ego, il quale a sua volta possiede un blog, sul quale l'alter ego di cui poc'anzi narra con dovizia di particolari scabro-coccolosi e flussi di coscienza degni del miglior Kurt Cobain in versione "Cioè magazine" le loro avventure erotico-sentimentali, farcite qua e là di innumerevoli altri dettagli personalissimi quanto inutili quanto assolutamente "ecchiccacchiomaisenefrega".

Temo stia diventando una malattia, una sorta di morbo che a mano a mano intacca tutte le più brillanti materie grigie della blogosfera. Se tra qualche giorno scoverò anche il Diario dei Problemi di Cuore di Chinaski77, avrò la prova che e così.

Nel dubbio, corro subito ai ripari, perché prevenire è meglio che curare, ed essendo io mente brillante certificata dall'Imq vi chiedo di diventare or ora esecutori del mio testamento biologico in caso di contagio e rapida degenerazione della malattia anche sulla mia persona.

E' molto semplice: qualora dovessero manifestarsi i sintomi, uno o più di essi, a rate o tutti insieme, in forma conclamata, dovrete provvedere in tutta fretta alla mia completa e indiscutibilmente totale eliminazione fisica. Che sia la più rapida e indolore possibile, al fine di scongiurare ulteriori possibilità di contagio e non far soffrire ulteriormente il mio povero fisico già crudelmente dal male.

Sintomi inconfondibili del contagio, grazie ai quali potrete sapere con assoluta certezza che anche io sono finito nel Mondo dei Puccipucci-più, sono:

1) Desiderio irrefrenabile di raccontarvi su questo o altro blog, sito, pagina web o anche post-it telematico, ammesso che esista, quanto ami Ubalda, Genoveffa, Petronilla o, perché no?, Arturo, e quanto desideri fare tante cose sporche con il suo corpo. Ad esempio, attaccarci su le caccole del naso indossando un tutù.

2) Profusione di riflessioni assolutamente autoreferenziali e palesemente inconcludenti su come la mia vita sentimentale sia un disastro, oppure sia bellissima, oppure così così, ritenti che la prossima voltà sarà più fortunato.

3) Inarrestabile vaghezza di elencarvi le prestazioni del mio pirillo con dettaglio pari a quello utilizzato dalla rivista "AutoOggi" nel presentare gli ultimi modelli di casa Volkswagen.

4) Masturbazioni mentali di varia foggia, intensità e dimensione, attorno al concetto fondamentale di quanto sia bello quando l'Io cessa di esistere per fondersi in un Noi che diventa il Tutt'uno più tutt'uno di ogni altro Tutt'uno.

5) Varie ed eventuali, ma sempre con tanto cuoricini, bacini, slinguazzini, smanettini, cippalippi e picipaci.

Il tutto, ovviamente, senza una punta di ironia, sarcasmo o palese ischerzo, ma anzi, con l'intenzione casta e virginale di raccontarvi la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità riguardo i temi di cui sopra.
Perché l'ammmore non ammette menzogna.





Ma vaffanculo

lunedì 9 giugno 2008

Vietato vietare i divieti


Siamo proprio sicuri che essere completamente liberi da qualsivoglia norma restrittiva sia la soluzione a tutti i mali? Credo di no.

Oddìo, lungi da me il voler smontare quasi 300 anni di dottrine illuministe sulla Libertà liberissima e il sacrosanto Diritto dell'Uomo con la Maiuscola, nonché i loro svariati sviluppi figli dei secoli: il mio discorso è molto più terra terra. Come al solito, del resto.

Mi riferisco a quelle piccole ma imprescindibili regole che scandiscono il nostro quotidiano. Regole che magari ad un primo sguardo possono apparire noiose, incomprensibili, inutili o datate, ma che, a ben guardare, ci distinguono dalla bestialità di tutti i nostri fratelli quadrupedi che condividono con noi tanta parte del patrimonio genetico. E che, per l'appunto, sono animali proprio in quanto è loro consentito strabattersene gli zebedei di tutta una serie di regole.
Le galline e i bovi, per esempio, non devono mica andare alle cene del Rotary. E comunque, se ci vanno, indossano l'abito lungo con la stola o la camicia bianca con le scarpe nere, senza fare tante storie. Lo so perché l'ho visto.

Le regole sono importanti, per Bacco. Qualche esempio? Presto fatto. Ne prendo un paio a caso, di quelle che più mi irritano quando le vedo infrante.

- Sulla scala mobile si tiene la destra. A sinistra, proprio come per strada, si fa luogo a chi ha fretta di andare avanti.

- Le poesie si scrivono in metrica. In rigorosa metrica, tanto per essere chiari. Altrimenti non si scrivono proprio, e ci si accontenta di ripiegare sui pensierini patapuffolosi da "Diario di Poochie". Possono astenersi dal seguire pedissequamente questa prescrizione soggetti quali Ungaretti, Quasimodo, e quel pazzo scatenato di Filippo Tommaso Marinetti. Che però, a quanto risulta dai giornali del mattino, sono "ambetre" bell'e che defunti, e senza aver lasciato eredi spirituali degni di questo nome che possano prendersi altrettanta libertà in loro vece.
Questo comporta, in sostanza, che le seghe mentali in pseudo-versi abortiti dal cerebro degli studenti frustrati del Dams e dai loro degni compari di sfiga disseminati in centinaia di club per mentecatti letterari NON sono poesie. Al massimo, ma solo perché siamo magnanimi, sono dediche da Smemoranda o aforismi da cioccolatino malamente ratti dal loro habitat naturale per essere spacciati come dono di Calliope alla squinzia di turno. Che alla fine, immancabilmente, la dà. Rapita e attonita. Perché il capello lungo tira un casino.

- Alla gente che non si conosce ci si rivolge con il "lei". A meno che non si tratti di infanti, ovvio. Ma è buona norma, in ogni caso, insegnare agli infanti ad utilizzare la formula in terza persona nei confronti degli adulti. Con i quali, comunque, sarebbe sempre bene non interloquissero mai, specie se sono estranei e offrono caramelle o passaggi su grosse auto scure.
La confidenza viene concessa, mai presa arbitrariamente. Il "tu" è ottimo per affabulare i parenti stretti, omaggiare gli amici più cari e, reiterato più volte, imitare i telefoni occupati. E basta.

- Si dice "ci vediamo LA settimana prossima", e non "ci vediamo settimana prossima". Ucciderei volentieri a mani nude, con il solo ausilio di unghie di tre settimane e dita bisunte di pollo, tutti coloro che stuprano così malamente la nostra bella lingua. E sono tanterrimi, vacca boia. Anche per radio, e in televisione.
Insomma, passi per i congiuntivi, che ormai da generazioni e generazioni distinguono i Minchiasabbri dalla gente normale, e che quindi sono utilissimi per evitare sin da subito di legare con le cattive compagnie. Ma, merdapisciafigaevaffanculo, almeno sugli articoli sarebbe bene non risparmiare. Salvo voi non comunichiate tramite telegrammi, e il vostro portafogli pianga per cotanto scialo. Allora siete giustificati, ma solo perché di questi tempi il petrolio sfiora i 150 verdoni al barile...



Bon, basta, al momento non me ne vengono in mente altre. Se poi mi sovverranno, amplierò la discussione altrove, nei commenti o in un nuovo post "ad hoc". Nel frattempo, se ne avete qualcheduna da suggerire, fate pure come se foste a casa vostra...



