venerdì 20 aprile 2007

300, ovvero IL film

Lo so, arrivo per ultimo. Del resto, che il sottoscritto rimanga indietro come le palle del cane è cosa che accade piuttosto sovente. Quindi, perchè lamentarsi?
Il fatto, però, è che non potevo proprio continuare a tacere, nonostante il ritardo e nonostante il fatto che ormai su 300 sia stato detto tutto, e anche qualcosina di più, e addirittura di troppo, se proprio volessimo essere pignoli.
Parlo ugualmente perchè questa straordinaria pellicola mi ha lasciato veramente qualcosa. Qualcosa che esula assolutamente dalle dietrologie riguardanti chissà quali metafore della politica attuale il regista Zack Snyder (lo ammetto, ho dovuto andare a cercare il suo nome nel ricchissimo schedario del mio amico Google, perchè altrimenti da solo non me lo sarei mai ricordato) abbia voluto proporre nel supposto dualismo
spartano/guerriero/libero/GodblessAmerica contro persiano/soldato/schiavo/Allah-u-akbar. Così come esula allo stesso modo dalla maggiore o minore attendibilità storica del film che, in quanto reduce da un quinquennio di liceo Classico e in quanto affetto da una smodata passione per tutto ciò che concerne il mondo greco-romano, ho trovato essere suppergiù pari all'attendibilità storicadi "Attila, Flagello di Dio" (sì, proprio quello di "Sbabbbari..." e della Rusich con le zinne al vento). Qualcosa che esula anche dal pregio della fotografia, dai dialoghi fumettistici particolarmente azzeccati, per quanto laconici (ma del resto si tratta di spartani, e se non sono laconici loro...), o ancora dal numero anatomicamente spropositato di addominali che gli spartani sfoggiano tra il cingilombi e la spilla di bronzo che ferma il loro purpureo manto sul petto (tre ore di palestra al giorno o 15 minuti di fotoritocco su un Mac? Mah...).
Non sto parlando nemmeno della matrice del biglietto, che tra l'altro conservo nel portafogli, se non al pari di un santino, per lo meno assai meglio di quanto non faccia con tanti biglietti da visita di quelle personalità eminentissime che incrocio nel mio lavoro di cronista.
Sto parlando di un inarrestabile senso di forza, orgoglio, spavalderia, potere, invincibilità, coraggio che, come ho avuto modo di constatare, ha colpito tutti coloro i quali hanno visionato la pellicola. Nessuno escluso. Tranne, ovviamente, la gente "modello Ghezzi" che, come lui, guarda e giudica il mondo attraverso la barba ricercatamente incolta e le lenti unte di sebo dei propri occhiali da sedicente intellettuale contestatore.
Ma torniamo a quella sensazione. Ho raccolto un gran numero di commenti di amici e conoscenti vari in merito a questa "sensazione" trasmessa dal film.
I più culturalmente evoluti, nel parlarne, sembravano presi dal sacro fuoco della "kalokagathìa" di omerica memoria, e assumevano nei toni e nelle pose la figura di quegli eroi che le pitture vascolari dell'età Classica ci hanno tramandato.
I più gretti, dal canto loro, una volta usciti dalla sala si limitavano ad esternare un'innarrestabile impulso a fracassare a mani nude la prima cosa che capitasse loro sottomano. Fosse essa un cranio, un tavolo, un'automobile, una legione di orchi, una città o un segnale di divieto di sosta. O anche solo il biglietto del cinema, la cui distruzione è decisamente meno appagante di quella dell'oggettistica di cui poco sopra, ma sicuramente più accessibile per tutta una serie di svariati motivi.
Io, in ogni caso, lo ammetto: le ho provate entrambe. Contemporaneamente. Sarà perchè forse non solo in medio stat virtus, sed ego quoque.
Ok, so già cosa molti di voi stanno pensando. Soprattutto i "Ghezzisti". Se si fosse trattato dell'ennesimo capitolo di Rambo, Rocky o Terminator, avrei giustificato anche io questo ignoto impulso come il becero senso di autocompiacimento da compensazione che i sessualmente insicuri ricavano da simili spudorati sfoggi di machismo. Ma questa volta no. Perchè dietro questa pellicola c'è qualcosa di più. Qualcosa su cui mi sono arrovellato notti in tere, in cerca di un'identità da assegnargli. Poi ho capito.
300 non è altro che il più riuscito tra gli spot della Red Bull.
E ora datemi torto, se vi riesce.
Ps un breve spazio pubblicitario: quando sono andato a vedere il film al cinema, ero in compagnia del mio caro amico Fabrizio, quello del blog intitolato The Just Choice. Lo trovate nell'elenco dei link. Fine

8 commenti:

Fabruzum ha detto...

Ma che bello, anche tu nel grande mondo dei blog, proprio oggi che mi è tornata l'ispirazione per riprendere a scrivere, dopo troppo tempo in cui non riuscivo a buttare giù nulla.
Guarda, nemmeno io ho scritto qualcosa su 300 e nemmeno lo farò... mi piace come film, punto.
Comunque, ti ho appena messo tra i links al mio blog, che tra poco riprenderà i suoi consueti interventi, tempo a disposizione permettendo.
Byez

Ale84 ha detto...

Comunque neanche 300 è carente come zinne al vento, solo la ragazza ubriaca dell'oracolo era un po' carente in tette (come dimensioni, non come tempo di esposizione)...

Pautasio ha detto...

Ale, sei una fucina di verità. Del resto 300 è anche l'unico non-porno movie che mostri un amplesso con cotanti dettagli.

ale84 ha detto...

D'altronde si può anche capire come mai Efialte (il gobbo) abbia tradito sparta dopo essere stato nell'harem di Serse (non Cosmi): se le più belle donne spartane erano come quella dell'oracolo, non voglio sapere quanto piatte erano le altre... e si capisce chiaramente che il tradimento sia stato causato da donne con seni di dimendioni maggiori...

ale84 ha detto...

non dimendioni, ma dimensioni...
susate gli errori di battitura

Louis ha detto...

No, sono imperdonabili *faccina*

Ah, ho aperto una mailing list sul capezzolo ce traballa della regina di Sparta. Vi unite?

Kjn_Wds ha detto...

mi sono arrovellato notti in tere


e si vede che avevi sonno :D

cmq notevole come spot, invero.
*sorseggia una red bull con un piatto di nardolone al gratin davanti*

Pautasio ha detto...

Caspita, quando si dice "Dislessia portami via". Sì, evidentemente quando ho scritto il post NON ero sotto effetto di Red Bull.
Spero in ogni caso che questo refuso molto fuso e poco re non ti dissuada dal tornare a farmi visita in futuro, a commentare le mie riflessioni.
Ti aspetto con ansia