mercoledì 25 luglio 2007

Dante perduto, ovvero la filologia "fai da te"


Durante una delle mie consuete ricerche bibliografiche su e giù per lo Stivale, mi sono imbattuto in un preziosissimo frammento spurio, ma di firma chiaramente attribuibile al sommo poeta Dante Alighieri, che ha commosso sino alle lacrime il mio animo di letterato, comprensibilmente sensibile a qualsivoglia espressione artistica specie quelle d'alto sentire. Lo riporto qui in calce, in modo che esso possa gettare qualche manciata di luce nelle vostre menti ottenebrate dal giogo dell'ignoranza e schiave dell'approssimazione culturale che inusitatamente permea la modernità. Di seguito, mi sono premurato di accessoriare questi scarni versi di un accurato commento analitico, anche al fine di colmare la terribile lacuna rappresentata dalla mancanza dei motti conclusivi della poesia, forse andati perduti a causa della consunzione della pergamena sulla quale erano stati vergati (ho avuto infatti modo di rilevare numerose tracce d'unto sul recto del folio, attribuibili molto probabilmente ad una delle merende a base di pizza con le olive e chinotto, con le quali i glossatori amanuensi tardo-quattrocenteschi erano soliti ristorarsi dalle fatiche della copiatura, senza peraltro allontanarsi mai dal desco sul quale lavoravano alacremente giorno e notte). Vi invito dunque a godervi tali versi di sì pregevole fattura.

"Sotto il ponte di Baracca
c'è Pierin che fa la cacca
fa la cacca dura dura
il dottore la misura
la misura trentatrè
uno, due, tre (...)"


Il primo grande dilemma con cui mi sono dovuto confrontare è stato il dare un'identità precisa al "ponte di Baracca" citato nel primo verso.

Il fatto che una simile difficoltà mi si sia presentata sotto i dotti occhi già nelle prime righe è chiaro indice di quanto il frammento sia ermetico e di difficile accesso, per lo meno ad un lettore poco accorto.

Escluso sin da subito, per ragioni prettamente anagrafiche, che potesse trattarsi di un riferimento alla protesi dentaria del celeberrimo aviatore italiano, eroe della Grande Guerra, ho dovuto intraprendere altra via ermeneutica. Vieppiù considerando il fatto che ben difficilmente sotto un'arcata dentale avrebbe potuto svolgersi la curiosa vicenda che fa seguito a cotanto misterioso esordio. Sono giunto quindi alla conclusione che tale proemio debba considerarsi un richiamo al bucolico ponticello che consentiva l'accesso alla magione del poeta Guido Cavalcanti, amico fraterno dell'Alighieri, e da esso affettuosamente vezzeggiato con il titolo di "Baracca" per via del giocoso scherno con il quale Dante era solito fingere di voler sminuire, chiaramente a scopo di celia, la produzione letteraria dell'amico, che in verità, come tutti ben sappiamo, ammirava moltissimo. Che si tratti senza dubbio della casetta del Cavalcanti ce lo testimoniano le numerose raffigurazioni della di lui abitazione riportate sulle più prestigiose pubblicazioni storico-letterarie nonché su tutte le confezioni delle merende del Mulino Bianco.

Il Poeta c'informa quindi che sotto detto ponte, che alfine abbiamo riconosciuto e identificato, "c'è Pierin che fa la cacca". Anche lo studentello digiuno de' classici vi legge più chiaro del sole il rimando a Piero della Francesca e alla sua fliazione artistica (Il voler rilevare ora qui che il celeberrimo pittore non sia stato affatto coevo a Dante, bensì vivente e operante quasi un secolo dopo la sua morte, e che quindi di conseguenza ogni riferimento dantesco a Piero Della Francesca non avrebbe alcun senso per qualsiasi soggetto sano di mente, sarebbe gesto estremamente scortese e privo di tatto nei miei confronti, vista la profusione d'impegno e immane fatica con la quale mi sono cimentato in questo studio). Come più d'un testo di critica letteraria fedelmente riporta, Piero della Francesca era solito ricercare luoghi ameni per esternare il suo genio artistico, e che proprio uno di questi l'aveva lui trovato all'ombra del grazioso ponticello che abbiamo poc'anzi descritto. Questa pratica, che assai poco urtava il Cavalcanti, proprietario della magione, era invece causa di gravi scompensi all'Alighieri, il quale nutriva invece per il pittore una vera e propria idiosincrasia artistica. Ecco altresì spiegato senza necessità di ulteriori approfondimenti il perchè l'atto pittorico del Della Francesca venga poeticamente tradotto in versi da Dante con la perifrasi "fa la cacca". Un giro di parole ripetuto quasi con ostentazione di ridondanza nel verso immediatamente successivo, nel quale si pone anche l'accento sulla difficoltà interpretativa che, secondo l'Alighieri, un osservatore doveva affrontare accostandosi al lavoro del pittore (la "cacca", infatti, è "dura dura", superlativo assoluto quantomai eloquente). E la scena dell'ermeneutica è proprio quella che anima il rigo seguente, dove un dotto, il "dottore" per l'appunto, si appresta a misurare, ovverosia a valutare, a studiare, ad analizzare, a conoscere l'opera appena prodotta da Piero Della Francesca sotto il ponte. La considerazione finale è un'altra sottolineatura, ingenerosa e, oserei dire, addirittura quasi atroce, del profondo disprezzo di Dante: il critico, infatti, finisce dopo attenta analisi col valutare il dipinto solamente trentatrè miserrimi scudi d'argento. E qui ci troviamo dinanzi ad una citazione biblica volutamente mascherata, ma non troppo, al fine di appassionare fino al midollo il lettore più acculturato. Trenta erano stati infatti gli scudi con cui secondo i quattro Evangeli il discepolo traditore Giuda Iscariota aveva venduto Nostro Signore al Sinedrio, e trentatrè sono quelli con cui, secondo l'opinione di Dante, il "traditore delle belle arti" Piero della Francesca è costretto a "svendere" un tesoro così nobile e sacro come la pittura, che sotto il suo pennello diventa invece feccia e residuo di sentina.

Veniamo dunque al verso finale, ovverosia quello spurio. Esso ha rappresentato la difficoltà più grande della mia di già immane fatica ermeneutica. Più di una volta, lo confesso, la mia forza di volontà di dotto letterato ha pericolosamente vacillato di fronte all'arduità della prova. Ammesso e non concesso che la lingua italiana contempli un termine come "arduità" che, confesso, ho battuto sulla tastiera del mio portatile assolutamente a casaccio. Ma, si sa, la fortuna aiuta gli audaci...

Solo la consapevolezza dell'alto compito di cui mi ero fatto carico nell'accingermi a riportare alla luce un così fulgido esempio di magistrale letteratura mi ha infuso il rigore necessario a farmi concludere ciò che avevo, forse con eccessivo slancio, iniziato. E tanta costanza è stata alla fine giustamente premiata con la più generosa delle ricompense: ho fatto mio il bandolo della matassa. Ritengo senza tema di smentita che lo sviluppo completo del verso così mozzato possa trovarsi solamente nella sentenza: "Uno, due, tre, stella!". Cristallino segno che il poeta, uomo ligio e misurato nei costumi, doveva aver alfine compreso che il tempo dei ludi era finito, e che occorreva affrettarsi verso occupazioni più sane e costruttive. Cosa che farò anche io.

Dal Vangelo secondo me...

Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso terrestre. E il Signore disse: "Tu, donna, pagherai ciò che hai fatto con il sangue... ma in comode rate mensili".
Così, i due, soli e abbandonati sulla Terra, si diedero alla viticoltura. E divennero Adamo ed Uva.

domenica 22 luglio 2007

Vlad III di Valacchia, detto anche "Tepes", l'impalatore, o "Dracula", il figlio del demonio. Insomma, un sovrano probo e illuminato del XV secolo


Non sapendo bene di che argomento dissertare, mi attardo nel parlarvi un po' del simpatico ometto che mi fa da avatar nel blog, sicuro del fatto che ve ne innamorerete al pari di quanto ho potuto fare io sin dall'inizio. Il mondo odierno piange l'assenza di una figura buona, giusta e coraggiosa come la sua. Questa sua breve descrizione è dunque solamente un umilissimo tributo ad una persona che ha dato tanto al mondo, ma, ahinoi, dal mondo ha ricevuto ben poco in cambio.

Riferimenti storici e descrizioni sono tratti dal gran calderone di Wikipedia.






Vlad III Dracula (2 novembre 1431 - dicembre 1476), e già la data di nascita è tutto un programmino niente male,conosciuto anche come Vlad Ţepeş (letto tse'pesh) o Vlad l'Impalatore, (per gli amici de Trastevere, "er Supposta") fu, a più riprese, principe di Valacchia: nel 1448, dal 1456 al 1462 ed infine nel 1476. Nacque a Sighişoara, in Transilvania, ridente località balneare della regione sud carpatica. Mari non ce n'è, laghi nemmeno, ma di sangue infedele in cui sguazzare, all'epoca, ne avevano ad libitum.
Grazie al suo dominio, il
principato di Valacchia riuscì a mantenere la sua indipendenza dall'Impero Ottomano. La crudeltà nei confronti dei prigionieri gli valse il soprannome di Dracul, che in Rumeno significa "drago", ma fu anche detto l'Impalatore. In lingua rumena dracul significa diavolo e dracula significa figlio del diavolo. Oddìo, crudeltà è forse una parola grossa. Era effettivamente un po' suscettibile, questo è vero, ma ognuno ha il suo carattere.
I racconti sulle sue gesta crudeli hanno dato progressivamente origine a un filone letterario molto fortunato. Il romanzo
Dracula di Bram Stoker, con le numerose versioni cinematografiche, ne sono esempi. Ma visto che hanno avuto successo anche defecazioni editoriali del calibro di "Melissa P." et similia, possiamo ritenerci assai fortunati. Ce ne fossero stati tanti di più, come lui...

L'origine del nome

Vlad, come suo padre Vlad II, apparteneva all'Ordine del Dragone (ordo draconistarum), uno degli ordini cavallereschi di stampo religioso del Medioevo. Fu creato nel 1408 da Sigismondo, re d'Ungheria (in seguito Imperatore del Sacro Romano Impero) e dalla sua seconda moglie, Barbara Cilli. Scopo dell'ordine era di proteggere il Cattolicesimo e lottare contro i Turchi.
Altro nome con cui Vlad era ricordato è il
rumeno "Ţepeş", che significa l'impalatore, essendo questo il suo supplizio preferito. Anche gli Ottomani si riferivano a Vlad come Kaziglu Bey, cioè il Principe Impalatore, termine attestato a partire dal 1550. Certo fa più impressione che non "Il Principe Gigione", ma in fondo è un soprannome come un altro.

Principe di Valacchia


Vlad III Dracula nacque nel novembre o dicembre 1431, nella fortezza di Sighişoara, in Transilvania, che occupava i territori al centro dell'attuale Romania. Nell'inverno del 1436-1437, Vlad II, suo padre, divenne Principe di Valacchia, principato a sud della Transilvania, e prese residenza nel Palazzo di Târgovişte, la capitale. (Vi fermo un attimo. Vorrei rifletteste sul fatto che nascere e crescere in luoghi dalla toponomastica così impronunciabile sarebbe giocoforza fonte di scompensi per chiunque. Lo dico solo per spezzare una lancia in favore di Vlady). Nel 1442, per motivi diplomatici, Vlad III ed il fratello minore Radu furono dati in ostaggio al Sultano Murad II: Vlad III rimase prigioniero in Turchia fino al 1448, mentre il fratello Radu fino al 1462. Questo periodo di prigionia probabilmente giocò un importante ruolo nel carattere di Vlad III (infatti, vivendo coi turchi, prese a fumare tre stecche al giorno di Esportazione senza filtro. Quelle verdi col veliero, insomma).
Nel
1447 i Turchi lo liberarono, informandolo della morte del padre Vlad II per mano di Vladislav II, un altro pretendente al trono di Valacchia. A Vlad venne anche detto di come il suo fratello maggiore Mircea fosse stato torturato e, infine, bruciato vivo a Târgovişte (questa fu indubbiamente per lui un'epoca di splendide notizie, che contribuirono a forgiare il suo mite e comprensivo caratterino). All'età di 17 anni, Vlad III Dracula, appoggiato dalla cavalleria turca e da un contingente del Pascià Mustafa Hassan, tentò un colpo di stato, ma Vladislav II lo sconfisse solo due mesi dopo. Per salire al trono di Valacchia, Vlad III dovette aspettare il 10 agosto 1456, quando riuscì finalmente a uccidere il suo nemico. Iniziò quindi il suo più lungo periodo (sei anni, molto più di quanto oggi non durino la maggior parte dei matrimoni) alla testa del principato. Questo periodo alternò scontri contro i suoi oppositori interni (boiardi e sassoni) con i ripetuti tentativi di occupazione turca. Per fare ciò egli potenziò il suo piccolo esercito, ed inflisse numerose sconfitte agli invasori ottomani, provocando l'ira di Maometto II (che già era leggermente incazzato di suo per non essere riuscito ad arrivare primo. Ma al casello di Istanbul c'era coda). Nel 1462 però, dopo una durissima campagna contro i turchi, che erano arrivati fino a Târgovişte, fu tradito dal re d'Ungheria Mattia Corvino, che lo fece imprigionare (che stronzo!).

Le atrocità di Vlad Tepeş (anche se preferirei definirli innocenti passatempi. E poi, scusate, quante storie per un politico che cerca di infilartelo in quel posto. Tzè, come se fosse una novità...)


Il suo strumento di tortura preferito era l'impalamento. Adottò questo metodo dai turchi, adattandolo alle sue più specifiche richieste: creò metodi diversi per impalare i ladri, i guerrieri nemici, gli ambasciatori del Sultano, i traditori (a ciascuno il suo. Il palo era addirittura personalizzabile, in due colori, con rivestimento a scelta in pelle sportiva o alcantara. Un aggeggino molto di tendenza, insomma).
I ricchi venivano impalati stendendoli più in alto degli altri o facendo ricoprire l'asta d'argento (in taluni casi vi si imprimeva in cima il logo del Club Med).
Per i mercanti fece incidere delle tacche sull'asta, al fine di aumentare il tempo dell'agonia (ma quante ne sapeva quest'uomo?).
Una registrazione dell'epoca, narra che durante un pasto dopo la battaglia, Dracula ricevette la visita di un cronista dal Vaticano. L'uomo si rivolse al Principe dicendo : "Come fate a mangiare qui, mio Signore? L'odore è insopportabile". Dracula ordinò ad una guardia di impalare quell'uomo al di sopra degli altri, di modo che non avrebbe sentito l'odore dei moribondi sotto di lui (caspita, un signore).
Nella città di
Sibiu, nel 1460 Dracula fece impalare 10.000 persone, e cosparse alcuni corpi con miele per attirare ogni tipo di insetto (ohibò, ecco una splendida idea per il prossimo concerto di Vasco al Delle Alpi).
Nel
1459, durante il giorno di San Bartolomeo, a Braşov, Dracula fece invitare a palazzo alcuni mercanti che avevano mostrato odio e disprezzo nei confronti della sua persona. Decise di farli saziare di cibo e, quindi, fece sventrare il primo e obbligò il secondo a mangiare ciò che il collega, ormai senza vita, aveva nello stomaco. L'ultimo mercante venne fatto bollire e la sua carne fu data in pasto ai cani (vedete che quando avevo detto che era un sovrano probo e illuminato non mi sbagliavo affatto?).
Nel
1461 un ambasciatore del Sultano turco arrivò nel palazzo, si prostrò ai piedi di Vlad III, ma non si volle togliere il turbante perché rappresentava il simbolo della propria religione. Dracula, irritato da quel gesto, ordinò di inchiodare il turbante alla testa dell'ambasciatore (vedessi mai che un colpo di vento sbarazzino...).