Ah, maledizione, scusate, stavo proprio dimenticando la più importante

- La camicia bianca di giorno fa cafone. Va bene la sera, o comunque dopo le 19. Non si diventa più eleganti se la si ostenta alle otto di mattino in ufficio, solo perché ce la si è fatta fare su misura dall sarto mentree quella dei colleghi è azzurra, della Upim, e col taschino. Si dimostra solo di essere passato dai jeans a vita bassa D&G all'abito senza essere prima andato a scuola.
E la dimensione del nodo della cravatta non dev'essere freudiana compensazione di pochezza penica... Per quella c'è già il Rolex d'oro sul polsino.

martedì 3 giugno 2008

Cacca al diavolo e fiori a Gesù


Cacca al diavolo e fiori a Gesù (2v)

Gesù, ti dico buon Gesù
E invece a te, belzebù, ti dico vaffan…

Cacca al diavolo e fiori a Gesù (2v)

Gesù, ti dico buon Gesù
E invece a te, satanone, ti dico sei un c…

Cacca al diavolo e fiori a Gesù (2v)

Gesù, ti dico buon Gesù
E invece a te, satanasso, ti dico testa di…

Cacca al diavolo e fiori a Gesù (2v)

Gesù, ti dico buon Gesù
E invece a te, satanasso, ti dico figlio di un di…

Cacca al diavolo e fiori a Gesù (2v)

martedì 20 maggio 2008

La cacca è meglio del Brain Trainer


Sarà la visione come simbolica catarsi della defecazione, che in qualche modo si erge a metafora dell'espulsione del Male per fare spazio al Nuovo, ma a me fare la cacca ha sempre aiutato tantissimo a ragionare meglio. E mica solo perché poi dopo uno è molto più leggero di quando ha iniziato, e quindi, in sostanza, ha anche meno roba addosso a cui badare.

Tutto è cominciato in prima media. O meglio, è stato in quel momento che mi sono accorto per la prima volta delle straordinarie potenzialità psicotrope della cagata. Stavo studiando geometria, credo il teorema di Sarcazzo sui triangoli isosceli ipermetropi evangelisti diversamente abili e pure un tantinello socialisti, suppongo, o comunque qualcosa di molto similare. Mi trovavo di fronte ad un complicatissimo esercizio di calcolo (ricordo infatti che né le dita né il pallottoliere mi erano stati di alcun aiuto), indispensabile alla risoluzione del problema geometrico risolvibile esclusivamente tramite un'applicazione pratica del teorema di cui sopra, nonché, per diretta conseguenza, ad aprire le porte al magico mondo dei compiti finiti. Ricordo con precisione l'arrovellamento senza esito che mi spinse persino a girare il libro al contrario, in cerca di una risoluzione destrorsa stile Black Sabbath, a tentare di decrittare il testo del problema come un marconista inglese della II Guerra Mondiale di fronte ad un morse battuto con macchina Enigma, e infine a cercare la soluzione a pagina 36, quasi il mio sussidiario fosse una versione scolastica de La Settimana Enigmistica. Ma niente.

Poi, mi scappò di fare la cacca.

Così, come avrebbe fatto qualsiasi essere umano con più di tre anni di età e privo di bizzarre perversioni sessuali, decisi di alzarmi dalla scrivania e andare al gabinetto per sgravare.

E fu lì, assiso con fare assorto e contemplativo sulla tazza del water, che ebbi l'illuminazione. Congratulandomi mentalmente per la soluzione sopraggiunta e per la ragguardevole entità dello stronzo, cui tra l'altro tributai gli onori militari al momento di tirare lo sciacquone, mi resi conto di ciò che era accaduto.

Da allora, questo miracolo di creazione ed escreazione non ha mai cessato di stupirmi, Nè di ripresentarsi con regolare puntualità tutte le volte che avevo da sottoporre all'attenzione di memedesimo un cruccio di notevole portata, fosse esso di studio, di vita vissuta, di amore, di morte, di fantacalcio e via discorrendo.

La cacca è meglio del Brain Trainer. La cacca dà le risposte. La cacca è la via per il Sapere.

Che cosa aspettate, dunque?




Andate tutti a cagare

sabato 17 maggio 2008

Voglio tornare alla medie




Precisiamo subito che non sto parlando di birre. Perché da quando, al terzo anno di superiori o giù di lì, ho sperimentato il mio primo boccale da litro, le medie le snobbo ogni volta che posso.

Parlo proprio delle scuole medie. E mica perché mi sconfinferino più di tanto le ricerche sui paesi dell'Asia o sui prodotti tipici della Liguria, le espressioni con le parentesi graffe, i temi su: la scuola, la famiglia, la pace nel mondo, le doppie punte e "Cosa ti aspetti dal tuo futuro?"; le interrogazioni alla lavagna, gli scappellotti negli spogliatoi della palestra, le gite col viaggio fatto in fondo al pullman a cantare "Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi..." (beh, no, effettivamente questo un po' mi manca), eccetera eccetera eccetera.

E non voglio nemmeno la scuola media come quella di oggi, nella quale un qualsiasi pivellino che fino all'anno prima non poteva nemmeno salire da solo in ascensore si sente in dovere di avere i soldi e la fama di un tronista di Maria De Filippi, il cellulare di Tronchetti Provera, la vita sessuale di un bonobo affetto da smanie ossessive compulsive, la fedina penale di un rapper della West Coast e una fidanzatina occasionale dai costumi degni di una passeggiatrice dei sobborghi londinesi di metà '800. O della Suburra romana in età tardo-Imperiale.

Intendo la nostalgia per l'atmosfera quotidiana in cui allora si viveva perennemente immersi, quando si aveva a malapena tra i 12 e i 14 anni, un cervello da celenterato, i primi peli sparsi qua e là in maniera molto discutibile, e soprattutto la licenza di fare cazzate rilasciata da Sua Maestà l'Adolescenza Incipiente in persona. Roba che pure James Bond se la poteva soltanto sognare.

Ieri sera ho avuto un piccolo assaggio di tutto questo. Un piccolo ritorno al passato, con una rodatissima squadra di vecchie conoscenze i cui primi incontri risalgono per l'appunto a quegli anni ruggenti. O ruttanti, a seconda del punto di vista e di cosa aveva mangiato a merenda il compagno do banco. La vecchia guardia al quasi-gran completo (chi non c'era o aveva impegni inderogabili oppure, molto più semplicemente, sen'è sbattuto il piffero), con in più una new entry, conosciuta solo quasi 10 anni più tardi, che però lì in mezzo non stonava affatto.

E' bastata qualche birra (poche, a dire il vero, in una serata all'insegna della morigeratezza alcolica la più puritana pensabile. Almeno secondo i miei personalissimmi standard), cui ha fatto seguito qualche aneddoto dei bei tempi andati (che significa tra i 10 e i 13 anni fa, suppergiù). E poi via a briglia sciolta verso il magico momento in cui abbiamo detto addio per sempre alla nostra infanzia incominciando l'incespicante cammino verso l'affascinante traguardo dell'età adulta. Quella cacchio di Harp Checca (gdado alcolico 5%) che ci siamo scolati somigliava immensamente al fluido di Cocoon: facce, voci, fisionomie, atteggiamenti, movenze e mentalità sono cambiati all'improvviso. Retrocessi, regrediti, rimpiccioliti. Usate voi l'espressione di "regressum ad uterum" che più vi solletica. Tanto il concetto è sempre lo stesso: Benvenuti nel mondo di Ieri, signore e signori.

Via gli studenti universitari paturniati, via i precari incazzati, via gli aspiranti professionisti rampanti, via gli appassionati amanti, via i futuri avvocati, ingegneri, traduttori, programmatori, manager, giornalisti, politici, diplomatici, dirigenti bancari e così via.

