venerdì 23 novembre 2012

Galeotto fu il bonobo dall'ano fischierino



Una vita intera a difendere l'ambiente. Ad arrampicarti sulle sequoie. A incatenarti ai cancelli delle discariche. A liberare nutrie. A sdraiarti sui binari dove corre fischiando il treno dei veleni. Rinunci alla ceretta per solidarizzare con l'Amazzonia. Ti iscrivi a kickboxing per somigliare al panda. Ti nutri di rugiada e delle incrostazioni di salnitro che fioriscono sui muri della cantina per non interferire con l'ecosistema sofferente.

Sei un'eroina verde fiera e implacabile che neanche Poison Ivy in quei giorni lì. 

Poi un giorno arriva lui.

Al sit-in di Piccadilly per la salvaguardia del bonobo dall'ano fischierino che hai organizzato con le tue amiche del circolo "We love bush" (ma scritto minuscolo, capisciammé) incroci lo sguardo di quel semidio coi dreadlocks che sembra avere occhi solo per te.

Bello come il sole e libero come l'aria, ma lercio e stazzonato al punto giusto da rendere credibile l'incredibile avventura che ti racconta di aver appena vissuto nell'esotica Birmania, da dove ha appena fatto ritorno dopo aver dato alle fiamme i campi coltivati dai quei crudeli contadini che rubano la foresta alle bertucce dislessiche per coltivare del riso di merda e sfamare i loro mocciosi del cazzo. 'Sti negri.

È subito amore. Travolta da un'insolito destino nel grigio asfalto di Birmingham ti concedi a lui come le foglie del ficus ad un temporale estivo. Capisci che è l'uomo della tua vita quando ti aiuta a riscoprire il significato ancestrale del bird watching e ti introduce alla coltivazione ecosostenibile del tronchetto della felicità. Condividi con lui i tuoi sogni, le tue speranze, il tuo passato e le tue battaglie, il tuo desiderio di un mondo più verde dove la foresta pluviale possa prosperare indisturbata senza tutti quei sottosviluppati dell'Africa subsahariana in mezzo ai coglioni sempre lì a chiedere pane e medicine a noialtri che ci battiamo per cose serie. Tipo i millepiedi costretti a ballare la rumba nei circhi delle pulci.

Lui è l'uomo della tua vita. E non come quel tipo ai tempi del liceo che credevi ti amasse davvero perché avevate visto insieme il sorgere del sole e il fondo di una bottiglia di rum sottomarca, e poi il giorno dopo quando se n'era andato perché c'era l'Arsenal in tv avevi deciso che con gli uomini basta per sempre. Lui è diverso da tutti gli altri.

Decidi anche di presentarlo ai tuoi. Quei due cari vecchietti talmente detonati dall'LSD che si sono allegramente scofanati ai tempi del '68 che quando li vai a trovare ti servono il tè nello stesso bicchiere in cui tengono a mollo la dentiera la notte. E a volte la dentiera la trovi ancora lì, proprio sotto il filtro dell'Earl Grey. «Mamma, papà, questo è XXXXX, e noi ci amiamo» fai tu, entusiasta. «Neoprene bitartrato God save the Queen and her fascist regime uàcciu-uariuà» rispondono loro, ancora un po' confusi. Quindi ti chiedono se gradisci del tè. Gentilmente declini, gli occhi traboccanti d'amore. Comunque va tutto a meraviglia. Lui adora loro e loro stravedono per lui. Tutto va a meraviglia, sembra un sogno che diventa realtà.

Il tuo essere donna libera, emancipata e razionalista, però, fa sì che tu non sia certo una di quelle che credono a qualunque fanfaluca. Tantomeno alle favole stile Uoldìsnei. Tipo quelle secondo cui le scie chimiche sarebbero SOLO scie di condensa lasciate dagli aerei in alta quota, o quell'altra secondo cui il cancro al pancreas NON sarebbe curabile con l'ayurveda. Tzè. Tu hai bisogno di prove inconfutabili. Anche nel campo dell'ammore.

Per cui decidi di mettere alla prova il tuo lui. Il suo attaccamento alla causa DEVE essere più forte di quello verso di te, altrimenti sai che non potrai mai trascorrere al suo fianco il resto dei tuoi giorni senza sentirti tradita come donna, come femminista e come figlia della Madre Terra. E allora gli chiedi la prova d'amore definitiva: se davvero ti ama, il giorno del vostro primo anniversario insieme dovrà rinunciare al romantico tête-à-tête in quel ristorantino macrobiotico che vi piace tanto per venire invece con te e le tue amiche del circolo "We love bush" (sempre scritto minuscolo) a liberare i cagnolini patapuffolosi tenuti prigionieri dal laboratorio farmaceutico. Non potete permettere che dai che ti dai alla fine trovino DAVVERO una cura per la distrofia muscolare, eccheccazzo!

Lui accetta senza nemmeno pensarci due volte, con un entusiasmo e una sicumera tali da far impallidire persino il tuo curriculum decennale di ambientalismo militante. Nottetempo, partite, di nero incappucciati, armati di tronchesi e piedi di porco. Liberté, fraternité, egalité pour les cagnoléns, ou la mort! 

È allora che succede l'impensabile. Dietro le sbarre del lager canino non trovate torme di uggiolanti beagles in cerca di coccole e libertà, ma un plotone di bobbies in assetto antisommossa che prima mettono le manette a te (non senza prima averti allegramente manganellato gli stinchi per un buon quarto d'ora con quel tipico sense of humour così british che li rende così irresistibilmente adorabili), e poi si rivolgono al tuo lui chiamandolo «Sir» e facendogli il saluto.

E la tua storia d'amore e militanza finisce tragicamente con un post su TgCom




6 commenti:

Nebo ha detto...

Una storia meravigliosa.

Freeman ha detto...

Il miglior articolo che leggo da tempo! Ah ah, chissà a cosa pensava l’agente segreto mentre si sciroppava le solfe sulla CO2?? Secondo me la trombava per farla tacere un po’…

Alessandro ha detto...

Comunque leggendo l'articolo di tgcom linkato sono rimasto basito: anni di film di James Bond non sono serviti a niente, se ci si scandalizza per relazioni intrattenute da agenti sotto copertura con gli indagati allo scopo di beccarli...
E comunque dopo aver apprezzato il suo manganello non aveva nessun diritto di disprezzare le manganellate...

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