La morte


Fu liberato nel 1475 e reinsediato sul trono di Valacchia da Mattia Corvino (lo stronzo di prima). C'erano però delle restrizioni, egli doveva sposare la figlia del sovrano ungherese ed adottare il cattolicesimo invece del rito greco-ortodosso. In più dovette capitanare una specie di crociata contro i Turchi, che avanzavano sempre di più. E, secondo alcuni cronisti dell'epoca, doveva anche comprare il cofanetto celebrativo di Renzo Arbore e l'Orchestra Italiana in Concert. Nel 1476, dopo diversi successi sul Danubio fu circondato dalle armate ottomane e forse anche tradito dai suoi alleati. Morì sul campo di battaglia. Molte sono le ipotesi su dove sia finita la sua salma. Alcuni pensano sia stata bruciata, altri pensano sia stata fatta a pezzi ed esposta a Istanbul, per alcuni il corpo è stato ritrovato in una tomba di una cappella nella città di Snagov: sembra che tutte le mattine un gruppo di monaci dedichi delle preghiere a quella tomba con lo scopo di "farlo stare buono" (mia mamma mi accenna di tanto in tanto al fatto che una simile usanza avvenisse anche attorno alla mia culla, quand'ero piccino).

giovedì 19 luglio 2007

Hic sunt petones

Perchè il Resto del Pautasio resterà sempre, solo e comunque un blog seriamente idiota? Perchè è ciò di cui la rete ha più bisogno. O meglio, è ciò di cui la rete è maggiormante deficiente, nel senso latino del termine. Giorni fa un ignoto visitatore, solleticando il mio ridondande istinto autocelebrativo, si è sbilanciato in un vago complimento alle mie capacità intellettuali. Evviva evviva. Roba da brindarci sopra con un bicchiere di quello buono. Poco dopo, però, mi ha fatto capire che lo sto sprecando, il mio smodato intelletto, per scrivere idiozie. Gli ho già risposto in quella sede, ma dal momento che A) ho risposto talmente bene che ho una gran voglia di autocitarmi* B) al momento non saprei su quale altro cacchio di argomenti scrivere**, ecco che di una risposta ne faccio un post.
Ok, scrivo una marea di vaccate, magari mascherate da un linguaggio forbito, da una cosecutio temporum impeccabile (ahimè, merce assai rara di questi tempi, e specialmente in queste lande) e da una parvenza di affinità con il ragionamento logico sequenziale tanto caro agli aristotelici. Però sempre di emerite cazzate si tratta. Perchè? Semplice: "Ho un lavoro e un corso di studio universitario che più seri non potrebbero essere. Quando ho finito, ho amici con cui trascorro ore felici, e ragazze con cui posso scambiare piacevoli effusioni. Ad onor del vero, le seconde sono di molto inferiori rispetto ai primi, ma tant'è. Di tanto in tanto vado al cinema, leggo molto e guardo la televisione, soprattutto i programmi più insulsi e vuoti di contenuti: è un po' il mio "memento mori" intellettuale. Dunque ho un sacco di vie per impiegare fruttuosamente doti e tempo che il Cielo ha avuto la compiacenza di donarmi. Dopodichè c'è il blog. Il mio angolo liberatorio, l'ascensore dove posso scoreggiare dopo una giornata trascorsa col cervello in giacca e cravatta, la cloaca maxima dove terminano gli scarti del mio pensare, la mia sputacchiera psicologica. Di blog sedicenti seri, che pretendono di saper affrontare con ampollosità stucchevole i temi pregnanti dell'esistenza, o che millantano con pelosa presunzione di essere ferrati in ogni branca dell'umano sapere, ce n'è fino alla nausea. Apprezzo gli immeritati plauso alle mie supposte (e sappiamo tutti dove vanno a finire le supposte) capacità intellettuali, ma chi cerca roba simile a quella che ho descritto poco sopra ha proprio sbagliato posto. Vi fermo, prima che possiate magari perdere altro tempo prezioso. Questo è il luogo dove io mostro veramente ciò che sono: un savio petomane che cita i classici in greco antico ma rutta quando beve la birra. Se volete farmi compagnia siete i benvenuti. Altrimenti... burp e prot". Fine del delirio di magnificenza
*vedasi istinto autocelebrativo
**leggasi scusa banalissima per giustificare almeno in parte l'istinto di cui alla nota precedente

domenica 15 luglio 2007

Seduta di gabinetto


Leggo e riporto da un serioso periodico di divulgazione medica: "Una prolungata posizione seduta in bagno, come avviene con la lettura, può, con un meccanismo che altera il ritorno venoso, determinare un ingrossamento dei plessi emorroidali". Ovvero, in italiano corrente, leggere un intero albo di Tex seduti sul cesso può con una certa probabilità creare seri problemi di ragadi al più sacro dei vostri orifizi.

Ora veniamo a noi. Tralasciando il fatto che si tratta di un semplice trafiletto, estrapolato da un articolo ben più lungo e dettagliato sulla materia di quanto un qualsiasi lettore, medico compreso, vorrebbe mai vedere; e tralasciando altresì che proprio in apertura di pagina, poco sotto il titolo, campeggia un'accuratissima illustrazione della parte terminale di un retto che più disatsrato non si potrebbe, nemmeno dopo il passaggio di un'orda di Tartari infoiati (per di più con tanto di didascalie che informano anche alfabeticamente il lettore di quali turpitudini potrebbero un giorno deturpare il suo così solitamente bello enetto sfintere), sorge repente un'altra riflessione: possibile che adesso anche leggere al cesso faccia male alla salute?

Santi numi, ma dico: e dopo che l'antico toscano no perchè fa venire il cancro e l'enfisema, e il whisky torbato no perchè fa male al fegato e ti fa finire nel fosso con la Maserati, e la patata no perchè corri il rischio di beccarti un'infezione brutta brutta, e se mai provi a rimediare per conto tuo diventi cieco, la pia cerimonia della lettura mattutina della pagina sportiva sorbita comodamente adagiati sulla tazza del proprio privativo era rimasta l'ultima oasi di pace e appagamento dell'uomo moderno.

E ora scopro che fa male pure quella. Ma adamitica consorte diversamente casta ("Ma puttana Eva", per i non-politically correct come il Wagon)!

Va beh che io al bagno non leggo quasi mai, dal momento che ho la fortuna di saper cacare a memoria. Però in ogni caso anche per me la candida porcellana del cesso di casa ha sempre rappresentato un solenne scranno da pensatore. Mi spiego: se gli stiliti dell'antica Grecia avevano le colonne coi capitelli corinzi, i popi ortodossi hanno il monte Athos, e i buddhisti le vette del Tibet, beh, io trovo lo stesso piedistallo in un albo water. Ogni mattina, giorno dopo giorno, come nel più scaro dei riti, come nella migliore delle tradizioni, mi siedo, caco e intanto penso. Talvolta mingo anche da seduto, contravvenendo alla Prima Legge della Mascolinità, quella che impone di pisciare solo e sempre in piedi, talmente mi garba la riflessione che consegue all'adagiamento delle natiche sull'asse della ritirata.