Largo ai 13enni cazzari, quelli che domani la stronza mi interroga di matematica, quelli che la vita si concentra tutta nel cortile della scuola e sul campo di calcio, e poi la sera un po' di televisione "da adutli"; quelli che hanno appena sostituito nel loro "passionometro" la figa, questa lussureggiante sconosciuta, ai robot Transformer, senza capire bene nemmeno loro stessi quando questo passaggio sia avvenuto. Quelli cui, in fondo, basta riuscire a limonarsi la compagna di banco nel buio della sala audiovisivi, magari aiutandosi un po' a tentoni, per sentirsi mejo de Rocco Siffredi.

E' stato molto bello. Roba da doversi tenere la pancia dal ridere e da allungare la birra nel bicchiere con fiotti di lacrime ilari, per tutta la durata del consesso. Peccato però che poi, come tutte le cose belle, anche questa è finita.

E ti ritrovi ad avere sempre i tuoi soliti 24 anni nuovi di zecca, a spararti pippozzi mentali acrobatici degni di un politologo da salotto, e a scrivere post agghiacciati sul fatto che i tuoi amici stanno cominciando a sposarsi.

mercoledì 14 maggio 2008

La notizia del secolo


Ehi, tu, uomo dalla faccia triste. Donna dal volto mesto. Oppure sessualmente indeciso dal viso mogio. Ascolta, e smetti di ammosciarti inutilmente l'esistenza.

Ti senti depresso, abbattuto, sull'orlo della disperazione e del fallimento? Credi che la vita non ti abbia dato mai nulla di buono, ma che soprattutto abbia ancora meno da darti in futuro? Hai la nettissima impressione che Dio non esista o che, in caso contrario, ti abbia preso in particolare antipatia tipo quel tuo compagno di banco cui rubavi la Girella Motta da piccolo a scuola, e che ora è diventato intendente di Finanza e ti fa le verifiche fiscali a tradimento ogni sei mesi? Ti svegli la mattina e gioisci perché questa volta, almeno, hai solo tre ruote bucate, e non anche quella di scorta?

Rilassati. E fa' un bel respiro. Ecco, bravo, così.

Perché comunque la guardi, qualunque sia il tuo piccolo grande cruccio, chiunque ti tormenti (sia esso Torquemada o solo Gigi D'Alessio), ovunque tu sia, c'è SEMPRE qualcuno che sta sempre peggio di te. Molto peggio. Peggissimo, addirittura, ammesso che esista in italiano questo bizzarro superlativo.

Non ci credi? Uomo (o donna, o indeciso) di poca fede! Leggi un po' qui.


Brrrr...


Ps: è ovvio, ma è sempre bene sottolinearlo ugualmente, che quando dicevo "c'è sempre qualcuno che sta peggio di voi..." non mi riferivo certamente alla vittima. No, dico, solo per mettere due-tre puntini sulle i

Ps1: questo giornalista è un fottutissimo genio. Pulitzer subito, e direttore del Tg1 domani mattina.

martedì 13 maggio 2008

Facebook e la sindrome del Grande Fratello


Vi ricordate, tempo fa, il post che scrissi riguardo Facebook e le altre community internettiane affini?
Sì? Bene.
No? Stronzi. Fatevi una cultura.

Ad ogni modo, oggi ho avuto la riprova di quanta ragione avessi allora, additando tutta questa accozzaglia di rubrichine, fotine, postini, messaggini, bacini e altri -ini vari come il paradiso dei maniaci sessuali, dei voyeur, in qualche caso addirittura degli stalker (e qui, se vi dotate di una tavoletta ouija o di un tavolino a tre gambe, John Lennon avrà un sacco di aneddoti da raccontarvi...), o più semplicemente degli inguaribili ficcanaso che, se si facessero anche solo la metà degli affari loro, avrebbero comunque già tutta la giornata impegnata.

Sono soprattutto questi ultimi i più pericolosi. I ficcanaso. Gli impiccioni. Quelli che sbirciano dalle gelosie socchiuse. Quelli che parlano e straparlano perchè "io so...". Quelli che vanno su E-Mule a scaricarsi l'elenco delle dichiarazioni dei redditi degli italiani non per vedere quante palanche ballonzolano nelle tasche del superpolitico, del comico imbonitore, dell'imprenditore viveur, della soubrette sgallettata, del calci-attore campeòn, o dell'ultima accozzaglia spaccatimpani in odor di disco di platino; ma quanto guadagna la signora del terzo piano, o quanto denuncia il sindaco, il parroco, il capo dei vigili o il farmacista, o se davvero il nipote della vicina di casco dalla parrucchiera si può permettere di cambiare tutte quelle belle macchine così spesso... e così via.

Firmiamo moduli perchè i dati contenuti su altri moduli non vengano diffusi. E poi firmiamo un altro modulo perché nemmeno il dato che noi abbiamo firmato un modulo per diffidare la diffusione di dati su altri moduli venga diffuso.
Sei in una botte di ferro. Già. Ma come quella di Attilio Regolo.

Perché poi arriva Facebook.

Vai a una festa, dove ti fanno una foto mentre fai qualcosa, che può essere bere un mojito, bere tanti mojito, mangiare un salatino, ingolfarti vassoi interi di salatini come una balena con un banco di krill, pulirti un orecchio col mignolo, assumendo una posizione assorta, e poi fare una pallina rimbalzina col ricavato; scaccolarti, soffiarti il naso nella pochette, pulirti le unghie con la forchetta, sistemarti lo slip che ti si è birichinamente infilato nel posteggio delle bici, limonare il/la barista, oppure entrambi, picchiare un bambino, investire una vecchia, bruciare un santino, baciare un mafioso, rifondare il partito nazionalsocialista... insomma, le classiche cose che si fanno alle feste.

Questa foto finisce sul profilo di un tuo amico, tutti i suoi amici lo leggono, poi gli amici degli amici, i conoscenti dei conoscenti, i domestici dei comestici, le colf delle colf, il Pinot di Pinot, fino a che la famosa barista che hai limonato vede la foto e si accorge per la prima volta di quello che ha fatto. E con tutti i tuoi moduli firmati e controfirmati ti ci puoi allegramente pulire il...naso.

Buongiorno mondo!

Quote rosa? Ma nemmeno il foglio rosa...


Questo video vi è stato gentilmente offerto dall'ACMMI, l'Associazione Carrozzieri e Meccanici Misogini Italiani.

lunedì 12 maggio 2008

L'Olimpo fatto in casa


Un consesso di giovani semidei a confronto. Ambrosia a fiumi. Profetici vaticini accompagnati dai fumi ctonii della Pizia. Marzialissimi piani per pianificare il reggimento del mondo, e strali saettanti lanciati ad annichilire i comuni mortali che si oppongono al volere dell'Imperscrutabile. Una giunonica presenza a scongiurare lo sconfortante ripetersi della solita insalata di cazzi, sgradito leitmotiv di troppi uranici rendez vous da troppo tempo a questa parte.

C'è bisogno di altro?

Forse sì...

Magari un po' più di umanissima gnocca.


Del resto, nemmeno Zeus adunatore di nubi riusciva a farne a meno...

domenica 11 maggio 2008

Un anno di decadenza


Rullino i tamburi. Fiato alle trombe. S'elevino nell'aere i peana di Vittoria. Perchè Vittoria, schiacciante e assoluta, è stata. Finalmente, dopo tanto attendere, la palma è giunta a noi in tutto il suo sfarzo e splendore.

Sia lode al nuovo Sovrano Assoluto e Perfetto, Colui che tutto vede, sa e dirige, perennemente in preda all'ebbrezza e alla foia.

