domenica 16 dicembre 2012

Del perché gli hobbit mi fanno schifo



Cominciamo con il dire che gli hobbit sono imbelli cazzoni brutti, bassi, pelosi e sudici. Sì, anche sudici, perché girano scalzi nella mota e abitano malsani tuguri scavati nel sottosuolo nei quali, non avendo gli hobbit le elevate conoscenze ingegneristiche dei nani, probabilmente le feci vengono accumulate tutte sul fondo della parete meno esposta al sole, assieme alle salme dei defunti (e, almeno fino a quando qualcuno non avrà le prove per confutare la mia tesi, sappiate che è questo ciò che fanno gli hobbit delle proprie deiezioni e dei resti mortali dei propri cari).

Nella Terra di Mezzo gli hobbit occupano il gradino più basso nella scala evolutiva, ancora più in basso degli orchetti. I quali uccidono, depredano e razziano perché anelano al caos, mentre gli hobbit non anelano una beata mazza se non vivere pasciuti e ubriachi alle spalle di tutte le altre razze che invece lottano quotidianamente per difendere quello in cui credono. 

Gli hobbit, in sostanza, sono più inutili degli ausiliari del traffico in un villaggio Amish. 

Nel fantasy gli hobbit ricoprono il ruolo che in alcune pellicole pornografiche con trama è riservato a certi sessantenni pingui e col pene piccolo che durante l'atto sessuale tra l'attore e l'attrice principali se ne restano in un angolo della scena a masturbarsi con inusitato vigore, sudando esageratamente con occhi lubrici e pose imbarazzanti (persino per degli intellettuali come gli spettatori dei porno), per poi accorrere nel momento del climax per contribuire alla consueta lordatura finale della protagonista. La quale, comprensibilmente, fatica a celare un'espressione tra l'inorridito e il derisorio. Oltre all'utilità del tutto marginale, dunque, entrambe le categorie condividono la stessa capacità di farti passare la voglia di vedere come va a finire il film.

Nonostante esistano donne hobbit, le famiglie sono per lo più composte da fratelli, nipoti e zii, tipo Paperopoli. Si riproducono, sì, ma sempre rimpiangendo la fortuna delle amebe che possono evitarsi questa gran scocciatura. Perché mentre un elfo per amore sarebbe disposto a rinunciare alla propria immortalità, un hobbit particolarmente in vena di smancerie al massimo rinuncia a vendere la propria sorella a dei carovanieri di passaggio, o si trattiene dal rubare l'ultimo pasto di un moribondo.

Per tentare di farci abituare a questi esseri orrendi, Tolkien ha adottato lo stesso stratagemma che Canale 5 avrebbe poi ripreso anni dopo nei confronti di Barbara D'Urso: siccome nessun essere umano sano di mente guarderebbe mai un suo programma se ci fosse un'alternativa qualsiasi, ivi compresi documentari in lingua originale sull'elicicoltura in Cecoslovacchia, le hanno ceduto in blocco ogni spazio televisivo a disposizione, in maniera da non lasciare scampo al telespettatore. O al lettore, nel caso di Tolkien.

Parliamoci chiaro: se a trovare l'Anello fosse stato un nano, e non un hobbit incline al rachitismo e alla schizofrenia come Gollum, Il Signore degli Anelli sarebbe stato un gradevole romanzetto di 140 pagine di cui due di azione (quelle in cui i nani fanno un culo così a Sauron vilipendendo i suoi poveri resti con una gara a chi piscia più lontano) e 138 di barzellette sconce ed edificanti aneddoti di guerra, massacri e mineralogia. E tante illustrazioni zeppe di rune, ovviamente.

Invece l'Unico Anello è passato nelle mani di un hobbit dopo l'altro, e sappiamo tutti com'e andata a finire.

Un hobbit non ha ideali, non ha ambizioni, non ha prospettive, non ha fede. Un hobbit vive esclusivamente per usurpare con le proprie maleodoranti natiche le terre da pascolo che altrimenti spetterebbero ai cavalli dei fieri Rohirrim. Vive per ingozzarsi fino a scoppiare, per rintronarsi il cervello di erba come un fattone dei giardinetti ma senza i bonghi, e per bere birra sino a rotolare sotto il tavolo in balia del proprio stesso vomito.

Ma attenzione: dopo aver raggiunto il fondo del proprio boccale un hobbit non rutta mai, perché questo lo renderebbe simpatico e gioviale, e quindi sarebbe un nano. Inoltre, se fosse un nano, sarebbe anche in infaticabile minatore nonché un eccellente scalpellino, oltre che un formidabile guerriero.

Invece un hobbit riuscirebbe a far somigliare a un sergente dei Royal Marines anche un obiettore di coscienza con le infradito e la maglietta di Emergency. Al massimo, ma solo se messo alle strette, un hobbit è in grado di sfoderare Pungolo, una specie di spatola da foie gras con un nomignolo decisamente più adatto a un pene che a una spada.