Vi faccio un esempio: di recente ho acquisito la passione speculativa per la caccia ai volti che i ghirigori delle venature marmorere disegnano involontariamente sulle piastrelle del bagno. Di solito li associo subito a personaggi noti, (sia al mondo che a me solo, tipo Superman, Babbo Natale, la signora del terzo piano, Pinocchio, San Crispino martire, il benzinaio che frega sul resto eccetera), e il gioco finisce lì. Ma quando il riconoscimento diventa più complesso e meno immediato? Voi, essere umani della mia medesima fatta, capite bene come tale pratica altamente intellettuale possa impegnare lunghissime et concentratissime sedute, che non debbono essere interrotte per nessuna ragione al mondo. Soprattutto nel caso dell'ultimo misterioso volto, che, contrariamente alla rapidità con cui solitamente identifico i lineamenti immaginari del marmo, mi ha davvero messo in crisi: nonostante tutti i miei sforzi filosofico-fisionomistici, infatti, non so dire ancora se si tratti di Padre Pio, Fidel Castro, oppure Obi Wan Kenobi. Ho come l'impressione che regga in mano qualcosa di cilindrico, lungo poco più di una spanna. Ma anche questo non mi aiuta, dal momento che potrebbe trattarsi benissimo di un aspersorio così come di un Cohiba Siglo III o di una spada laser a riposo. Comprendete dunque che così è davvero difficile, e mi serve tempo. Ho provato anche con una tattica d'assalto, mirata a generare una qualsivoglia reazione nel soggetto. Ma nè quando ho gridato "Miracolo!", né quando ho esclamato "Que viva la revoluciòn", né tantomeno quando ho sentenziato "La Forza sia con te" ho ottenuto il minimo feedback dalla sfingea figura. Mi serve altro tempo, dunque. Molto tempo. Forse moltissimo tempo. Tempo che, purtroppo, la minaccia incombente delle emorroidi da decubito defecatorio non mi concede.

Per cui ho preso il coraggio a due mani e ho deciso. Non posso rischiare attendendo ancora. Questa volta dirò a tutti i miei amici che nel mio cesso di casa mia è apparso Kurt Cobain. E si è tagliato i capelli.

giovedì 12 luglio 2007

Ho l'orto

In ossequio alla mia smodata passione per la ludolinguistica, riporto qui di seguito il pregevole componimento in versi dell'attore e comico Ugo Dighero. Vi auguro di godervelo al pari di quanto ho fatto io

Ho l'orto

Ho l’orto.
Non sono solo, sono con otto.
Con otto? Non so...
Solo solo lo poso, solo lo sgobbo.
Con loro otto lo colgo.
Con loro otto, porco mondo, lo godo.
Solo pongo orzo, sorgo, porro, pomodoro.
Non con loro!
Solo lo poto, lo sgombro, lo coccolo, lo contorno col fosso,
sgombro lo scolo, lo sormonto col dosso,
fo l’orco con lo storno o col topo, col corvo,
col colombo o col tordo...
Oh, non lo scordo.
Sono stronzo?
No! Lo sono loro...
Lo so, ho torto,
non ho polso con costoro
o non ho bon ton:
provo con Dodo, con John,
con Romolo, con Rodolfo, con Ron.
Propongo l’orto,
cos’ho: conforto?
No, ho solo ‘sto coro:
"Non posso, non posso...
Non posso, son sotto concorso
non dormo, non sono pronto
ho lo scolo, non sono solo,
sono solo col nonno, son morto!"
Sporco mondo corrotto!
Non ho conforto...
Sopporto lo scotto
obtorto collo, tonto...
Poco dopo controllo l’orto:
ho troppo rovo
troppo poco pomodoro
non scorgo sorgo
l’orzo non lo trovo.
Solco toppo profondo?
Troppo poco posto?
Posto con troppo solo troppo fosco?
Bho!Do lo zolfo? No, son contro!
Pomodoro...
lo sogno rosso, grosso, rotondo, odoroso
no, lo trovo storto
mollo, morso, bolso, corroso,
con foro!
T’ho colto mostro morboso!
Oh, non l’ho colto solo!
poco dopo lo scopro:
sono otto!
Corrono tondo tondo
col loro corpo rotondo
color oro.
Sono otto, sono loro!
Non controllo lo sconforto:
do lo zolfo
lo soffoco col cloro
col cromo, col bromo solforoso
lo sporco morbo morboso!
O lo soffoco,
o l’orto lo scordo
morso dopo morso
foro dopo foro
mostro dopo mostro!
Do lo zolfo!
Comodo, poco costoso...
No, non lo do, son contro!

Ugo Dighero

Un giorno in freddura

Mr. Jeremy Squibb: "Ve lo giuro, vostro onore, non fui io ad uccidere mia moglie annegandola nella schiuma da barba"
Giudice Humbert K. Aftershave: "Tacete, Mr. Squibb, voi mentite sapendo di mentolo"

mercoledì 11 luglio 2007

FIAT lux

Ore 00.45, suppergiù. Poco fa, insomma. Sto guidando la mia utilitaria verso casa, dopo una serata di allegri bagordi calmierati. Dico calmierati perchè mi sono dovuto allontanare appena alla mezza da un luogo dove mi stavo divertendo alquanto, con la compagnia di persone che apprezzo ancor di più. Però, sapete com'è, tra meno di 13 ore ho un esame...
Comunque... non divaghiamo.
Ad un certo punto, nella notte rischiarata soltanto da una sporadica manciata di lampioni, vedo lampeggiare delle luci color arancio. E' un'auto in panne, che con le sue sei lampade d'emergenza che gorgheggiano all'unisono nel silenzio dell'oscurità sembra invocare proprio il mio aiuto, e quello di nessun altro. Mi fermo, perchè dopo aver frequentato elementari e medie dai Fratelli delle Scuole Cristiane, aiutare non solo il prossimo, ma anche quello dopo ancora, viene automatico quasi quanto respirare. E in fondo posso anche perdere un'ulteriore mezz'ora di sonno senza che la salute o la media sul libretto ne risentano, no?
Quando accosto e scendo dal mio fido mezzo tetraruotato (la macchina, insomma), a guardarmi come se fossi l'arcangelo Gabriele con tanto di spada fiammeggiante ci sono tre o quattro ragazzi. Non è che ho tempo di contarli tutti, checcacchio. E' tardi e forse ho anche esagerato con la birra. Comunque da come parlano riconosco un paio di veneti, un napoletano e un "non so". Sono loro stessi che mi confermeranno poi la loro provenienza, poco dopo, quando scambieremo quattro chiacchiere mentre la loro auto si riprende dal coma. Lo stesso "non so" mi assicura poi di non sapere bene nemmeno lui dove strapicchio è nato.
Ma sto nuovamente divagando... sarà colpa dell'ora tarda e del sonno che incombe.
Ho di fronte a me la batteria esausta di una Citroen C4 nuova fiammante, che dopo una sola nottata trascorsa all'addiaccio (oddìo, la notte del 10 luglio a Torino vi sembra si possa parlare di addiaccio?), ha cessato di dare segni di vita, mettendo in ansia il suo proprietario partenopeo, che è nella capitale sabauda solo per lavoro. Attacchiamo i cavi alla mia batteria, per dare una speranza al loro mezzo. La francesina spocchiosa prima tace, poi tosssice, sputazza, infine parte. Allora guardo la mia auto, colei che ha riportato in vita la sedicente "belva" d'Oltralpe. Nonostante i suoi 13 anni suonati e gli oltre 170mila chilometri sul groppone ha sempre lo stesso smalto di un tempo. La mia Punto Elx del 1994. Colei che con cinque passeggeri a bordo e una sola catena funzionante, si è arrampicata ostinatamente su per il Sestriere, in una notte di capodanno di non tantri anni fa, su una strada coperta da almeno 10 centimetri di neve compatta, mentre fior fior di Bmw serie 3 pattinavano inesorabilmente verso il basso al pari di una Caroline Kostner in preda alla depressione alcolica.
E odo qualcosa. Sì, è il motore. Il motore della mia macchinina azzurra come la Nazionale. Non produce piùil suo solito rumore, il suo borbottìo di 16 valvole piccoline ma instancabilmente tenaci. No, canta. Canta vittoria sulla boriosa cugina francofona che ha appena salvato dall'onta del carro attrezzi. E non fa più un rumore assimilabile all'onomatopeico "brum brum". No. E' piuttosto un ripetuto e ossessionato "Poooo poropopopoooo poooooo, poooo poropopopoooo poooooo, poooo poropopopoooo poooooo, poooo poropopopoooo poooooo...".
E' proprio vero. I campioni del mondo siamo noi