Tremino le cortigiane d'alto bordo ingioiellate e imbellettate, amazzoni agguerrite in caccia non di teste o trofei bensì di un partito dall'inesauribile portafogli e di un'occasione per sfoggiare l'ultima borsa plissettata, belle come l'oblìo ma altrettanto sostanziate nell'animo.
Si disperino i lenoni bruniti dagli artifizi dei raggi meccanici, acconciati con il grasso di balena, fasciati da abiti sartoriali la cui pregevolissima fattura non basta a mascherare la cafoneria che sotto si cela abbondante, e bolsi come i cavalli che le loro auto rigurgitano in gran numero.

La resa dei Conti è arrivata. E sarà l'anno della Decadenza.
Che il vino scorra dunque a fiumi, a irrorare la Giusta et Proba sete di gloria del vincitore e delle sue schiere.

E chi ha orecchie per intendere intenda. Gli altri, se ne vadano pure affanculo in roulotte.

mercoledì 7 maggio 2008

Porca vacca se è caduto vicino...


Due persone che conosci da 10 anni (il che, quando ne hai 24, e sottraendo da questi il periodo della tua esistenza in cui non capisci un piffero, è come dire "una vita"), e di cui sei così amico che più amico non si può, ma se si sale un gradino si approda nella consanguineità, si mettono insieme. Questo succede un bel po' di tempo fa, neh. Così nel frattempo trascorrono i giri di orologio, e di clessidre se ne voltano parecchie.

Si vogliono bene, i due. Ma che dico? stravedono l'uno per l'altra, e l'altra per l'uno. Va beh, dai, diciamo le cose come stanno sul serio, suvvia: sono così perfetti che vederli insieme, o anche sentire uno che parla dell'altra (e di nuovo viceversa e versavice) è un piacere per gli occhi e per il cuore. Una di quelle cose, insomma, che ti fa capire che Dio esiste e ti ha fatto a sua immagine e somiglianza, la vita è una cosa meravigliosa, domani è un altro giorno e forse forse anche Elvis non è morto davvero ma fa il benzinaio poco fuori Memphis.

Poi, un bel dì di maggio, i due festeggiano il quinto anno di mani intrecciate, sorrisi dolci e sguardi complici che dicono tutto anche quando le labbra non dicono niente. Un evento importante, specie se hai 24 anni e bla bla bla quello che ho già detto prima. Quando hanno cominciato erano due studentelli liceali, oggi sono due giovini rampanti che attendono solo il fatidico pezzo di carta per poter mettere una seria ipoteca su un futuro di brillanti professionisti. Lui arriva da lei con un regalo importante quanto la ricorrenza che si celebra insieme. Anzi, molto di più. Un anello.

UN ANELLO.

A-N-E-doppia L...ok, hai capito, ANELLO.

ZOT-FLASH-SBRADABAM!

Fulmine, lampo e tuono.

Prima che tu capisca bene che cosa è successo, eccolo che è caduto. Ti volti, e dietro i tuoi calcagni ecco il craterone fumante circondato di erba bruciacchiata. E' ancora lì che fa "fsssssss", e quell'orbita vuota sembra fissarti sorniona, quasi avoler dire "Paura, eh?"

Hai visto quanto cazzo caduto vicino? Caspita... Altro che botto udito da lontano, di quelli che ti fanno girare di soprassalto e questo è caduto così vicino che ti ha fatto rizzare tutti i peli delle braccia, e hai la schiena che freme dai brividi.

Poi ti fermi un attimo e ragioni: "Aspetta un momento...ma è una notizia semplicemente meravigliosa!".

Ma certo che lo è, idiota da sbarco!

Solo che tu, per l'appunto, sei un idiota. E pensi: "oggi a loro...e domani?"

Perché lo pensi?

Un po' perchè sei idiota, ok, e qui però si scade nella tautologia e il lettore dopo un po' s'incazza. Ma anche perché sei un fifone, che non ha mai avuto il coraggio di portare avanti una storia seria per più del tempo che sarebbe necessario a guardare il cofanetto di dvd del "Signore degli Anelli" directors's cut. E così facendo hai chiuso certe porte in faccia a ragazze cui avresti anche potuto risparmiare l'affronto, mio caro. Se solo non fossi stato così idiota e fifone, beninteso. E così pensi a "cosa sarebbe successo se...". Ma poi smetti subito perché ti senti troppo un Enrico Ruggeri dei poveri.

Beh, dai. C'è da dire che sei stato anche un po' sfigatello nel tuo personalissimo curriculum sentimentale. Sfigatello perché, tanto per fare un esempio, tutte quelle per le quali saresti stato disposto a dare via un braccio per costruire una relazione solida e duratura A) ti hanno gettato dopo l'uso nel primo cestino disponibile, stile Kleenex smorfellato di fresco, oppure B) hanno fatto che non cacarti di pezza, tout court. E poi perché come dice saggiamente Oreglio la fortuna sarà anche cieca, ma tu sulla fonte hai scritto SFIGATO in braille. A caratteri, pardon, puntini cubitali.

E allora, dai, infondo capisci che è normale prenderla così. Il tuo lato savio (e meno male che c'è, come Silvio) la prende come dovrebbe: gaudio e letizia a profusione. Ma il tuo essere idiota, fifone e anche un po' sfigatello si passa teatralmente la mano sulla fronte e sospira sollevato per oggi, atterrito per domani. Fiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!


Porca vacca, questo è caduto veramente vicino...

martedì 29 aprile 2008

The ultimate nerds' revenge!

Simply the best way to be a gorgeous nerd. Enjoy it, and have a good view.









lunedì 28 aprile 2008

Ouroboros in fabula


Dunque, facciamo un ragionamento veloce veloce per capire come vanno alcune cose nella vita:

- decidi di aprire un blog perché senti di avere qualcosa da dire.
- decidi di aprire un blog ad alto tasso di idiozia perché ti sembra una prova di onestà intellettuale: insomma, con tutti questi sedicenti blog "seri" che ci sono in giro, e che finiscono per scadere nella vaccataggine più sfrenata nonostante la loro sbandierata serietà, almeno tu lo dici da subito che stai scrivendo favate, no?
- decidi di restare anonimo. O meglio, suppergiù anonimo: conii un soprannome tanto tanto simile al tuo nome vero ma che non è proprio il tuo nome vero. Così chi ti conosce sa che sei tu, o meglio, una parte di te particolarmente sarcastica e salace. Chi non ti conosce invece no, non sa un beneamato.
- decidi di farlo perché così ti senti di poter parlare più liberamente. Tutto quello che pensi, posti, scrivi, è come se lo pensasse, postasse, scrivesse qualcun altro. Sei un sadico criminale impunito assistito da un complice idiota che si bea della sua dabbenaggine: tu fai il danno, il tuo alter ego si prende la colpa. E tutti sono felici.