Un hobbit non suscita ammirazione come un elfo. Un hobbit non fa paura come un orco. Un hobbit non provoca immedesimazione come un umano. Un hobbit non ispira simpatia come un nano. Un hobbit non incute soggezione come un mago. Un hobbit non riesce nemmeno a farti esclamare: «E lui che cazzo c'entra?» come Tom Bombadil. Un hobbit, specie dopo un'attenta e puntuale disamina come quella di cui sopra, suscita esclusivamente conati morali. E talvolta anche quelli veri.

Ecco perché odio profondamente gli hobbit.



8 commenti:

Nebo ha detto...

Sai che tra i mille sifetti m'era sfuggito questo? È vero che gli hobbit non hanno uno scopo. Cazzo, è una cosa fondamentale e manco l'ho vista.

Alessandro ha detto...

Tratti gli hobbit come se fossero dei giovani fancazzisti dei centri sociali, ma senza cani e rasta, con la differenza che agli hobbit non è mai fregato una beneamata mazza di far bordello con manifestazioni in città, propagandare l'erba libera, gridare NO-qualcosa a qualunque opera pubblica, soprattutto quando non li riguarda e provocare scontri e violenze a ogni sorta di manifestazione... Questi fumano erba, si sfondano di birra e mangiano come se non ci fosse un domani (ci credo, con tutta l'erba-pipa che si fumano) e sono fatti come pigne, però non sfondano né coglioni né vetrine...
Quasi quasi li preferisco ai fattoni dei centri sociali...

Il Mango ha detto...

ha ha ha dopo la lettura li odio ancora piu' di prima.

Anonimo ha detto...

Purtroppo non è strettamente come dici tu. Anche se é appassionata la motivazione del tuo odio viscerale e mi ha fatto ridere di gusto. Ma cosí facendo ti metti fuori dalla prospettiva di Tolkien. Nel senso che si, gli Hobbit non hanno alcun pregio, cioè il loro unico pregio è essere inutili e imbelli come delle piante. Il punto é che Tolkien, nella sua concezione del mondo mette questi omuncoli che sostanzialmente non vivono ma sussistono, alla base di tutte le cose positive e soprattutto in perfetta armonia con il mondo intorno a loro. Gli Hobbit sono il massimo della positività proprio in quanto incapaci di modificare la Natura e il mondo circostante, in quanto manca a loro qualunque "pungolo morale" a farlo. I nani scavano nelle viscere della terra interessati guidati dalla loro avidità. Gli umani sono capaci di grandi slanci morali ma sono inaffidabili e corrotti dalla brama di potere (le parole del Re Elfo Elrond nel Lord of the Rings). I maghi e gli Elfi sarebbero esseri superiori, ma destinati alla scomparsa. Quindi gli Hobbit. È la concezione del mondo e delle cose di JRR Tolkien, la contrapposizione tra Natura e Industria, la quale mette gli Hobbit in primo piano e non le loro particolari qualità (praticamente assenti). Che non è propriamente il metodo "Barbara D'Urso". Poi ovviamente puoi odiarli comunque come Boromir... ma farai la fine di Boromir. Questo ti direbbe Tolkien, il quale probabilmente starebbe in un pub a sfondarsi di birra e a fumare nella tristezza assoluta che viene dall'impossibilità di essere un Elfo o di poterlo diventare... Maurizio R.

Persiko ha detto...

Non sottovalutare che quando è stato necessario gli Hobbit hanno fatto il culo a Saruman ed i suoi sgherri che sfruttavano e inquinavano la contea.

Pautasio ha detto...

Maurizio e Persiko, apprezzo la disamina certamente più seria e circostanziata della mia (volutamente parossistica e casinista), ma nonostante questo per me gli hobbit restano una crasi fantasy tra gli attivisti di Greenpeace e le streghe di Wicca, che si fanno sempre togliere le castagne dal fuoco dagli altri per mantenere il proprio status quo di privilegiati fricchettoni ;)
Scusate tanto, ma gli Hobbit mi sembrano quegli animalisti estremisti che se la prendono con le aziende farmaceutiche e la ricerca scientifica, ma quando gli si ammala il cane spendono migliaia di euro in pillole e terapie, e quando stanno male corrono in ospedale, perché mica si fanno gli infusi coi fiori di bach...

Anonimo ha detto...

Quale sfoggio di cultura pornocinematografica! In realtà questo non era realmente un vero post sugli Hobbit, sta indicando una direzione ma ci stiamo fermando a guardare il dito..
Forse però Tolkien voleva anche accennare al fatto che anche gli esseri più inutili a volte sono in grado di salvare le sorti del mondo..
Sì, Tolkien scrive del Candido di Voltaire e tu scrivi della nuova Justine del Sade, non vi troverete mai d'accordo, ma entrambi hanno il loro perché..
Buona giornata Senatore!

Andrea D'Angelo ha detto...

Quale sfoggio di cultura pornocinematografica! Non fatevi ingannare, questo non era un post sugli Hobbit: lui ci indica la direzione ma voi vi fermate a guardare il dito! :D

Tolkien magari voleva far sperare che anche una creatura inutile come l'Hobbit poteva riuscire a cambiare le sorti del mondo, una visione che ha un degno parallelo solo pensando a te come al Sade che scrive della nuova Justine e gli viene proposto da leggere il Candido di Voltaire..
Eppure entrambi hanno il loro perché...
Buona giornata Senatore,
mut