lunedì 9 luglio 2007

Non toccate il mio orticello

Talvolta accadono cose bizzarre. Cose che fanno riflettere, e che se non fossero così assurde da rasentare la follia potrebbero anche far sorridere. L'ultima mi è capitata proprio qui, sul blog, nel post che trovate poco più in basso, quello dal titolo "Facite ammuina". E se leggete anche i commenti in calce capirete di cosa parlo, e quanto sia pregnante il titolo in proposito.
Mi spiego. Guai a parlare di un gruppo socialmente definito, anche se lo fate involontariamente, come nel caso del mio post, se non ne fate parte a pieno titolo. Altrimenti, apriti cielo!, è un drammone. Ok, quando ho martellato i vegani era voluta, anzi sperata, una reazione brusca da parte dei diretti interessati. Anche quando me la sono presa con Vasco per la stupidità della sua produzione più recente sapevo benissimo che sarei incappato nell'ira funesta dei suoi numerosissimi fans. E vabbè, me l'aspettavo, ed ero pronto. Quindi, se qualcuno mi dà dello stronzo perchè è un vegano o un Blascofilo convinto, non mi inalbero e anzi ci discuto. Fa parte delle incantevoli meraviglie di un sano e costruttivo scambio dialettico.
Ma essere tacciato di razzismo solo perchè ho citato un brano tratto dal Regolamento della Reale Marina del regno borbonico, senza altra colpa se non forse proprio quella di non essere io stesso un suddito di Sua Maestà Francesco II, è una cosa che ritengo francamente assurda. E non solo: perchè per una sorta di strana osmosi, infatti, grazie a quel post ora anche tutte le altre pagine del mio blog "trasudano razzismo". Peccato poi che l'accusatore si sia allegramente astenuto anche solo dal visionare il filmatino che campeggiava poco più in basso, nel quale il dialetto della mia terra d'origine è fatto oggetto di una feroce ma simpaticissima presa in giro.
Ma va bene, ora ho capito l'andazzo e mi sono premunito. Ho finalmente compreso come funziona il meccanismo. Lasciate dunque che lo illustri anche a voi, così che almeno i lettori del mio blog (presumo siate in tutto in tre, escludendo i parenti e chi ci capita per sbaglio) possano salvarsi dall'incappare in cotanto errore. (ATTENZIONE: Premetto, a beneficio di quelli che hanno un senso dell'umorismo pari o inferiore a quello di un calzino spaiato, che le riflessioni che seguono sono ALLEGRE FACEZIUOLE. No, sapete com'è, capitasse mai che qualcun'altro s'offenda...)
1) Se come me ridete ai piacevolissimi "jokes" che racconta Eddie Murphy nei suoi spettacoli di cabaret, nei quali mette perennemente alla berlina i difetti degli afroamericani, siete dei luridi razzisti. Perchè lui è nero e quindi può, gli altri invece no.
2) Se come me dallo sghignazzare vi piegate in due come uno Star Tac quando leggete un aforisma di Woody Allen, Moni Ovadia o qualunque altro genio yddish, siete degli sporchi antisemiti. Perchè loro sono ebrei e quindi possono, gli altri no.
3) Se come me siete nella ristrettissima cerchia di coloro che conoscono il comico Scott Capurro, forse il più grande comico gay che sia mai esistito (almeno stando a quanto ritiene la critica), e oltre a conoscerlo apprezzate anche le sue salaci battute di spirito... beh, dai, l'avete capito: siete degli omofobi ignoranti. Anche qui il perchè è il medesimo: lui è gay e quindi può, gli altri no.
Non fa una grinza, no?

Facite ammuina


Dal Regolamento della Real Marina del Regno delle due Sicilie del 1841

Art.27. "Facite Ammuina". "All'ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann' a poppa e chilli che stann' a poppa vann' a prora: chilli che stann' a dritta vann' a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann' a dritta: tutti chilli che stanno abbascio vann' ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann' bascio passann' tutti p'o stesso pertuso: chi nun tiene nient' a ffà, s' aremeni a 'cca e a 'll à".

N. B. : da usare in occasione di visite a bordo delle Alte Autorità del Regno.

domenica 8 luglio 2007

Corso di piemontese

E' idiota. E' disegnato malissimo. E' assolutamente inutile. Fa raccare. Ma anche lui merita un post sul mio blog. E' Banana Finger.

http://www.weebls-stuff.com/toons/banana+fingers+1/
http://www.weebls-stuff.com/toons/banana+fingers+2/

Mi spiace, stavolta dovete beccarvi i link

Una canzone per ogni occasione

Trovo sul blog della Fiozza un post che mi garba alquanto, e lo faccio mio. Non vi sembra una cosa corretta? E' la legge del west: lo vedo, mi piace, lo prendo. L'originale lo trovate cliccando sul link di Dead Lolita. E comunque anche lei lo ha copiato da qualche altra parte. Giusto per rispettare un po' di copyright intellettuali...

ISTRUZIONI PER UNA CORRETTA COMPRENSIONE DEL POST:
1. Impostate il lettore su "riproduzione casuale"
2. Ad ogni domanda premete "avanti"
3. Usate il titolo della canzone come risposta, anche se non ha senso. Senza barare, eh!
4. Commentate l'effetto della risposta.


1) Come ti senti oggi?
Abba – Money money
(ebbene sì, da un po' di tempo a questa parte mi sento ricchissimo...)

2) Dove arriverai nella tua vita?
The beach boys – Sloop John B
(mi sa che non vado da nessuna parte)

3) Come ti vedono i tuoi amici?
Leone di Lernia – Sono un terron
(ahahaahahahahahahahahahaahahahahahahaahahaha)

4) Ti sposerai?
Ligabue – A che ora è la fine del mondo?
(ehehe…evidentemente temo le storie serie. Voglio solo Storie Tese!)

5) Qual è la canzone adatta al tuo migliore amico?
Impressions – I’m so proud (verissssssssimo)

6) Com'è la tua vita?
Green Day – Sweet home alabama – cover
(solo blue skyes above me)

7) Com'è stato il tuo liceo/lavoro?
Gem Boy – Latin Lover
(uhm…)

8) Qual è la tua filosofia di vita?
Angelo Branduardi – Quando tu sarai (zio fa, che malinconia…)

9) Qual è la cosa più bella dei tuoi amici?
Queen – The great pretender
(palle. La cosa bella dei miei amici è proprio che mi hanno sempre dato senza chiedere mai niente in cambio)

10) Che hai in programma per questo weekend?
Blink 182 - Always
(mi aspetto il dono della vita eterna… ovvio)

11) La canzone per descrivere i tuoi nonni?
Caparezza – Dalla parte del toro
(è vero… ho i nonni granata!!!)
12) Come ti va la vita?
Un assolo di scacciapensieri senza titolo
(ninte vidi, ninte sacciu. Ittù cu minachia si’ pi fari sti dumanni? Si’ nu carabbineru?)