Tutto perfetto, no? No. Perché è proprio qui che cominciano i casini. Perché:

- hai la dote di saper scrivere abbastanza bene. Sì, insomma, bene. Talvolta dannatamente bene (e crepi la modestia, che nella jungla dell'oggi è virtù buona soltanto per i pusillanimi).
- questo ti porta lettori. Tanti, non tantissimi, ma comunque affezionati e regolari, specie tra conoscenti (Perché in fondo, comunque, resti comunque uno sfigato da oratorio. La blogosfera aiuta, ma non fa miracoli). Ti basta per autoconvincerti di stare facendo un buon lavoro.
- questo appaga il tuo smisurato ego, mai sazio di autocompiacimento, qualunque forma esso possa assumere.
- non ti fermi. Vai avanti. Imperterrito e indefesso. Racconti di tutto e di tutti, per saziare la sete dei tuoi lettori, che a loro volta saziano la tua sete di appagamento.
- alla fine racconti anche di te.
- ma tu non volevi raccontare di te. Avevi scelto uno pseudonimo apposta, porca miseria ladra.
- gli altarini si scoprono.
- vaffanculo

E' la storia del gatto che si lecca l'orecchio. O era il cinghiale che si succhia la narice? Ah, no, il serpente che si morde la coda.

sabato 26 aprile 2008

Cehoz: se non ce l'hai, è il momento che cominci seriamente a riflettere sull'ipotesi dell'eutanasia

In esclusiva per i lettori de "Il Resto del Pautasio", l'intervista a Edo M., inventore di Cehoz. Che cos'è Cehoz? Andatevelo a vedere da soli, su http://www.cehoz.com/.
Eh, cribbio, non è che posso fare tutto io. Già devo fare l'intervista...


il Pautasio: Benvenuto. Prego, accomodati.
Edo: Grazie. Devo mettere le pattine?
P: Solo se sono Cehoz.
E: Sfondi una porta aperta.
P: Cominciamo subito. Da che cosa è nata l'idea di Cehoz?
E: Una volta ho incontrato Dio al bar, e lui me l'ha suggerita in un orecchio. Poco dopo ho fondato Roma, ho inventato la penicillina e ho scoperto l'America.
P: E' vero che indossare Cehoz fa venire gli occhi azzurri?
E: Sì.
P: Reiterati test di laboratorio dimostrano inconfutabilmente che chi indossa Cehoz si ritrova inevitabilmente il pisello più lungo.
E: E' un leggero effetto collaterale che stiamo tentando di limitare nella versione femminile. Sempre che le nostre clienti non intendano imprimere una virata radicale alla loro esistenza, ovviamente.
P: Tutti i grandi personaggi di ieri e di oggi indossano o hanno indossato Cehoz: Platone, Alessandro Magno, Gesù, Napoleone, Ghandi, Che Guevara, Neil Armstrong...
E: ...l'Uomo Ragno, Maradona, i Puffi, il Mago Galbusera, i Teletubbies, l'inspiegabile gnomo afro della pubblicità dei wafer. E tanti altri. Ma tanti, eh.
P: E' vero che se John Fitzgerald Kennedy avesse indossato Cehoz in quel maledetto giorno a Dallas oggi sarebbe ancora qui con noi?
E: L'hai detto, fratello.
P: E lo stesso sarebbe valso per tutta quella spiacevole storia intorno alle coltellate inferte a Giulio Cesare, dico bene?
E: E' sorprendente come tu sappia tutte queste cose, caro Pautasio. Si vede che anche tu indossi Cehoz!
P: Quindi chi indossa Cehoz diventa come il Pautasio...
E: No, questo sarebbe impossibile. Però aiuta.
P: Convinci, con una parola, i lettori de "Il Resto del Pautasio" a vestre Cehoz.
E: Fendimetrazinabitartrato.
P: Ma cosa c'entra?
E: Non lo so, però mi piaceva.
P: Grazie.
E: Ma figurati...
P: No, sul serio, grazie. Sei stato squisito.
E: Suvvìa, per così poco...
P: Ma no, dai, dico per davvero. Mica tutti sono così gentili, disponibili, ma soprattutto esaurienti.
E: Questo perché non tutti quelli che intervisti indossano Cehoz.
P: Già. Ed è per questo che noi lottiamo. Perché tutti indossino Cehoz.
E: Siamo meglio dei Pauer Rengers.



L'intervista è finita. Ora alza il culo e va' a prenotare il tuo angolo di Cehoz

venerdì 25 aprile 2008

Cose da pazzi


Babbo Natale è convinto che il Pautasio non esista

giovedì 10 aprile 2008

Mr. Creosote

Domani cenerò in compagnia di quest'uomo:



Buon appetito

mercoledì 9 aprile 2008

Un divino consolatore


Vi ricordate la scena madre del film "L'Esorcista", dove la bimba posseduta dal satanasso di turno si trastulla la filippa con veemenza grazie all'ausilio improprio di un crocefisso? No? Ok, dai, una rinfrescatina di memoria non fa mai male (minuto 00.55-01.00).

Molto "brrr" e "bleah", eh? No?

Beh, allora rallegratevi, perché da oggi potrete farlo anche voi. E senza possessione, parolacce, vomito copioso di Zuppa del Casale o camminata cappottata. Bensì comodamente seduti sulla poltrona di casa, svaccati sul letto, o a mollo fino al collo nella tinozza in un sabato pomeriggio particolarmente noioso.

Tutto grazie a "Divine Interventions" (e che razza di interventions, poi...), la ditta che ha rivoluzionato il modo di pensare il "piciu 'd guma".

I pedemontafoni avranno già capito di cosa sto parlando. Agli altri basterà guardare meglio l'immagine di apertura. Dai, su, osservatela meglio. Ecco, così, bravi. Fatto?

Sì, quella roba lì è proprio quello che pensate voi, nonostante la forma insolita, e serve proprio a quello che pensate voi. Brutti sporcaccioni impenitenti. Tralasciando il fatto che siete tutti dei maniaci sessuali pervertiti, dal momento che se aveste avuto anche solo un briciolo di innocenza in voi:

a) non frequentereste il mio blog
b) pensereste si tratti di candele natalizie realizzate da bimbi portatori di handicap, e, inteneriti al solo pensiero, non comprendereste il perché di tanto scandalo
c) sareste Madre Teresa di Calcutta, o per lo meno una sua prozia,

c'è da osservare comunque con una certa qual curiosità come vasta sia la gamma di oggettini mirati a soddisfare gli insani appetiti di coloro che, utilizzando un neologismo di molto in voga in qesto periodo, potremmo definire "Teofuck". C'è Gesù, Gesù più piccolo, Gesù che fa quell'esercizio sul quadro svedese che lo ha reso famoso in tutto il mondo, la Madonna, il diavolo (per non scontentare la concorrenza, credo), e Buddha. Manca solo quell'altro che porta la barba lunga, c'ha sempre un asciugamano legato alla testa, e mangia il kebab. Credo sia perché gli inventori di questi "giocattoli" sono sì malati di mente, ma hanno ancora un certo qual recondito istinto di conservazione. Sfido, io: JC porge l'altra guancia, mentre l'Illuminato sta sempre seduto sorridente e pacioso qualunque cosa gli succeda intorno. Con due così a disposizione, mica si va a sfottere quelli che tirano cazzotti appena li si nomina, tzè.

Ora smettetela per un secondo di toccarvi e concentratevi. Perchè qui la cosa si fa drammatica. Per la legge della domanda e dell'offerta, infatti, se esiste un prodotto è perché c'è un potenziale compratore. E se il prodotto viene pubblicizzato su Internet, ovvero il veicolo più rapido ed efficace per raggiungere tutti dappertutto, significa che la rosa di potenziali clienti è piuttosto consistente. Questo può significare solo una cosa: se non sono io a comprarli, siete voi. Vi dico solo che ho avuto solo ragazze molto cattoliche, una addirittura di Cl, e che, al massimo, limono altri uomini solo se questo mi consente di vincere un qualche tipo di premio (eh, sì, c'ho la competizione nel sangue). Quindi avanti, parliamone...


Ps se vi state chiedendo come accidenti abbia fatto a trovare questo sito, sarò sincero con voi e non mi maschererò dietro ipocrite frasi di circostanza come "ci sono capitato per caso" oppure "me l'ha mandata un mio amico". Lo ammetterò, e basta. In fondo che c'è di male? Ebbene sì...

quando sono seduto sul cesso sfoglio il catalogo del Postal Market

martedì 8 aprile 2008

Morphellus



Oggi sono a casa con il cimurro.


Ciò significa non avere una strapippa da fare, anche perché nelle mie attuali condizioni anche le strapippe (di solito passatempo cui si fa ricorso assai frequentemente nei momenti di particolare apatia) rappresentano una fatica immane.


