venerdì 27 agosto 2010

Infornare per resistere


Il est fou. Il est bizarre. Già. Nell'era post-bloggeriana dei social network siamo sempre più martellati DA pittoreschi indivudui o congreghe che, animati dalla sacra facie del giornalismo d'inchiesta, smaniano per informare le masse su tutto ciò che il regime tiranno e oscurantista vorrebbe impedire loro di apprendere. Eppure è ben strano che, quelle stesse masse schiavizzate assetate di informazione che suggono la preziosa conoscenza dalle penne mai dome di queste improvvisate gole profonde siano le stesse che, davanti ad un edicola, si limitano a sorseggiare di malavoglia l'almanacco del sudoku.

Bramiamo smaniosamente la libera informazione ma in realtà non sappiamo che farcene, anzi, ci fa anche un po' schifo. Altrimenti, se così non fosse, ci basterebbe leggere più giornali. Sì, perché se per informazione libera si intende la possibilità di conoscere ed essere aggiornati su ciò che accade, signori miei, allora siamo ampiamente serviti, e i canali sono così numerosi che c'è solo l'imbarazzo della scelta. Pensate, possiamo addirittura ammirare il panorama con le lenti colorate della sfumatura che preferiamo, se i prati sempre verdi e i cieli sempre azzurri ci vengono a noia. Ma se invece per informazione libera si intendono "Tutte le notizie così come l'ascoltatore di turno vorrebbe sentirsele raccontare, e non ha mai osato chiederle", beh, qui c'è un problema di fondo. Per lo meno a livello di significato.

Così come è c'è un problema di fondo, di nuovo, quando gli stessi che lamentano di essere tenuti all'oscuro di tutto da parte del mondo dell'informazione ufficiale poi non comprano un giornale nemmeno sotto la minaccia di una pistola spianata. Sfido io. E' un po' come la barzelletta del padre di famiglia napoletano sul lastrico che ogni mattina prega San Gennaro perché gli faccia vincere un terno al lotto, sino al giorno in cui il santo, esasperato, sbotta: "Ia', 'uagliò, e va 'bbuono, però ggiocace almeno 'na vota a 'sto lotto!".

Ultimo esempio, ma solo in ordine di tempo, la sfilza di presunti scoop del sito web Wikileaks, salito alla ribalta delle cronache semplicemente per aver raccontato tutte in una volta le notizie che, per sei o sette anni, giorno dopo giorno, gran parte dell'opinione pubblica si era semplicemente rifiutata di ascoltare, per disinteresse o per ignavia, dai canali di informazione ufficiali. Che, se ci pensate bene, è come se un ex studente svogliato e bigione, leggendo anni dopo il liceo un bel libro sulla Storia del Risorgimento, se ne uscisse con un: "Ehi, ma queste cose non me le aveva mai raccontate nessuno!". Ma sempre sulla stessa lunghezza d'onda, tanto per intendersi, viaggiano anche le cosiddette "rivelazioni" contenute nei sedicenti romanzi dell'autore americano Dan Brawn, forse tra i più abili minipimer di ovvietà che l'umanità abbia mai avuto il privilegio di conoscere.

E allora, specie nel Paese in cui meglio che in qualunque altra parte del mondo ci si rifiuta di leggere i giornali e poi si accusano i giornalisti (ma solo quelli veri) di non fare il loro mestiere, ecco fiorire come i bucaneve a marzo gruppi e gruppuscoli di agguerrite parodie della premiata ditta Woodward & Bernstein, che spopolano rivelando come esoteriche verità notizie vecchie come l'asse del cesso, oppure "pompate" a suon di steroidei dati fasulli per renderle più scandalose (ergo più appetibili) per le orecchie di chi solitamente disdegna cibarsi la semplice realtà dei fatti senza condimento e spezie, o ancora semplicemente inventate, con l'idea che la libertà di informazione sia un lasciapassare sufficiente e necessario ad interpretare il vero ad uso e consumo dello scrivente.