13) Come ti vede il mondo?
Elio e le Storie Tese - Carro
(Essì… sempre lì a tirare la carretta…)

14) Avrai una vita felice?
La canzone del Piave
(Sì, riconquisterò Fiume, l’Istria e la Dalmazia)

15) Cosa pensano realmente di te i tuoi amici?
Snatch theme song – Golden Brown
(pensano che sono un bravo babbuz’ e che mi piacciono i coni. Ehi, un bel tè te lo pelli?)

16) La gente, segretamente, ti brama?
Gem Boy – Carlo e Licia
(Tiramisù la banana col bacio… Più bramato di così)

17) Come posso essere felice?
Balli di gruppo – Tequila boom boom
(Treniiiiiiiinoooooooooooo!!!!)

18) Avrai dei figli?
Billy Haley and the comets – Rock around the clock
(uno solo, e lo chiamerò Fonzie)

19) Se un uomo su un camion ti avesse offerto una caramella tu cosa avresti fatto?
Chuck Berry – Johhny B Good
(sarei fuggito a ritmo forsennato)

20) Cosa pensa di te tua mamma?
Gem Boy – La guerra di Piero
(praticamente che sono una battaglia persa…)

21) Qual è il tuo più grande segreto?
Aerosmith – Write me
(adoro ricevere la posta, ma non ditelo a nessuno)

22) Qual è la canzone del tuo peggior nemico?
Vinicio Capossela - Maraja
(Principe vs Maraja…)

23) Com'è la tua personalità?
Norma Bruni – Canto quel motivetto che mi piace tanto
(cazzara e fischiettante)

24) Che canzone verrà suonata al tuo matrimonio?
Cochi e Renato – Una canzone intelligente(ahahahahahahahahahahahahahhahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahhahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaahahahahahahahahahahaahahahahahahahahahahahahahaahahahahahahahahahahahahahaahahahahhahahahahahahahahahaahahahahahahahahahahaahahahahahahahahahaahahahahahahahahahahahaha)


25) Che canzone verrà suonata al tuo funerale?
The beatles – Yellow submarine
(We all die in a yellow submarine, yellow submarine, yellow submarine)

venerdì 6 luglio 2007

Save a cow, eat a vegan

Mobbasta. No, dico, la volete piantare di additare noialtri mangiatori di bistecche come le cavallette divoratrici dell'ambiente e anche un po' i matusa distruttori di questo mondo che ci è stato dato da Dio (chi coglie la citazione può farlo perchè ama Elio)? Cari i miei giovani con i blue jeans (e qui mi ripeto) che abbracciate la filosofia alimentare vegetariana, o ancor peggio vegana, avete allegramente schiantato le gonadi. Non so di preciso di quanti, ma le mie di sicuro.
Va bene non ammazzare le balene per il grasso, i rinoceronti per i corni, gli squali per le pinne, le volpi per le pellicce, gli elefanti per le zanne o i tronisti di Maria De Filippi per l'immensa soddisfazione (beh, no, magari questa è cosa buona e giusta). Confesso che ci pratica queste attività, esclusa oviamente l'ultima, merita tutta la mia deprecazione e il mio schifo. Ma la mucca e il porcello, così come anche il coniglio, il pollo, la pecora, il tacchino, la trota e il branzino, e via di questo passo, sono tutta un'altra cosa.
Mangio carne di varia natura almeno tre volte la settimana. Indosso capi in pelle, la mia giacca da moto è una roba di almeno due chili di cuoio, ho un paio di Timberland da vela che adoro e anche una giacca di renna. E non mi sento affatto un assassino. E guai a chi prova a dirmi in faccia il contrario, sempre che poi trovi effettivamente il coraggio di farlo. Assassini sono semmai quei dementi che lasciano crepare di fame il figlio neonato perchè secondo loro è sbagliato nutrirlo a omogeneizzati di manzo e vitello, ma è meglio invece fargli le pureine coi sedanini e la soietta. 'Fanculo!
La mucca è un animale simpatico. Adoro il suo sguardo profondo mentre osserva il treno che passa. E trovo profondissimo il suo "muuuu" quando deve chiosare un commento. Ma quando assume la forma di fiorentina da un chilo e più trovo sia infinitamente più affascinante e utile.
Mangio carne e sono contento, e basta. L'unico modo per convincermi a non nutrirmi più di ciccia, è propormi in alternativa una bella bistecca di vegano.
Save a cow, eat a vegan

Il Pene d'Ebano

Il luminoso pomeriggio di aprile era ormai terminato, quando Giorgio e Piero si risvegliarono imprigionati nelle segrete. Per farsi coraggio, si inserirono vicendevolmente il pene nell'ano, quando ad un tratto videro un piccolo soldo di cacio avvicinarsi: era il nano Gurt, che sbuffando dalle enormi froge li liberò. Per sdebitarsi, i due gli donarono un tozzo di pane ed un piccolo crogiuolo. "Potrai forgiarvi ciò che vuoi" gli dissero. Una festosa salva di peti salutò la loro partenza. "Ma dove andrete?" gridò loro Gurt. "Andremo alla ricerca del Pene d'Ebano".
Elio e le Storie Tese

giovedì 5 luglio 2007

Non dimenticatevi di Salad Finger con la scusa che ora è scomparso dalla pagina iniziale...

Il Resto del Pautasio: E' brutto. E' inquietante. E' osceno. E' assurdo. Gode quando sfiora superfici ruvide. Ma in fondo, è uno di noi. E' Salad Finger

Ehi, mamma, sono un fracco ecologggico!

Ho appena scoperto grazie alla mia amica Dead Lolita che usando uno sfondo nero per le pagine web si risparmiano un sacco di watt. Porca watt che scoperta sensazionale. Intanto fate voi le debite considerazioni su quanto sia "Grinpis en' lov" il mio blog.
Salviamo il pianeta, ma tra un salvataggio e l'altro non dimentichiamo la gnocca.

Etsi Vasco non daretur?

Vasco Rossi, ovvero l'artista più sopravvalutato del panorama musicale italiano.
So che mi tirerò addosso le ire delle centinaia di migliaia di suoi fans, ma chissenefrega, la penso proprio così.
E per carità, anche io lo apprezzo, ho l'i-pod strapieno dei suoi pezzi che, a onor del vero, hanno fatto la storia della musica italiana, e, aggiungo, se non fosse per il prezzo francamente esorbitante dei biglietti andrei spessissimo ai suoi concerti. Ma non mi considero affatto un suo fan. Perchè? Ecco perchè: sta di fatto che da almeno un lustro a questa parte il vecchio Blasco non riesce più a partorire qualcosa di minimamente sensato a livello di liriche. Belle le musiche, accattivanti i ritmi, addirittura esaltanti gli assolo di chitarra, ma i testi fanno RACCARE.
Sento "Alba chiara", "Fegato spappolato", "Sally", "Faccio il militare" o "Colpa di Alfredo" e penso: Vasco è un Mito con la maiuscola. Poi ascolto "Tutto può succedere", "Basta poco" e, ahimè sì, anche "Rewind" e penso: no, non può essere lo stesso Vasco di prima. Sono arrivati gli alieni, lo hanno rapito e lo hanno sostituito con un clone.
E la cosa più allucinante è che il 90% del popolo bove che oggi va ai suoi concerti accalcandosi ai cancelli degli stadi come gli immigranti a Coney Island o a Lampedusa lo apprezza più per questi ultimi brani che per quelli di un tempo... Bah...
Sic transit gloria mundi
Ps lunedì sono andato al concerto degli Eelst. Il miglior gruppo rock italiano contemporaneo. E il miglior gruppo "qualunquegenere" italiano contemporaneo, dato che da meravigliosi eclettici quali sono si cimentano con straordinario successo su qualsiasi nota. E' da quattro anni che non partoriscono un albun eppure continuano a fare il tutto esaurito ai concerti. Ogni testo, anche quello in apparenza più idiota, è in realtà denso di filosofia. Quelli sono i veri miti.
Sic stat gloria mundi