Mi sono destato stamani in quasi perfetta salute, dopo una nottata trascorsa a tossire fuori dal mio apparato respiratorio chiavi inglesi, puffi, olio lubrificante per trattori, il programma del partito antiabortista di Giuliano Ferrara, una bicicletta, i volumi dalla "f" alla "k" dell'Enciclopedia Britannica, un caccia stellare X-Wing, ventilatori, nani e ballerine. Credevo di poter attraversare il Po a nuoto, poi però il livello di prestanza fisica è andato via via peggiorando, costringendomi a casa senza poter far altro che sorbirmi le paturnie mediatiche di taluni miei confratelli su msn (No, Ale, tranquillo, tu non sei tra questi: il tuo simulatore di areoplanini di carta per ingegneri del Poli mi ha dato e continua a darmi delle gioie immense).

Ah, giusto per la cronaca, oggi pomeriggio due famosi personaggi del mio blogroll si sono scambiati notevoli quantità di umori corporei a seguito di un selvaggio amplesso post prandiale. A voi indovinare l'identità dei due soggetti. Il vincitore potrà partecipare alla prossima seduta.

Ora me ne tornerò nel mio letto, a progettare un motore a combustione interna alimentato col muco nasale. Con la sola produzione odierna, potrei fottermi l'Opec con una mano legata dietro la schiena. Sperò di riuscire a risolvere il problema della carburazione, che continua a presentarmi qualche difficoltà.

Ps cedesi grandi quantità di catarro al miglior offerente

venerdì 4 aprile 2008

Voglio fare la velina


Leggo sulla mia ompèig che sono ripartiti i casting per diventare la velina della stagione 2008. Che bello. Una notizia che attendevamo con trepidazione da mesi.

Nell'attesa di scoprire quale delle due sarà la più mignotta, se la bionda oppure la mora (dal momento che solitamente sono gnocche entrambe è fisiologico che la competizione svalli su altri fronti), è bello perdere tempo a riflettere sul fenomeno che, ogniqualvolta si ripropone, manda in visibilio migliaia di shampiste sedicenni escort mancate che desiderano arraffare i propri 15 minuti di celebrità sgambettando prima in minigonna sulla scrivania di Greggio e Iachetti e poi in topless sotto la scrivania di qualche politico/presentatore/produttore/regista/mammasantissima televisivo.

Ho sempre considerato il velinismo un fenomeno deprecabile. Non perché lo ritenga degradante per la figura femminile, perché sia manifesto di ignoranza e povertà mentale, o ancora fenomeno di malcostume, ma più che altro perché per vedere le tette bisogna aspettare almeno fino a quando le due non saranno famose abbastanza da potersi leccare vicendevolmente le areole sulla copertina di Max (a volte ci vogliono mesi), e perché, in ogni caso, anche dopo stagioni intere, di scorci di pelo manco a parlarne.

E poi basta con lo stereotipo della donna-velina-soubrette bellissima, ma scema come una pigna. Conosco donne in grado di aprire da sole un barattolo di sottaceti, di parcheggiare in retromarcia, di non truccarsi al semaforo e, udite udite, di riuscire a guardare "Salvate il soldato Ryan" tutto d'un fiatosenza chiedere al proprio fidanzato/marito/fratello/amico: "Ma è un film di guerra?". Credo che un giorno, grazie all'impegno, alla dedizione e alla costanza che sempre le contraddistinguono, arriveranno anche a traguardi ancora più alti. Tipo riuscire finalmente a guardare con totale indifferenza e nemmeno un'ombra di cupidigia una Mastercard, un paio di Valleverde o una borsetta di Prada.

Fenomenale.

martedì 1 aprile 2008

19 aprile: Festa del Pautasio

IL RESTO DEL PAUTASIO: HAPPY BLOGDAY TO YOU

Fra poco più di due settimane si celebrerà il primo genetliaco de Il Resto del Pautasio, il pensatoio virtuale che in tutto il mondo ha radicalmente rivoluzionato il modo di intendere la schizofrenia e le malattie veneree. Mentre in tutto il mondo si stappano bottiglie di champagne, si regalano fiori e cioccolatini (o, presso alcune culture, galline), e si sacrificano le figlie terzogenite al potente dio Tchulu, tocca a noi dare inizio agli osanna per salutare questo evento epocale.


Un evento epocale, di cui però molti di voi hanno sottovalutato l'importanza. Prova ne sia che per il sondaggio indetto su come celebrare l'avvenimento avete fatto stravincere il suicidio di Massa.

Risultato? Mi ha telefonato il sindaco di Carrara, incazzatissimo, perché nessuno lo prende mai in considerazione per questo tipo di eventi. Spero siate soddisfatti, ora. Balordi infami.
Spero almeno che vi divertirete.

sabato 22 marzo 2008

Le tette, i capezzoli, le puppe a pera e la scienza


Ci sono cose che non passano mai di moda. Come le tette, ad esempio.

Così, navigheggiando sulla blogosfera, si può scoprire con gaudio, e non senza una punta di sorpresa, che è tornata in auge la sternomanzia. Trattasi scienza (esatta? no, rigorosamente empirica) apparsa in Spagna nel XVIII, che attraverso l'analisi delle varie forme et dimensioni del seno punta a comprendere il carattere delle donne (e va beh...).

Ecco, io l'avevo detto a quella mia collega che in realtà stavo solo cercando di approfondire la sua conoscenza, e che quindi non era affatto il caso di denunciarmi per molestie sul lavoro. Ma lei, evidentemente, non era una fervente sostenitrice della scuola sternomantica. E nemmeno il giudice. Cazzarola.

Non divaghiamo, e andiamo al sodo (Ah, ridete, ho appena fatto una battuta spassosissima e originalissima).



TETTE A PUNTA:
Un seno a punta curvato all'insù, ad esempio, indicherebbe una donna dal temperamento nordico e un cervello acuto. Sono disciplinate e possono essere dei buoni manager, ma è raro che raggiungano le alte sfere (ah, le sfere...) nel mondo dell'imprenditoria. Sono piuttosto pigre a prendere iniziative e si adattano facilmente a vivere con ogni uomo (leggasi "bottane"). Sono mogli fedeli (C.V.D.) e allo stesso tempo insaziabili sotto il punto di vista sessuale (slurp).


TETTE A MELA:
Tantissime donne che hanno un seno a forma di mela sono frigide. Gli uomini devono compiere un enorme sforzo per eccitarle, ma sono pronte a provare qualsiasi posizione per rendere felici il loro partner. E, soprattutto, sono sacrifici che per la scienza si possono fare senza storcere tanto il naso. Tali donne sono fedeli al loro uomo e si sposano molto presto diventando bravissime casalinge. Spesso risultano essere più intelligenti dei loro mariti. Non fanno fellazioni col gargarismo finale, e questo purtroppo fa perdere loro molti punti.




PUPPE A PERA:
Le donne con il seno a pera sono indipendenti e ostinate. E hanno delle bumbe da paura, giusto per inciso. Queste caratteristiche (le bumbe da paura, mica l'indipendenza e l'ostinazione...tzè) le aiutano a tenere in pugno gli uomini e assicurano un matrimonio caratterizzato da un'intensa attività sessuale. Evvai.

TETTE TRIANGOLARI:
I seni a forma triangolare (ma chi cacchio li ha mai visti?) individuano donne sensuali ed emancipate. Per loro niente è proibito nel sesso e possono avere più partner in un giorno solo. Le donne di questo tipo diventano solitamente grandi attrici e preferiscono un lavoro che le porti ad essere sempre al centro dell'attenzione. Sono piene d'amore e amano la vita le donne il cui seno assomiglia ad una melanzana. La loro compagnia è molto piacevole in qualsiasi situazione, ma qualsiasi uomo vicino ad una tal donna viene inevitabilmente sottomesso.