Infornare per resistere, dunque. E buon appetito a tutti.

giovedì 13 maggio 2010

Le ricette di suor Dina Zione - Frittatona alla Boia Vigliacca



Ingredienti per due persone affamate e senza scrupoli:

- 7/8 uova intere
- salame piccante o salsiccia napoletana a piacere (ricordate che tanto, prima o poi, la morte arriva per tutti, e non è nemmeno detto che i Maya avessero poi tutti i torti. Quindi, in fondo, che ve ne frega?)
- una presa di sale
- una ferma presa di posizione contro le dottrine Herbalife
- cipolla
- peperoncino

Tagliate il salame a cubetti, badando bene di non affettare nel contempo anche le vostre falangette. La loro inattesa presenza, infatti, oltre a condizionare il sapore del manicaretto, potrebbe inficiare sulla vostra capacità di seguitare nella sua corretta preparazione. Sottoponete allo stesso trattamento anche la cipolla. Non badate alla lacrimazione copiosa, a meno che questa sia dovuta all'incauta cesura delle vostre dita.

In una capiente scodella, procedete a rompere le uova, evitando possibilmente di rompere anche le palle. Accertatevi preventivamente della loro identità: se sono tozze, dal colorito verde-bruno, l'odore vagamente dolciastro, il guscio insolitamente morbido e coperto da leggera peluria, desistete: sono kiwi.

Con l'ausilio di una forchetta, un cucchiaio, un eripice, un protodeionizzatore quantico ad impulsi gamma/b negativi o un segretario provinciale del Partito Umanista, rompete i tuorli e mescolateli agli albumi fino ad ottenere un'amalgama uniforme. Nel caso i vostri albumi siano incompleti, chiedete le figurine mancanti a: Panini Spa, Viale Emilio Po, 380 - 41126 Modena, Italia, allegando il corrispettivo in francobolli. Salate a piacere.

In una padella dalle dimensioni sconcertanti, fate soffriggere salame e cipolla, spruzzando di tanto in tanto il tutto con un dito d'acqua per evitare che i dadini si attacchino alla padella, ma soprattutto per creare quei simpatici effetti fumogeni che fanno tanto Blade Runner e divertono molto i bambini. E anche voi, diciamocelo.

Quando ritenete che la temperatura della padella sia alta quanto basta (potete sincerarvi voi stessi del livello appoggiando forzosamente la mano di un passante - e in cucina chi non ne ha? - su di essa, sapendo che il livello di decibel dell'ululato belluino che ne conseguirà è direttamente proporzionale alla gradazione in Celsius), versate il preparato oviparo di cui sopra.

Lasciate che la superficie ribollente cessi di somigliare alle temibili Paludi di Mordor e si solidifichi, dopodiché provvedete a rivoltare la frittata per consentirle di raggiungere una cottura uniforme e scongiurare inopportune bruciature, brutte a vedersi e, sovente, anche letali a mangiarsi. Se siete donne, l'operazione in questione non dovrebbe risultarvi complessa. In caso di difficoltà, immaginate una conversazione standard con il vostro partner e vi sovverrà immantinente una scappatoia con la quale cavarvi d'impiccio.

A cottura ultimata (se la frittata comincia a fiammeggiare emanando afrori simili a quelli di un termovalorizzatore, lampeggiando al pari di una manifestazione satanica di livello 6, significa che la cottura era già ultimata vagamente circa suppergiù due ore e trenta minuti prima. In tal caso è opportuno ripetere l'intera operazione dall'inizio, magari consultando con più attenzione l'orologio. E l'esorcista) servire su piatto piano e ampio. Si raccomanda di non servire su piano ampio e piatto, o Giovanni Allevi potrebbe seriamente aversene a male e non rivolgervi più il saluto.

Cospargete di peperoncino a piacere, ricordandovi che, però, il mattino successivo una forma di minzione più o meno copiosa avrà comunque luogo, e allora sarà poi troppo tardi per rammaricarsi di eventuali eccessive liberalità, e non dite che non vi avevo avvisati.

Accompagnate con abbondante birra gelata e ad alta gradazione. Rutti bitonali da portuale possono essere un'adeguato accompagnamento sonoro, specialmente se in mancanza di Brandeburghesi in cuffia, tuttavia se ne sconsiglia l'elargizione in caso il desinare venga servito in occasione di una conviviale del Rotary.

Buon appetito!

giovedì 1 aprile 2010

Il rosso perde il seggio ma non il vizio