Psicopatologia di Salad Finger

A seguito del grande successo seguito al post dei sette episodi di Salad Finger, che trovate più indietro, intendo stimolare su queste pagine un dibattito in merito all'interpretazione del suddetto cartoon, riprendendo un interessante quanto accurato lavoro di analisi già iniziato sul blog Usual Fallout (trovate il link nell'elenco a destra)
Inizio con il postare una mia personale analisi del personaggio, su base pseudopsichiatrica, non avendo io nemmeno la più vaga infarinatura in questa branca della medicina.

Personalmente propendo per la teoria dell'affezione schizoide, generata molto probabilmente da un devastante trauma iniziale (la guerra? - vedansi i riferimenti ad una non meglio precisata "Great War"-, la perdita violenta di una persona cara, di un forte riferimento? - vedasi il dialogo con il cadavere mutilato rinvenuto forse non a caso durante gli scavi in cortile-).
I soggetti con cui Salad Finger interagisce sono in realtà proiezioni idealizzate delle sue più grandi paure (le deformità che mascherano la cattiveria, secondo l'archetipo greco della kalokagathìa e del suo conseguente opposto) e dei suoi più accesi desideri (il pic nic con la bambina, con la quale flirta palesemente, appare come un mal celato desiderio di un ritorno all'infanzia, quasi a voler ricominciare da capo).
Lui stesso, o meglio, ciò che lui vede di se' e vuole che noi vediamo, non è che una proiezione mentale ricreata attraverso il filtro della patologia. Salad Finger non ci appare, e del resto non appare nemmeno a se stesso, sotto le sue vere sembianze, bensì sotto quelle di un "IO" mutato, perverso e innocente al tempo stesso, probabilmente figlio di una coscienza pesantemente condizionata in passato dagli orrori subiti e/o commessi. L'affezione per la ruvidezza, talvolta per il dolore (generato dalle punture di chiodi, dalla vsita del sangue o dalle irritazioni cutanee provocate dalle ortiche) è una ricerca di emozioni forti e tangibili e al tempo stesso un desiderio di catarsi, alla stregua dei dettami di molte filosofie orientali (soffri oggi per espiare le tue colpe e guadagnare il paradiso domani).
La costante ricerca, poi, di solide certezze e di un senso profondo di sicurezza in un mondo sfocato e confuso, quasi generato da allucinazione, come quello in cui il soggetto vive, viene chiaramente esplicata dal continuo "battezzare" oggetti e personaggi. Nel dare nomi a cose e persoine, il soggetto si sente in un certo qual modo padrone e controllore di esse. E lo ribadisce quando cambia il nome ad uno dei suoi amici posticci che lui stesso aveva battezzato la prima volta, quasi a voler sottolireare la sua completa ed arbitraria signoria su di esso. Per lui è probabilmente una forma di consolazione e inconscio contrappasso dalla consapevolezza di essere in realtà sperduto e indifeso in un mondo che non sente assolutamente suo, e sul quale non ha alcun tipo di governo.
Emblematica altresì, secondo la mia personale analisi, la scena dell'autocannibalismo, con la quale Salad Finger mira probabilmente ad esorcizzare un desiderio mai sopito di liberarsi della sua parte più disumana. Impressionanti in questo senso le affinità con lo Smeagol/Gollum de Il Signore degli Anelli.

Seguiranno ulteriori approfondimenti

mercoledì 4 luglio 2007

500

Non è il sequel del film che ho recensito un paio di mesi fa. E' la nuova auto che presenteranno stasera a Torino, pardon, Fiatopoli, e in millanta altre città italiane. Spettacolanza da non perdere, a quanto pare. Vi dirò qualcosa domani in proposito...

Paris Hilton

Holliwood - La giovane ereditiera americana Paris Hilton, appena uscita di prigione dopo aver scontato soltanto la metà della pena irrogatale per guida in stato di ebbrezza, ha dichiarato di non aver patito i giorni della reclusione: "La prigione non era poi così male - ha dichiarato -. Mi ricordava tanto gli alberghi di papà". A parte, ovviamente, l'assenza di telecamere nascoste pronte a riprendere le sue evoluzioni sessuali.

martedì 3 luglio 2007

uuuuu

Maggio 2004. Qualcuno, non so chi, nemmeno se si tratti di un chi lui o di un chi lei, apre un blog e lo chiama "uuuuu". Sì, esatto, proprio "uuuuu". Si serve della vocale meno ricorrente della lingua italiana, diciamo pure la più "diversamente utile", per essere politically correct quanto basta, la "u" appunto, la ripete cinque volte di seguito, e ne fa il titolo cubitale del suo pensatoio virtuale. O come cacchio preferite chiamare un blog.
C'è gente che si arrovella, si danna addirittura, per scovare un nome accattivante e originale, magari anche ironico, che attiri visitatori da ogni angolo del web e faccia dire loro "Caspita, questo sì che è un figo! Mi sto già bagnando tutta. Se il titolo è questo, poi, figuriamoci i post. Voglio leggerli tutti, voglio commentarli tutti, voglio copiarli ciascuno su una t-shirt, voglio fare sesso con l'autore, voglio destinare tutti i miei risparmi al suo conto corrente bancario e voglio donargli tutti i miei organi. Da vivo" o altre simili riflessioni amene. Le stesse, insomma, che fa Wagon (http://usualfallout.splinder.com/) quando legge Chinaski o Arkangel, o che fa Louis (http://inquinando.blogspot.com/) quando va su Asphalto. Lo confesso, succede anche a me. Quando visito Il Resto del Pautasio.
Comunque, non divaghiamo. Ci sono altre interessanti peculiarità in questo blog di cui voglio mettervi a parte.
Ad esempio del fatto che che la traslitterazione didascalica dell'ululato, ovvero "uuuuu", non è solo il titolo del blog. E' anche il contenuto di ciascuno dei suoi post. Che, potrete immaginare anche voi menti dalle ridotte capacità deduttive, dal 2004 ad oggi non sono certo pochini. Ogni singolo maledetto postè "uuuuu". A volte uno al giorno, a volte uno la settimana. Ma, dannazione, è sempre "uuuuu".
E poi ci sono i commenti. Ok, non sono glosse da antologia, anche perchè dopo aver scritto "sei malato", "trovati una ragazza", "sparati", "che figo", "sei un mito", "che idea originale", "avrei voluto pensarci io", "hahahaha", "viva la figa", "seiko quartz", "dov'è il bagno?", "la fotosintesi clorofilliana", "per me macchiato caldo" et similia per decine e decine di volte, la gamma dei commenti possibili a "uuuuu" si esaurisce in fretta. Però ci sono. E quanti. Almeno cinque o sei per post. Così come le visite al blog: il totalizzatore recita 24mila e più. Più addirittura dei baci di Celentano.
Questo blog è un sano schiaffo morale a tutti quelli che, come me, si dannano per piacere, per farsi conoscere, per varsi visitare. "Odiati o amati, basta essere conosciuti". Una bella lezione di vita.
Ben ci sta. Ben MI sta.
http://uuuuu.splinder.com/