TETTE SILICONATE (leggasi "FREGATURE"):
Non tutti i seni pero' sono naturali e quindi esiste una categoria che comprende quelli al silicone. Con questo tipo di ragazze si posso trascorrere momenti bellissimi durante viaggi romantici di un paio di giorni, ma non sono adatte ad avere una famiglia. La maggior parte di esse soffre di problemi psicologici seri, tra cui diffidenza e narcisismo. Il sesso con queste ragazze è convenzionale e non molto sensuale, pero' sono dotate di un quoziente d'intelligenza piuttosto alto.




CAPEZZOLINI PICCINI PICCIO':
Un discorso a parte merita di esser fatto anche per i capezzoli. Quelli dritti sono tipici delle donne generose e dominanti. Amano il sesso orale e la classica posizione del missionario. Rivelano invece una mente calcolatrice che nasconde le sue reali intenzioni, i capezzoli piccoli. Bah, insomma, se fossero veramente calcolatrici non disprezzerebbero poi così tanto il sesso orale... Infine l'areola, la pelle intorno al capezzolo: se è di un delicato rosa rivela una personalità calorosa e gentile. Mentre un colore bruno indica una donna appassionata ed avventurosa. E, soprattutto, si vede benissimo sotto un vestitino rosa attillato indossato a Palazzo Madama in occasione della festa torinese per il 40ennale del Rotaract.


Ed ora, un esempio di TETTE MULTI-USO:

venerdì 14 marzo 2008

Riflessioni urbanistiche


Le strade di Milano, di notte, sono come i cinesi:

- troppe
- tutte uguali
- incomprensibili
- decisamente troppo, troppo fritte

E di certo le cose non migliorano quando si ha per navigatore un derelitto ubriaco inconscio del fatto che, dicendo al guidatore "Gira a sinistra" per quattro incroci di seguito, si tende a farlo tornare al punto di partenza, in forza di un misterioso quanto bizzarro fenomeno fisico detto "giro in tondo" o, secondo la prestigiosa scuola di Friburgo, "loop".

Bah. Meno male che poi alla fine sono riuscito a tornare a casa

mercoledì 12 marzo 2008

Come NON abbordare una fanciulla



Uhm... io e quest'uomo abbiamo un sacco di cose in comune

martedì 11 marzo 2008

Come diventare un perfetto maniaco sessuale in soli cinque minuti


Una volta era tutto molto più difficile. Bisognava appostarsi dentro gli ascensori, dietro agli angoli, nei vicoli bui, oppure nei parchi. Con il rischio di buscarsi un raffreddore di quelli tosti, visto che, sì, il soprabito ripara, ma gli spifferi e le folate di vento sono maligni e infidi. Oppure di trovarsi faccia a faccia con un vigile urbano, un marito nerboruto, una casalinga senza senso dell'umorismo ma con la mano pesante.

Magari, quando proprio andava di lusso e ci si poteva divertire comodamente seduti dalla poltrona di casa, sospirando dalla cornetta, c'era il rischio di non essere compresi, di essere scambiati per asmatici, o peggio, di essere intercettati e denunciati.

Oggi, invece, è tutto più facile. Grazie a siti come Badoo, MySpace, Facebook e altri, è possibile sfogare i propri desideri di voyeurismo o esibizionismo, o perché no?, entrambi contemporaneamente, direttamente da casa vostra, gratis, e senza impegno. E se siete particolarmente audaci, potete tentare anche un approccio via mail, o via sms, o tramite la messaggeria interna: "Ciao, sei molto carina - tanto per fare un esempio - Mi chiedevo se...fai le soffoche con il gargarismo finale" (versione gentleman). Oppure, in altrernativa "...se... fatta debitamente a pezzi e inserita in sacchetti cukigelo autosigillanti entreresti tutta nel mio freezer" (versione Psycho, o Quentin Tarantino).

Ma anche i più timidi possono trovare il loro posto nel mondo. Cercare album di foto delle vacanze altrui da sfogliare in cerca di scatti in striminziti bikini, in tanga filointerdentali, o in mise stile Nazi Leather con borchie e fruste. Consultare calendari di appuntamenti, incontri, feste per sapere dov'è, dove va, cosa fa, con chi è (soprattutto), e a cosa pensa la propria "vittima" in quel momento.

O ancora pubblicare, in modo che il mondo intero possa ammirarle, immagini di se stessi che ritraggono il soggetto in procinto di copulare selvaggiamente con Gedeone, l'alano di famiglia. O anche in atteggiamenti equivoci con uno scaldavivande, un plinto dorico, una muta da sub in neoprene (anche ontemporaneamente). Perché in fondo è bello così.

Perché in fondo basta poco per sentirsi tutti un po' maniaci.

Basta un clik

sabato 8 marzo 2008

8 marzo, regala un cucciolo


E basta con i soliti fiori ("Oddìo, mi regali una cosa morta?"), cioccolatini ("Ma Cristo, fanno ingrassare!"), inviti a cena (idem, ma un po' di più).
Senza contare, inoltre, che nulla di tutto ciò dà poi la garanzia assoluta che la controparte apprezzi il gesto, e vi stacchi un pompino a fine serata in segno di riconoscenza.
Regalate quindi qualcosa di originale. Tenero, coccoloso e morbidoso. Come piace a lei.






Può anche fare amicizia con i cuccioli che avete già in casa. Non è geloso come i cani o i gattini. Anzi, appena li vede li abbraccia, li bacia e li stringe forte forte







Blowjob warranted

venerdì 7 marzo 2008

Middle Age help desk

Dedicato a tutti i consulenti informatici:

mercoledì 5 marzo 2008

Conigli per gli acquisti


Ore 13 di un giorno qualunque. Oppure ore 20 di un giorno qualunque, se preferite. Siete a tavola per il pranzo. O per la cena, se preferite.

Dalla tv accesa tanto per fare da sottofondo, proprio mentre state per iniziare l'assalto all'antipasto di prosciutto e melone, una signorina procace vi invita a consumare uno yogurt assai particolare che permetterà al vostro intestino pigro di tornare a cacare come un mammuth dopo gli inutili tentativi con l'acqua calda, la liquirizia, i beveroni alle erbe, le puntate di Forum, i duetti di Gigi D'Alessio e Anna Tatangelo, le barzellette de "La sai l'ultima?" e i monologhi di Beppe Grillo. Mentre, nel frattempo, corrono immagini di belle fanciulle corrucciate che si massaggiano la pancia dalla quale lo stronzo, facendo per l'appunto lo stronzo, proprio non se ne vuole andare. Cosa che accade da intere settimane, almeno a giudicare dal livello di contrizione espressa.
E voi, giustamente, riflettete sul fatto che non c'era bisogno di uno yogurt, e che le avreste già più che volentieri mandate a cagare voi stessi, senza tanti preamboli.

Poco più tardi, grossomodo tra la pastasciutta e la fettina di vitello, torme di anziane signore con una dentatura tale da fare invidia a Varenne vi informano con indicibile gaudio che, da quando hanno sostituito la vecchia colla per dentiere con il mastice da piastrelle, essa non balla più. E voi le ringraziate mentalmente per avervi finalmente resi edotti intorno ad un tema sul quale la curiosità vi stava torturando, da eoni.