Ps: nonostante l'uso smodato che ne è stato fatto, nessuna lettera "U" è stata uccisa o maltrattata per la compilazione del post che avete letto. Il ricavato di questo messaggio sarà interamente devoluto in beneficienza all'associazione "Salviamo la U" OnlUs, che si occupa di salvaguardare i diritti dei canidi in amore e di tutti quelli che si prendono per sbaglio a martellate le dita

Tutte le strade portano al Pautasio. Ma proprio tutte


Ecco come qualcuno è riuscito a trovare e ad arrivare al mio blog, cercando tutt'altro su Google. Magie di Shinystat.
Ce ne sono di veramente simpatiche. Ma le più belle hanno meritato un commento, tra parentesi


cristicchi
ombrelline ducati
"come le palle del cane"
"corso di piemontese"
"morto a rivoli"
300 ragazza ubriaca oracolo
spartani addominali (in 300 li hanno fin dietro le orecchie)
film con ragazze unte (?)
foto ylona staller (con i cavalli o senza?)
harem di serse 300 (buongustaio...)
il meglio del pane biove
il resto del pautasso (errore di sintassi imperdonabile...)
pautasso omicida (ehi, piano con gli epiteti!)
rusich film
stromenti per fare le mani (molto dispiacente, ma io no parla tua lingua)
zinne al vento (e vi assicuro che non ce n'e stato uno solo)
barbiturici
blogspot selen italian (non è qui. Va' in fondo a destra)
canzone mentalmente instabile
chattare con psicopatico (prego, si accomodi)
cinque vie di san tommaso per arrivare all'esistenza di dio (non te ne servivano cinque... come vedi ti è bastato un click per arrivare a me)
come catturare un cane
come preparare una bomba
come preparare una bomba molotov (ecco, specifichiamo)
ex gradu
exploit doretta
gardenale calo pressione sangue (presto, lo stiamo perdendo!)
guerra barbiturici willcox
intossicazione seppie (occhio a quello che mangi. E cambia pescheria)
io e giovanna sopra un'isola deserta (buon divertimento)
isola pescatori - restos
ispettore gadget photo
kjn_wds
non comprare un elefante (poi l'amministratore s'incazza)
paladini congiuntivo
papere domestiche in cova (ti sembra un blog di avicoltura?)
perche' efialte ha tradito (va' a sapere...)
preparare una molotov (a ridaje...)
sono instabile (anche io)
testa ciospa bot (uh?)
un massaggio ai piedi di paola (mmm... sa di fetish...)
video gf danese
barbiturici
impalmare la figa (che coincidenza... anche tu un appassionato?)
pinotismo
preparare stricnina (per la suocera basta il valium)
quaccheri 2007 (olimpiadi del settarismo?)

E' brutto. E' inquietante. E' osceno. E' assurdo. Gode quando sfiora superfici ruvide. Ma in fondo, è uno di noi. E' Salad Finger













Elio e le Storie Tese a Collegno - Colonia Sonora 2007

Premetto che il titolo del post è stato studiato da un'equipe di ingegneri del Poli, in palese crisi di astinenza da Linux, che si sono prodigati al fine di attirare sul blog il maggior numero di naviganti che digitino una o più delle succitate parole su Google... io al posto loro avrei scritto anche "xxx", "figa pelosa", "sesso gratis" e "video porno free". Sugli altri siti funziona. Non vedo perchè non dovrebbe anche nel mio.
Ma vi avevo promesso un commento sul concertone di Elio di ieri, e ora ve lo devo. Anche se siete solo in tre a leggere questo post, uno di questi sono io, e l'altra è mia mamma. Un sentito grazie al terzo, che viene da fuori e usa addirittura i mezzi.
Gli Eelst sono impagabili, come al solito. Io entro gratisn con il mio accredito stampa nominativo, e già questo mi fa sburrare come la Fata Turchina quando si china. Varco la soglia in compagnia di un gruppo di nuovi amici che già subirono la stessa sorte. Loro attaccano in largo anticipo rispetto al previsto (le 21.50 contro le pronosticate 22), e trascinano fin dopo mezzanotte almeno 8mila persone in una serata in cui le nuvole si sono rifiutate di vomitare pioggia solo perchè avevano PAURA di quella che sarebbe stata la nostra reazione. Ho comprato il cd brulèe, perchè la serata di ieri resti con me per sempre. O per lo meno molto a lungo. (Ma non l'ho ancora ascoltato.Lo guardo, in religioso silenzio, in attesa di prendere il coraggio a due mani e inserirlo nel lettore. Ecco, sento che è il momento. Lo metto su ora).
Mi sono dovuto ricredere anche sul conto del nuovo aiuto-tastierista, di cui mi rifiuterò però di imparare il nome. Ha fatto un ottimo lavoro per tutto il concerto, caricandosi sulle spalle un'eredità pesantissima: quella di interpretare in ogni brano e soprattutto in ogni siparietto tra una canzone e l'altra le parti che solitamente sono di Rocco Tanica. E non ha fallito. Non ha perso nemmeno un colpo. Respect. E io che credevo fosse uno spocchioso insulso omuncolo che si billava della fama di un gruppo di cui non aveva diritto di far parte. Perdono. Chiedo umilmente perdono. Insomma, costui con la voce modificata al synth ha interpretato un certo Girolamo Viganò, in arte Kleidermann Viganò (e volete mettere quanto suona più figo?), un ex operaio della Breda, tastierista e prostituto transessuale per passione. Rocco, invece, impaludato in un pastrano nero stile KKK molto abbronzato, si è calato nella parte del Tastierista Misterioso, senza mai spiccicare una cazzo di parola e, ovviamente, senza mi levarsi quel cazzo di cappuccio. Un maestro di vita, come al solito.
Poi via con il carosello di grandi successi di ieri e di oggi, da "John Holmes" (e anche io da quando ho la moto faccio molto meno moto. Ma il mio pene non mi dà pane) a "Cara ti amo", passando per "Pippero", "Essere donna oggi", "Cassonetto differenziato per il frutto del peccato" e tante altre, compresa la nuovissima Oratorium che fa veramente mingere in maniera molto copiosa dalle risate, una inedita e potentissima dedicata agli stronzi frichettoni che suonano i bonghi al parco, e una quasi mai eseguita "Rock 'n roll", che fino a ieri avevo solo ascoltato sulla cassetta di Craccraccricrecr, con in sottofondo i commenti di Mentana stile tiggì. Si chiude con Shpalman, scoppiettante come un'oloturia col ballo di san vito. Briglia sciolta anche alle solite "auto cover" che i brani degli Elii usualmente subiscono sul palco da parte degli stessi autori quando le interpretano "live": e così in "Servi della gleba" la ragazza stronza non è stata in vacanza, ma avuto un passato da tossicomane, indi per cui le diapositive che il povero scopinculo va a vedere al posto di trascorrere una serata tra amici, una chitarra e uno spinello, sono quelle della di lei tossicomania. Geniale. E che dire di "Cara ti amo", che si conclude con l' "Eccoti i soldi per liposuggerti" da parte dell'aiuto-tastierista e il consueto "Eccoti l'utero" di Elio?. Maraviglia delle maraviglie.
Mangoni meriterebbe un discorso a parte, ma non c'è post al mondo che possa contenere l'ubertosa magnificenza di uno che diventa vitello dai piedi tonnati, indiano, zorro, Elvis, rock 'n roll, cubista, agente segreto bulgaro e anche qualcun altro che ora non mi sovviene ma, ahinoi, non Supergiovane.
In una parola, "Figata!"