Infine, in zona dessert, arrivano al piccolo trotto su verdi praterie altre dame attempate (forse le amiche del circolo di canasta delle altre di cui poco sopra, che proprio non riescono a trattenersi dal manifestare in ogni modo umanamente possibile la loro incontenibile gioia per non orinarsi più nelle mutande in maniera invereconda da quando una mente geniale, forse quella di Visnù, ha inventato e messo sul commercio simpatici pannloni con le ali che sembrano la riproduzionein ovatta e polistirolo dell'Eurofighter. E voi: "Bene, brave, bis".

Ora basta, c'è la pubblicità. Buon appetito

venerdì 22 febbraio 2008

Vive la France!


Mi perdonino i cugini d'Oltralpe, se possono, ma questa è davvero impagabile. (fonte: Nonciclopedia)


"...In campo militare, specialmente durante la Seconda Guerra Mondiale i francesi hanno inventato e perfezionato tecniche di guerra come per es. "bandiera bianca" oppure il tasto "escape". Fin da quando sono reclute, i soldati francesi imparano a dire "mi arrendo" in almeno una decina di lingue, tra le piu popolari tra i nemici. In più affrontano un "corso di collaborazionismo" di durata quinquiennale, ma è assai raro considerando che il 99% dei francesi acquista questa capacità attraverso il latte materno.
I carri armati francesi sono dotati di quattro marce indietro e una in avanti (nel caso il nemico li attaccasse alle spalle). Ecco il dettaglio i tipi di marce:
Avanti:
"Avant!" (traduz. "ci sono i polacchi davanti a noi, faranno tutto loro. seguiamoli e ci beccheremo delle medaglie")
Retromarce:
"A rebours, monsieur": (traduz. "un soldato tedesco a piedi! Scappiamo! - potrebbe graffiarci la verniciatura")
"A retour!" (traduz. "un soldato tedesco a piedi con una granata! Via! Via! - potrebbe rovinarci la carrozzeria")
"Merde!" (traduz. "un cannone tedesco! Si salvi chi può! Facciamo fare tutto ai Polacchi, tanto le medaglie le assegneranno a noi!")
"Sacrebleu!!!" (traduz. "carrarmato tedesco! Rott! Scappiamo!")
nota di natura tecnica: quest'ultima marcia veniva usata solo in caso di gigantesca superiorità bellica del nemico, es. un carrarmato leggero tedesco danneggiato vs. 150 carrarmati pesanti francesi perfettamente funzionanti.
I carri armati francesi inoltre sono equipaggiati di
specchietti retrovisori per poter vedere cosa succede sul campo di battaglia. I francesi hanno reso popolare il giubbotto antiproiettile per le spalle.
Inoltre, i fucili moderni in dotazione all' "esercito" francese sono dotati di una particolare cartuccia che, una volta premuto il grilletto, espelle la classica bandierina con scritto "mi arrendo" in 6 lingue diverse (quindi non è raro vedere i bravi soldatini francesi esporre queste amenità nel bel mezzo di uno scontro a fuoco).
Le promozioni nell'esercito francese vengono assegnate in base alle rese (più facile era la guerra da vincere, meglio è). I francesi hanno sconti e carte fedeltà in tutti i campi di prigionia del mondo
".

mercoledì 20 febbraio 2008

lunedì 18 febbraio 2008

Archeologia


Oloturia, capitale del regno sfinteride, piccolo stato dell'Asia mezzana (tra l'Asia Maggiore e l'Asia Minore), ospitava un tempo il prezioso sarcofago di re Ioppolino II, terza meraviglia del mondo dopo il tempio di Toto Cutugno e le caccole di Garrone.

Fu scoperta dal tedesco Heinrich Schliemann, durante una serie di scavi archeologici su un sito egizio (http://www.piramidi.com/). Lo studioso, già noto per aver rinvenuto in Anatolia i resti di una meretrice malconcia, che lui infatti ribattezzò "Le rovine di Troia", giudicò il ritrovamento di importanza pari a quello delle sue chiavi di casa di quella volta che non si ricordava più dove le aveva messe.

L'insediamento di Oloturia presenta una pianta ogivale, forse in onore della famosa dea greca celebrata anche da Omero nei versi iniziali della sua Iliade ("Cantami Ogiva del pelide Achille l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli achei...").

La sua fondazione risale alle prime invasioni barbariche dell'Europa, nel lontano 1047 a.C.C.n.c.a.u.a. (Avanti Cristo, Cristo non c'è, avanti un'altro), quando i Celti si sparpagliarono per il vecchio continente, andando celti di qua e celti di là. Alcuni di essi, raggiungendo in autobus il Libano e trovandovi un territorio che li faceva stare bene d'umore, divennero Fenici e contenti. Poi, da abili commercianti qual'erano, introdussero il denaro in luogo del baratto e divennero dunque contanti.

Una fallita rivoluzione, repressa nel sangue, costrinse i congiurati a fuggire di là dal mare, e a fondare una nuova città: Sanzio. Questa, grazie ad un ardimentoso piano regolatore che la portò in breve tempo a raddoppiare la sua estensione, divenne Bisanzio.

Attualmente dell'antico borgo fortificato rimangono solo un'edicola e un distributore di sigarette, che però non dà resto.

mercoledì 6 febbraio 2008

Osteria numero venti


In attesa che questo capolavoro debutti nelle sale, desidero rendervi edotti intorno ad un interessante mito che affonda le sue ancestrali radici nei primordi della civiltà umana: il mito della Vagina Dentata (che è un termine latino e non inglese, quindi non provate a leggerlo "V'giaàaina Dintèitei").

Per venire incontro alle vostre notoriamente ridottissime capacità mentali, e per risparmiarmi l'aberrante fatica di rinfacciarvi ancora una volta tutta la vostra abissale ignoranza in fatto di cultura classica, ho tratto la definizione del termine direttamente da Wikipedia, detta anche la "Britannica" del mentecatto o la "Treccani" del minus habens.

"La locuzione latina vagina dentata deve la sua fama nel mondo occidentale in primo luogo a Sigmund Freud, che lo trovava particolarmente corrispondente alle sue teorie sull'ansia da castrazione".
Ah, giusto per la cronaca: Freud è quello che tra una vaccata e l'altra tipo questa ha anche trovato il tempo per inventare la psicanalisi. Che uomo dalle mille risorse, neh?
"Freud diede questo nome al fenomeno, ispirato da varie leggende riguardanti donne con vagine che contenevano denti o altre armi, con le quali erano in grado di uccidere o castrare il partner".
Poi, un giorno, un'equipe di scienziate svizzere scoprì la sintesi chimica dell'emicrania. Da allora non occorse più inventare castronerie così bislacche come quelle di una patonza con le ganasce da squalo per evitare di essere trombate dal proprio marito.

"Queste immagini (le patonze ganasciute, ndr) appaiono frequentemente in miti provenienti da zone anche molto distanti fra loro, come la costa nord-occidentale del Nord America e l' Asia sud-orientale, dove le leggende riguardanti la rimozione dei genitali sono molto diffuse. Le Sheela Na Gig, immagini femminili provenienti dall'Irlanda e dalla Gran Bretagna, sono da vedersi come un'immagine del sesso femminile vorace e minaccioso anche se sprovvisto di denti.
Secondo la studiosa Barbara Walker, questo mito ha dato origine alla rappresentazione nell'Europa
medievale della porta dell'Inferno vista come una gigantesca bocca, storia che serviva anche da metafora del rischio di contrarre malattie attraverso rapporti sessuali con donne sconosciute". O, anche, del rischio di sposarle, queste donne sconosciute. La cui madre, spesso, è ancora più sconosciuta. E pericolosa. E amante della cucina marchigiana a base di qualunque cosa sia molto fritta nell'olio. E "Ma dai, tesoro, resterà con noi solo quindici giorni, che cosa vuoi che sia..."